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Pubblicazione 01 Settembre 2006

Lemonheads

Teste da novanta

Una scheda (incompleta) dedicata ai Lemonheads, gruppo pop punk (ma sotto sotto folk dalle parti del country) famoso-amato-odiato nei Novnata recentemente tornato sulle scene con un album omonimo ...e in una veste più anonima.
icona teen a inizio Novanta
Lemonheads
2000
icona teen a inizio Novanta

"Evan Dando? Chi è costui? Evan Dando, dai... quello dei Lemonheads! Ah, quelli della cover di Mrs Robinson? Già, quel gruppo partito dall’hardcore, finito in qualche copertina di Melody Maker e poi sparito nel nulla…"

Quanto tempo è passato dall’ultimo album dei Lemonheads. Era il 1996 sembra un’eternità, proprio come sembra sia passato un tempo infinito da Crooked Rain, Crooked Rain dei Pavement, e ancora da In Utero dei Nirvana… Si direbbe erano i Novanta, più precisamente i primi della decade, quelli trascorsi giusto prima dei masterizzatori e degli mp3, anni in cui il gruppo aveva ottenuto un successo sempre crescente, annunciando infine il suo scioglimento al Reading Festival nel 1997. Lovey (1990), ricevette modesti consensi su Mtv (merito quella cover di Luka di Suzanne Vega), It’s A Shame About Ray (complice la cover del Laureato di Simon & Garfunkel e con Juliana Hatfield al basso) fu un successo strepitoso, Come On Feel The Lemonheads disco d'oroe Car Button Cloth, una dignitosa fine.

Le teste di limone erano Evan Dando, un ragazzo patito di Gram Parsons decollato con la rabbia melodica di Hüsker, Replacements e Squirrel Bait in corpo e arrivato a una felice sintesi di pop-punk poco più tardi, un veicolo potente d'impressioni quotidiane adolescenziali e senza tempo. Grazie alla bellezza e un atteggiamento al tempo hippy e punk, il ragazzo di Boston era riuscito senza difficoltà a entrare nella testa di una bella fetta di liceali e universitari, confusi e felici, cannati e innamorati; una mossa resa ancor più efficace grazie al successo dei Nirvana di Nevermind.

Icona minore rispetto al Cobain ma pur sempre simbolo, il suo era uno spirito sixties alla Kevin Ayers dalla scanzonata attitudine Jonathan Richmann; con quest’ultimi condivideva la scarsa volontà a prendersi sul serio e la poca fiducia nel comunicare se stesso attraverso le canzoni, ma con il primo ebbe in comune la più tragica delle debolezze: l’incapacità a gestire il successo.

Drogato marcio già dal 1993, alla fine del 1997, dopo abusi di crack, alcol e altre droghe che quasi lo uccidono, da forfait. Ci vogliono quattro anni per rivederlo e nel sito ufficiale le cose vanno così, parole sue: "mi tagliai fuori da tutto perché non mi sentivo più a mio agio. Poi ho conosciuto mia moglie nel 1998 [Elizabeth Moses supermodel e musicista nata a Newcastle]. Mi sono spostato nel 2000 e sono tornato a rivivere come musicista un paio d'anni dopo".

E così sia. Nnel 2000, l’ex teen idol partecipa alle session dell’album delle Blake Babies con l’amica storica Juliana Hatfield, dopo un anno esce una raccolta live di vecchie canzoni con qualche novità (Live At The Brattle Theatre/Griffith Sunset). Nel 2003 è la volta del primo album solista (Baby I’m Bored, Setanta, White'n'Black, 2003), apprezzato dalla critica e meno dal pubblico e infine, dopo 41 date a far da frontman per la reunion degli MC5, Dando pensa pure alla sua, di reunion.

Nel 2005 i Lemonheads tornano grazie al contributo di Bill Stevenson (Descendents, Black Flag) alla batteria (e produzione) e di Karl Alvarez (Descendents) al basso. Sono più compatti e grintosi che mai, eppure il lavoro dal titolo omonimo (uscito per la Vagrant/Universal nel settembre 2006) soffre della mancanza degli Hit Single dei Novanta (No Backbone non è proprio Confetti). Suona come il prodotto di un buon gruppo di punk-rock, ma i Lemonheads erano molto di più.

Scheda: Lemonheads

copertina pdf #91