Label rubriche
Pubblicazione 22 Febbraio 2007

Guillemots

Musicdrome, Milano (22 Febbraio 2007)

Peccato per chi non ha assistito ad un’ autentica epifania.

Transilvania Live non molto pieno, e dispiace, per questa unica data italiana dei Guillemots, talentuoso quartetto di base a Londra esploso lo scorso anno (almeno in UK). Nonostante tutto pochi ma buoni, a cantare sotto il palco insieme al frontman e tastierista Fyfe Dangerfield, che non fa nient’altro che catalizzare naturalmente su di sé la maggior parte dell’attenzione. Con spontanea megalomania regge il palco, destreggiandosi tra i suoi strumenti e dando man forte alla band, compresa di sezione fiati, che si scalda sin da subito con Come Away With Me / Through The Windowpane. Fyfe è gran cerimoniere di questa lunga jam, e mostra infatti di divertirsi parecchio; l’esagitato Magrao alla chitarra gli fa degnamente eco, impegnato a trarre suoni il più eccentrici possibile con l’ausilio di trapani e aggeggi vari; dal canto suo, la bellezza esotica della contrabbassista Aristazabal Hawkes completa la scena (il batterista sarà poco visibile per cause logistiche).

Il live procede tra ben note hits accompagnate da un pubblico partecipe; presentano infatti solo alcun i pezzi da Through The Windowpane (il nuovo singolo Annie Let’s Not Wait, l’attesissima Trains To Brazil e l’epica Sao Paulo) e qualcosa dall’EP From The Cliffs (Go Away) , per il resto sono song inedite (il suggestivo tango Sea Out, la teatrale e carnevalesca She’s Evil). La dimensione live ben si sposa con la cifra stilistica del gruppo, tra effetti sonori, lunghe cavalcate soul-funk e folk-rock, pezzi dilatati, che ben figurano nel confronto con le song da studio. Il gruppo si destreggia tra influenze folk à la Dexys Midnight Runnerse Van Morrison, omaggi a un certo soul americano dei ’70 (uno degli inediti cantato in solo da Fyfe era puro Stevie Wonder) e inflessioni che ci hanno ricordato le intense jam piano voce e chitarra alla Waterboys, ma senza la drammaticità, il pathos e la profonda malinconia di quest’ultimi, anzi con autentico e sano divertimento. Alla fine dopo più di un’ora e mezzo di concerto e un bis, Dangerfield riappare in solitaria con una tastierina e ci delizia con un’intensa e commovente Blue Would Still Be Blue quasi a cappella. Peccato per chi non ha assistito ad un’ autentica epifania.

Scheda: Guillemots

copertina pdf #91
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