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Pubblicazione 24 Agosto 2006

Radiohead, Beck, Deerhoof

Marlay Park, Estero/Altro (24 Agosto 2006)

Mettete insieme uno dei live act più attesi dell’anno – per diversi motivi - con due special guest di tutto rispetto, e ci sarete molto, molto vicini.
Che cosa rende “imperdibile” un evento ? Per esempio, prendete una suggestiva location come il Marlay Park di Dublino (splendida struttura a qualche chilometro oltre la periferia sud della capitale irlandese), mettete insieme uno dei live act più attesi dell’anno – per diversi motivi - con due special guest di tutto rispetto, e ci sarete molto, molto vicini.

Il terzultimo show del tour 2006 dei Radiohead è il proverbiale evento nell’evento: a fare da contorno di lusso a una data per molti versi decisiva, troviamo sul palco altri due act di interesse specifico e tutt’altro che secondario. Se l’amicizia della band di Oxford con Beck è cosa nota da tempo, la vera novità è che Thom Yorke ha perso la testa per i Deerhoof:gli americani sono stati chiamati come supporter per le ultime date europee, una sorta di consacrazione che, considerati i precedenti (Sigur Ròs e Beta Band, rispettivamente di spalla ai Radiohead nel 2000 e nel 2001) e unita alle recenti apparizioni insieme a Wilco, Flaming Lips e Tv On The Radio, non può essere che un buon auspicio. Anche se di recente ha perso per strada Chris Cohen, il gruppo di Satomi Matsuzaki (che per l’occasione sfoggia un basso Hofner di mccartney-ana memoria) è in forma e tra noise, avant e una pregevole, mai banale, attitudine pop esegue mezz’ora di pezzi brevi e tirati (tra cui riconosciamo diversi estratti dall’ultimo disco The Runners Four - Kill Rock Stars, 2005) e, in definitiva, fa il suo spettacolo nonostante gran parte del pubblico, ovviamente, è lì per gli headliner; sia come sia, il bilancio finale è nettamente positivo.

Una festa mobile: ecco cos’è il live di Beck. Pur ricalcando a grosse linee l’happening che ha toccato il nostro Paese lo scorso anno, la formula sul palco dell’artista si conferma estremamente efficace: un vero e proprio spettacolo multimediale tra musica, teatro e avanspettacolo, con la novità di un teatrino di marionette che hanno le fattezze dei musicisti (i soliti fidati, con tanto di percussionista/tastierista ballerino/mimo con movenze sincopate tra hip-hop e David Byrne!) e ne seguono in diretta ogni movimento, per un effetto sinceramente strepitoso. Due schermi ai lati del palco mostrano in alternanza la band e le movenze delle marionette, in un gioco tra finzione e realtà portato fino in fondo fino al pre-finale, con tanto di filmato autoironico (i pupazzi in giro per Dublino, che finiscono per distruggere il camerino dei Radiohead…) che scatena risate e applausi. Tra orsi sul palco (e il paragone con lo show dei Flaming Lips, cui il Nostro ha di recente fatto da spalla in America, scatta automatico), momenti acustici in solitaria (l’intensa Lost Cause da Sea Change, mentre i musicisti sono seduti a un tavolo-banchetto e lo accompagnano con le posate) e altri all’insegna della goliardia più pura, scorre più di un’ora di concerto, durante il quale Beck presenta oltre alle sempre efficaci hits (Loser, Where It’s At, Devil’s Haircut… ) anche tre brani nuovi dall'album in iscuta in ottobre, che non si discostano molto da Guero.

Ma l’attesa, ça va sans dire, è tutta per i titolari della serata. Dopo tre mesi in giro per l’Europa e per l’America, è ora per Yorke e soci di fare il punto della situazione in vista della selezione del materiale per il settimo album (la cui data di pubblicazione resta ignota). Nel corso del tour la band ha presentato ben dodici nuovi brani - più l’illustre ripescaggio di Nude a.k.a Big Ideas, glorioso inedito del post Ok Computer- ; inoltre, un repertorio di circa 50 canzoni, per una scaletta ogni sera diversa in cui passato remoto (tanti i brani tratti dall’ormai lontano The Bends) e recente vengono rimescolati di volta in volta.

L’occasione vuole che al pubblico di Dublino tocchi in sorte una setlist di indubbia efficacia, tant’è che già dall’attacco di Airbagle regole del gioco sono chiare: bando agli azzardi, quella di stasera è una celebrazione, destinata a proseguire poco dopo con National Anthem e My Iron Lung, e più in là con un’inattesa Just e chicche come Climbing Up The Walls e Like Spinning Plates.

“Soltanto” quattro gli inediti eseguiti: oltre alla già citata Nude(che si avvale oggi di un arrangiamento spoglio dalle ascendenze soul, con grande spazio per il vocalismo del frontman), le ballate romantiche Videotape e All I Need (arrangiamenti soft di piano e chitarre, crescendo vocali emotivi), e il wave-rock maleducato di Bangers n' Mash, con una fugace apparizione di Yorke alla batteria e un arrangiamento tra i R.E.M. elettrici, Patti Smith e i Talking Heads. Se dobbiamo sbilanciarci, è lecito aspettarsi un album tendente al pop rock di stampo classico (per quanto “classici” possano suonare i Radiohead), con un uso parsimonioso dell’elettronica e spazio per le canzoni. Una cosa è certa: a Yorke e soci il futuro non fa più paura.

Ciò che però colpisce più di ogni cosa è come, nel tempo, questi musicisti continuano progressivamente a crescere, a cambiare e “invecchiare”: alla verve e all’entusiasmo che aveva reso esplosivi gli show del 2003 (chi vi ha assistito si ricorderà di un Thom Yorke elettrico e gioviale come non mai) si sostituisce una compiaciuta compostezza, arricchita da una certa tensione in fase esecutiva (specie da parte di Jonny Greenwood) che sicuramente non guasta. E insieme ad essi, cambia, cresce e “invecchia” la loro musica. L’esecuzione senza soluzione di continuità di materiale appartenente a diverse fasi della carriera denota senz’altro maturità espressiva, e l’omogeneità negli arrangiamenti – pazienza per qualche piccola stecca e inconveniente tecnico - mostra una band alla costante ricerca di un suono che riesca ad esprimere la loro contemporaneità.

Ed è forse per questo che, come il futuro, anche il passato non fa più paura: vedi il gran finale – sorpresa tra le sorprese - di Creep, non più il fardello di un trascorso troppo ingombrante bensì, vista anche la maturità con cui viene affrontata – tanto da svelare tutte le sue ascendenze walkerianenei melodrammatici crescendo di Yorke -, il coronamento ideale di un’esperienza che dura ormai da 15 anni e, ne siamo certi, ha ancora qualcosa da dire.

Scheda: Radiohead

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