Pubblicazione
11 Dicembre 2004
Faint
Transilvania, Milano (11 Dicembre 2004)
L band di Omaha è, essenzialmente, un live act; ogni aspetto della loro produzione artistica, da quello grafico a quello prettamente musicale, è finalizzato alla performance sul palco.
Nel corso delle recenti interviste in promozione di
Wet From Birth,i Faint non hanno mai fatto mistero del fine ultimo della loro musica –
e dell’estetica synth pop su cui essa si fonda: avere uno spettacolo
dal vivo il più divertente e meno noioso possibile.
Ogni dubbio
circa queste affermazioni - eccessiva frivolezza? pretenziosità
mascherata da ingenuità? - è destinato a dissolversi una volta
assistito a un loro concerto: come ampiamente dimostrato lo scorso 11
Dicembre al Transilvania di Milano, la band di Omaha è, essenzialmente,
un live act; ogni aspetto della loro produzione artistica, da quello
grafico a quello prettamente musicale, è finalizzato alla performance
sul palco.
Va infatti detto che quello offerto dai Faint in questo tour mondiale
(che dagli Stati Uniti li porterà attraverso l’Europa fino in Giappone)
non è un semplice concerto, ma un vero e proprio show multimediale
basato tanto sull’elemento musicale quanto su quello visuale, in cui
video proiettati alle spalle della band - concepiti dal team grafico a
cui fa capo il chitarrista
Dapose - sono un perfetto commento/complemento ai singoli brani della scaletta.
Così, persi tra grooves, strobo e la caratteristica nebbiolina presente
ai concerti, non si può che darla vinta ai Faint: brani tratti
dall’ultimo disco come
Birth (ossessivo ed oscuro incipit della serata, con Dapose e i suoi riff death metal sugli scudi),
I Disappear (potenziale hit wave melodica),
Erection (accompagnata da un significativo video in cui, tra simboli fallici, emergono le Twin Towers) e
Desperate Guys(ricca di pulsioni campionate) finiscono per acquistare sul palco un
senso che su disco si stenta a trovare; i cinque musicisti spaziano con
estrema sicurezza nel loro repertorio - privilegiando comunque il
materiale da
Wet From Birth e
Danse Macabre, più qualche concessione a
Blank Wave Arcade-, mostrando di poter contare ormai su uno stile consolidato e
riconoscibile, che permette loro perfino di avventurarsi in un’inattesa
- e nobilitante – riproposizione di
Psycho Killer dei
Talking Heads.
A quello della musica (di per sé eseguita senza sbavature) e dei beat
(sempre più tendenti verso la techno) va inoltre aggiunto il valore di
una presenza scenica che, conforme all’estetica kitch che il gruppo
persegue (come altro chiamereste quella fusione tra informalità indie e
pose gothic-metal?), riesce a coinvolgere il pubblico: i ragazzi sono i
primi a divertirsi di ciò che suonano, anche se spesso, dal loro piglio
estremamente convinto, sembrano prendersi un po’ troppo sul serio.
Stando all’obbiettivo che si erano prefissi, lo spettacolo dei Faint è
un pieno successo (nel suo genere, s’intende): alla luce di ciò,
diventa lecito chiedersi se, adeguatamente supportati, questi strani -
ma divertenti - ragazzi possano realmente aspirare ad un pubblico più
ampio di quello indie… Finora, una cosa è certa: molto meglio dal vivo
che su disco.