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Pubblicazione 05 Maggio 2007

Lisa Germano

Spazio211, Torino (05 Maggio 2007)

Un’incursione in un universo di fragilità ed emozioni sottili.
Lisa Germano
Teresa Greco 2007

E’ un peccato che l’atmosfera intima da piccolo club venga rovinata dal brusio continuo del pubblico del sabato sera, che evidentemente è in buona parte presente per l’after-show da discoteca che seguirà. In uno strabordante Spazio 211 fa così la sua comparsa in tarda serata una sorridente Lisa Germano, accompagnata dal bassista Sebastian Steinberg (già nei Soul Coughing). Circondata - letteralmente, visto l’esiguo spazio - da un gruppo di fedelissimi fan delle prime file, Lisa inizia a snocciolare il suo repertorio, eseguito per la maggior parte al piano con brevi incursioni alla chitarra elettrica. La scaletta attinge prevalentemente dagli ultimi due album (Lullaby For Liquid Pig e In The Maybe World, questo quasi per intero), con tante puntate nel passato, in prevalenza 4AD. Ecco allora Small Heads e Beautiful Schizofrenic da Love Circus, If I Think Of Love e It’s A Rainbow dal progetto OP8 (con Giant Sand e Calexico); estratti da Slide all’elettrica che non rendono però, in acustico, giustizia completa ai pezzi, Reptile soprattutto, e l’autocitazione - con Paper Doll - del concept live Seven Worlds Collide di Neil Finn al quale la Nostra aveva partecipato nel 2001 con Steinberg. In questo caso la mancanza di una band e di arrangiamenti consoni non limitano più di tanto la forza di canzoni intense ed empatiche, che reggono bene anche con accompagnamento scarno. Prendono vita così sotto i nostri occhi i fantasmi interiori e le inquietudini della Germano, accompagnati dalla liricità e sincerità che la contraddistingue. E’ uno show nello show guardarla esprimersi ad occhi chiusi in perfetta sintonia con il piano (sia pur traballante, su cui scherzerà per tutta la sera).

Il flusso onirico ininterrotto e la simbiosi totale con la sua musica sono messe però a dura prova dal vocio, tanto che Lisa si interrompe più volte infastidita, in cerca di concentrazione, e invitando al silenzio. D’altra parte lei è in forma e si vede, e non sembrano esserci tracce della depressione che l’aveva accompagnata negli ultimi tempi rendendo i concerti discontinui; unisce come al solito alcune canzoni senza soluzione di continuità l’una nell’altra – come nelle iniziali Nobody’s Playing/The Day con breve citazione da Moon Palacedal primo album - giocando con sottile autoironia, né mancano i commenti tra una song e l’altra, in cui non risparmia più volte le lodi al Michael Gira che l’ha fortemente voluta in Young God. L’avremmo volentieri vista in un contesto più tranquillo, di certo il fine settimana non ha aiutato, e il party time, su cui la Nostra ad un certo punto ha scherzato presentando l’omonimo pezzo da Lullaby, si è rivelato arma a doppio taglio.

Per quasi un’ora e mezza, bis a richiesta compresi – To Dream e We Suck- Lisa lascia così in chi l’ha ascoltata un segno tangibilissimo del suo talento, su cui in ogni caso non si aveva alcun dubbio. Un’incursione in un universo di fragilità ed emozioni sottili.

Scheda: Lisa Germano

copertina pdf #91
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