Assolutamente. Entrambi sono stati concepiti e registrati insieme, a partire dai primi mesi del 2005. Ad esser precisi, Bitter Tea doveva uscire per primo, poi le cose si sono evolute diversamente, con il coinvolgimento della nonna per Rehearsing e lo sviluppo di quel progetto. Si può comunque dire che entrambi vengono dallo stesso posto: ci sono delle cose in Bitter Tea che originariamente facevano parte del concept di Rehearsing; ad esempio I’m In No Mood, quando dice “I was so drunk last night, I didn’t even undress for bed”
era una delle storie/situazioni che vedevano protagonista nostra nonna.
Più in generale, i due dischi sono legati concettualmente: se Rehearsing è il disco della nonna, Bitter Teaè il disco della nipote.
Il primo espone il punto di vista di una donna anziana, che ricorda il tempo della sua giovinezza in un misto di realtà e finzione; il secondo quello di una giovane ragazza alle prese con i suoi sentimenti. Non è un caso se nell’ultimo disco Eleanor ha un ruolo predominante, e se quelle di Bitter Tea sono in maggioranza canzoni d’amore, anche se non vissute in una prospettiva personale o biografica, ma il più possibile universale.
Quand’ero ragazzo, ricordo degli amici più grandi di noi che amavano quel film perché lo trovavano così camp, così fuori... io invece lo odiavo! Musicalmente è così diverso rispetto al Tommyoriginale, non solo per via dei guest singer, ma anche perché Pete
Townsend ha riscritto e reinterpretato quasi tutto il materiale. E ci
sono quei synth, così datati… Sai cosa? Per me l’aggettivo “datato” non
ha un’accezione negativa, poiché ti riporta a un contesto specifico, un
preciso luogo e un preciso momento.
Col passare del tempo, ho trovato quella colonna sonora una grande fonte di ispirazione, anche se non è affatto rock, e questo soprattutto perché cambia radicalmente la prospettiva rispetto al disco originale. Tornando al discorso che facevo prima rispetto a Rehearsing My Choir, vogliamo che la nostra musica anzitutto racconti storie. Tommy in fondo è un disco affrontato dal punto di vista di un giovane ragazzo; mi piace pensare che il nostro Bitter Tea faccia lo stesso, in versione femminile.
Le cose dei Devo cantate al femminile e i Black Sabbath, per le parti di voce – e non solo - al contrario che si sentono un po’in tutto il disco.
Sì non solo: anche Tomorrow Never Knows, hai presente? È tutto partito da lì. E’ da quand’ero ragazzo che questo tipo di cose mi affascina enormemente. In generale, i collage sonori.
Sì, certo anche Zappa, però se ascolti oggi un disco di Zappa ti rendi conto quanto certe cose che ha fatto oggi suonino vecchie… questo non è necessariamente un difetto, come dicevo sopra, ma può essere un limite per certi versi. E per Zappa, purtroppo, lo è.
Sì, per Rehearsingin realtà ci sono delle immagini che abbiamo raccolto, che ricostruiscono la storia di nostra nonna, le prove del coro, i luoghi della sua giovinezza etc. Non si può esattamente definire un film, né tantomeno abbiamo pensato al teatro. Quello che realmente ci interessa è la capacità di per sé che può avere un disco nel raccontare una storia, nel rappresentare un immaginario, vedi un po’quello che ti ho detto riguardo Tommy… il resto può essere un’aggiunta, comunque.
Sì, assolutamente. Per Bitter Teaabbiamo molto lavorato sui suoni di batteria, volevamo un suono molto seventies, un po’ alla Bonham. La batteria in questo disco è importantissima, riesce a caratterizzare i brani molto di più rispetto a Rehearsing. Sul ruolo di Eleanor ti ho già accennato: ha anche suonato la batteria in qualche brano ed è stata grande. In generale, il disco è stato scritto quasi tutto sulla tastiera, esplorazioni di accordi in minore.
Sì, ho studiato contrabbasso. Ma non scrivo la mia musica, ci vuole troppo tempo: quando entriamo in studio ci concentriamo subito sull’esecuzione, sul lavoro sui suoni. Però mi piace, non escludo di farlo in futuro. In fondo nel rock non sono molti a scrivere la loro musica, di solito lo si fa in funzione di arrangiamenti vasti o di grandi produzioni. Noi siamo e continuiamo a considerarci una piccola band…
Sicuramente gli album. I singoli servono al circuito delle radio. In America comunque non passerebbero la nostra musica alla radio, siamo una piccola band, come ti dicevo…
Sì, in quel caso abbiamo cercato di rendere le canzoni il più catchy possibile. Con Tropical Ice Land,per esempio, abbiamo preso un brano vecchio e abbiamo cercato di provare elementi che lo rendessero il più catchy e interessante possibile.Le canzoni in sé comunque possono essere una bella sfida, se intese come contenitori musicali.
In coda all’edizione europea del disco ci sono due bonus tracks: una versione alternative di Benton Harbor Blues e una take di Nevers in cui le parti vocali sono realmente cantate e non create col cut-up. Stiamo anche pensando a dei video… vedremo.
Beh, il nostro fine in studio è anzitutto quello di creare qualcosa di sorprendente. Qualcosa che sia una sorpresa anche per noi che suoniamo e componiamo. Per questo ci piace cimentarci sempre in nuove sfide. E in questo senso, quando dal vivo presentiamo nuove versioni dei brani, lo spettatore può paragonarle a quelle del disco. Criticarle in maniera positiva. Sì, vista in questa prospettiva la nostra musica è proprio come un organismo vivente.
Esatto. Chi viene ai concerti può relazionarsi sempre in maniera diversa alle nostre canzoni, paragonando le versioni differenti. E’ una cosa che mi è sempre piaciuta fare, anche da ascoltatore.
Esagerata.
Nessun nuovo gruppo, a dire il vero. La musica che ascoltiamo io ed Eleanor si ferma più o meno al 1982, non abbiamo approfondito quasi niente a partire dai Black Flag in poi. Abbiamo esclusivamente rapporti di amicizia, lavoro e stima con i gruppi con cui andiamo in tour, ma il nostro territorio musicale è diverso. Ci sono dei gruppi che amiamo ancora, ma non sono quelli di una volta. Diciamo che il nostro decennio ideale sono gli anni Settanta.
Non ho ambizioni particolari, a dire il vero. Voglio continuare a fare quello che faccio, ovvero realizzare dischi che suonino soddisfacenti e stimolanti anzitutto per noi, che ci appassionino. Però, se devo essere sincero, un giorno mi piacerebbe lavorare a qualcosa come Thriller di Michael Jackson: quello sì che è un disco ambizioso. Quincy Jones ha fatto delle cose incredibili lì, con i suoni della batteria e tutto il resto (ecco da dove viene il mood di Oh Sweet Woods - da Bitter Tea - ndr.!)
Beh, ci ho lavorato fino a ieri! Usciranno a luglio, credo. Uno sarà basato su una storia (un po’ come Rehearsing), l’altro sarà invece più incentrato su canzoni. Posso anticipare che non ci sarà molto lavoro vocale, e ci saranno alcuni esperimenti con le drum machines. Proverò a fare qualcosa di diverso da ciò che solitamente canto nei FF. In Whistle Rhapsody, per esempio, ho cercato sostanzialmente di fare la mia versione di John Lennon al piano, cercando comunque di restare nel particolare mood del disco.
A maggio faremo delle date in Europa, non sappiamo però ancora se passeremo dalle vostre parti o meno.
Scheda: The Fiery Furnaces
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