Un’immagine precisa può ben rappresentare i 3/4HadBeenEliminated, quella della copertina del loro secondo disco A Year Of The Aural Gauge Operation: tenebrosa, crepuscolare, con una fitta trama di alberi scheletriti che potrebbe sembrare una foto scattata poco prima del tramonto, o poco dopo l’alba, fortemente permeata da un clima surreale e decadente, il viso umano che emerge ma al tempo stesso si nasconde sullo sfondo. Vi basterà ascoltare una traccia a caso della loro produzione per trovarvi all’interno di quella copertina, impauriti da qualcosa che non conoscete, ma che al tempo stesso vi sembra familiare. Escono in questi giorni per la Soleilmoon due dischi per il quartetto italiano diviso tra Bologna e Berlino, Theology e The Religious Experience, rispettivamente il terzo e quarto, che rappresentano una sintesi importante della loro carriera nonché di quelle, molto più prolifiche, dei musicisti coinvolti. È l’occasione migliore per rivedere un percorso artistico “di nicchia” ma dalla portata già internazionale. Un’analisi che si è avvalsa di una chiacchierata con i musicisti stessi, incontrati dal vivo al festival Phonorama2 che si è tenuto al Raum di Bologna lo scorso 9 novembre, una convergenza/ divergenza di parole e riflessioni che evidenziano, come metafore ideali, le peculiarità di qualcos’altro rispetto alla classica idea di band. Dunque un territorio aperto in cui indagare stile e attitudini. Un laboratorio musical-creativo il cui debutto ne sembra una logica premessa, una conseguenza per misurare assieme passate esperienze soliste, alcune ampiamente rodate, altre in assestamento costante, o meglio un tutto in costante evoluzione.
Partiamo dunque da quest’ultime per conoscere meglio i personaggi della vicenda, dapprima, Claudio Rocchetti il più prolifico. Al suo attivo quasi una decina di uscite tra cd, cd-r, cassette e netrelease di cui si possono ricordare The Work Called Kitano (Bar La Muerte, 2002) e DavidLeeRoth(LongLongChaney, 2007), lavori caratterizzati da collisioni poco concilianti, nastri manipolati, giradischi e strumenti classici. Rocchetti sa essere molto fisico, eppure a caratterizzarlo al meglio è uno sguardo mutevole, mai concettualmente monolitico. Possiede uno spirito dada dal quale germogliano semi di dissacrazione, quello sberleffo feroce e ipercinetico che è poi la firma del collettivo/label Sonic Belligeranza diretto da Riccardo Balli nel quale il musicista ha gravitato per un breve periodo.
Ad ogni modo, se Rocchetti è il più attivo, Valerio Tricoli pare incarnare il suo opposto, almeno in termini di presenza discografica. Tra il 2003 e il 2005 il musicista sforna due album: Did They? Did I? (Bowindo, 2003) e Metaprogramming From Within The Eye Of The Storm(Bowindo, 2005), due album dagli umori opprimenti al di sotto dei quali – mediante l’elemento elettroacustico – s’animano paranoie e ancor più sotto recondite paure. L’acqua santa pare quindi ascriversi al nome di Stefano Pilia, il più affine alla drone music e da una produzione riflessiva e malinconica. Composizioni le sue, ispirate alla tradizione minimalista nel senso più ampio, ovvero quella che parte da La Monte Young e arriva a Loren Mazzacane Connors. Tre uscite ufficiali per lui di cui vi consigliamo di recuperare almeno il recente The Suncrows Fall And Tree(Sedimental, 2006) dove il Nostro manipola chitarre e field recordings fino ai tubi in pvc. Non è un caso se i dischi sono stati pubblicati per Sedimental, Time-Lag e Last Visible Dog, etichette americane dedite alle odierne filiazioni e diramazioni del drone.
I 3/4HadBeenEliminated sono quindi una fusione di elementi individuali, stili propri, tecniche diverse, un insieme di caratteristiche e prospettive che se dieci anni fa, poteva rientrare nel calderone “post-rock”, termine che oggi pare quanto mai fuorviante. Ad ogni modo, per errore e dovere giornalistico, in comune con la macroetichetta c’è sicuramente una matrice sottrattiva che lungo la trasferta elettronica di tali sonorità di fine Novanta vede un ampio uso di field recordings, live electronics, giradischi, nastri, musique concrete.
Come è facile intuire dalle discografie soliste, siamo molto oltre il classico quadrilatero voce-chitarre-basso-batteria, in un piano trasversale che comunica con le cosiddette avanguardie, che con le filiazioni dal celeberrimo suffisso post. Nei 3/4hadbeeneliminated i ruoli fissi, già ampiamente decostruiti da band come Tortoise, Aerial M, Gastr Del Sol e Labradford, vengono qui a loro volta sminuzzati e reinventati secondo una grammatica differente e, se vogliamo essenziale. Siamo un passo in là rispetto al jazz-rock dei primi, e ancor di più rispetto ai faheyismi folk di Grubbs e Pajo. C’è sicuramente l’umoralità abbandonata di un Mark Nelson eppure senza country, il field Recording di un Jim O'Rourke senza però i richiami popular di un Camoufleur.
Inappropriato dunque il facile paragone con tante cose dei Novanta e comunque se dobbiamo per forza trovare un corrispettivo (anche italiano, e pure bolognese, ma non solo), si potrebbero chiamare in causa i monumentali Starfuckers (ora Sinistri) che similmente ai 3/4HadBeenEliminated si nutrono del cadavere del rock per poi risputarlo in forma di vorticoso magma sonoro, cupo e doloroso. Eppure ancora una volta non parliamo di una deriva di loose-loose-jazz coniugato a brandelli di distorsore. E, ancora, non parliamo di post-rock e men che meno superband per Stefano Pilia, Claudio Rocchetti e Valerio Tricoli (ai quali aggiungiamo il batterista Tony Arrabito che completa il quartetto). “In origine c’era l’idea di eliminare la nostra produzione individuale, ispirandoci direttamente all’idea del multiple-name sperimentata in ambito narrativo/letterario dal collettivo Wu Ming, proprio qui a Bologna”, afferma Tricoli, “Siamo mossi da un senso comune per la musica,infatti ascoltando i nostri dischi solisti ti accorgi come ci sia una comunanza di idee, un filo rosso, mai ovvio, che unisce l’esperienza collettiva a quella solista, fermo restando che le differenze ci sono e rimarranno.”
Se abbiamo parlato di un collettivo non convenzionale accennando a Bologna è proprio da qui che partono le vicende che porteranno ai 3/4HadBeenEliminated. Siamo nei primi anni Duemila, periodo in cui il capoluogo vive la sua terminale fase creativa, nonché l’ultimo rantolo delle grandi autogestioni della decade precedente. Ed è proprio al Linkdi via Fioravanti, simbolo contraddittorio dell’Italia underground dei Novanta, fiore all’occhiello di tutta una scena elettronica, che i futuri membri del gruppo/collettivo si frequentano e approfondiscono tematiche musicali. Il centro sociale non è altro che il corrispettivo della SPA Public Image, soldi a palate e buchi da tutte le parti, gente che ci va perché è un coffe shop e gente che va a ballare la techno di Detroit, gente indie rock che ci trova i Dirty Three e gente che ci vive, suona e mangia. Valerio, Claudio e Stefano s’incontrano in quest’ambiente ideale playground della loro musica. Non il Link affollato della marmaglia senza volto, ma quello ancor più enigmatico della sua architettonica essenza: decadente, abusata prossima allo smantello. Baraccone a picco dove sguazzano squali e anime perse che di lì a poco sarà raso al suolo per farci il Comune di Bologna. “Stavo registrando a casa mia il disco Be Mine Tonightdi Dean Roberts quando un giorno si presentò Stefano che doveva registrare una parte di basso per quel disco. Dean quel pomeriggio non si fece vedere e allora cominciammo a parlare e a suonare. Lì nacque l’amicizia che mi portò a registrare anche il suo disco solista”. L’ex hardcore kid Claudio Rocchetti si aggiunge da lì a poco in corso d’opera. “La denominazione 3/4hadbeeneliminated ancora non esisteva, era una cosa diciamo impura”, ricorda Valerio, “si fece questo concerto per Superfici Sonore di Ixem, in cui suonavamo io e Renato Rinaldi. Poi si aggiunsero Stefano, Claudio e pure Andrea Belfi, anche loro presenti alla jam”.
Segue il proverbiale periodo d’assestamento in cui prevale la volontà di tenere nel gruppo i “bolognesi”, ovvero Tricoli, Pilia e Rocchetti e così iniziano le session del debutto nello studio di via Paolo Costa (sempre a Bologna) che diventerà il crocevia di molti dischi più o meno collegati con i 3/4. L’album, omonimo, è una raccolta essenziale, molto vicina alle installazioni audio che dal 2003 caratterizzano il Raum, lo spazio gestito da Xing, frangia dissidente del Link per la produzione culturale contemporanea. Parliamo di minimalismi e concretismi ma se si volesse semplificare parleremo di kosmische musik aggiornata alle istanze di un’etichetta come la Touch; (pensate al Rafael Toral di Violence Of Discovery And Calm Of Acceptance ad esempio). E se questo può essere vero per pezzi come in Getsemany Fields Under Impossible Rain, c’è pure un’incursione propriamente rock in Bedrock, che vede anche la prima partecipazione alla batteria di Tony Arrabito, figura che diventerà membro effettivo del gruppo (anche se part-time) a cominciare dal disco seguente.
Di fatto, in questo periodo e fino al completamento dell’album, la band rimarrà un progetto da studio di registrazione. “Il primo disco nacque praticamente nel pieno artificio, l’unico materiale suonato erano un paio di session improvvisate di elettronica noise riduzionista che coinvolgevano me e Claudio”, afferma Tricoli. Una piccola testimonianza di queste session rimane in Standing Position. Quanto alle restanti tracce sono state perlopiù suonate in maniera indipendente: Bench/Frozen segue le minuterie concrete tipiche di Valerio, mentre My Smallest Egocomposta da Stefano, imposta droni con tubi di varia lunghezza in pvc. Il CD esce un anno dopo per la Bowindo (3/4hadbeeneliminated; 6.5/10), piccola - ma già ben avviata - etichetta fondata da Giuseppe Ielasi, Domenico Sciajno, Alessandro Bosetti, Renato Rinaldi e dallo stesso Tricoli nel 2003. È stata “una scelta molto utile”, ricorda Valerio, “altrimenti nessuno ci avrebbe dato visibilità. Anzi abbiamo guadagnato una certa notorietà nel settore”.
Il debutto arriva nelle mani della Häpna etichetta specializzata in musiche che fondono improvvisazioni a suoni analogici e drone music, un ideale approdo per il quartetto, sotto la label svedese verrà pubblicato A Year Of The Aural Gauge Operation (Häpna, 2005; 7.5/10), il primo vero album del gruppo le cui session erano tuttavia in lavorazione dal 2004. ”Nel primo disco è impossibile decretare chi suonasse cosa, c’è stata quindi una focalizzazione maggiore su quello che si suonava dal vivo. Iniziavano ad evolversi anche altri aspetti che hanno a che fare con il modo di gestire il palco, la drammaticità della performance live. Il disco nasce da session molto più ricche. L’elemento di base, della gran parte dei brani, è la loro struttura, ideata a partire dalle dinamiche del suono live di allora. Questo rappresenta un scarto importante che rende il tutto più visionario”.
Con Year Of The Aural Gauge Operationcomincia a svilupparsi una sorta di linguaggio tipico dei 3quarters con una preponderante presenza della chitarra a caratterizzarlo (Widower). Anche la voce di Valerio, pur avvicinabile ad uno strumento supplementare, comincia a ritagliarsi uno spazio all’interno dell’economia sonora. Inoltre lungo le tracce si aprono spazi per divagazioni più “muscolari” come Monkey Talk che sembra quasi un incrocio tra i Supersilent e i Tortoise; senza contare quella voce che riecheggia direttamente i This Heat, dichiarata influenza del gruppo. In In Every Tree a Heartache troviamo tracce di Sigur Ròs seppur afoni e insolitamente afosi: “spesso ci capita quell’associazione, l’unico problema è che sono un gruppo che non conosco e che penso di non aver mai sentito”. Associazioni e similitudini a parte questo è il disco che fotografa i 3/4hadbeeneliminated in un momento di grande coesione dove il sincretismo delle fonti e degli stili si fonde in una sequenza di tracce che solo per un vezzo di editing si trovano divise. È un gruppo solido quello che emerge, capace di scrollarsi di dosso una pesante eredità di ricerca, evitando così di risultare noioso o vuoto, o la classica menata intellettualoide.
Le tappe successive passano dunque per gli Stati Uniti: il boss della Soleilmoon(label americana che nel corso degli anni è diventata un piccolo faro per la fetta più scura e scontrosa della sperimentazione rock Lustmord, Steve Roach, Vidna Obmana, Rapoon, The Hafler Trio, :zoviet*france:), sente un loro brano per radio (!) e contatta via mail il gruppo chiedendo loro se fossero interessati a realizzare un CD e un LP per l’etichetta. Nel frattempo, tra settembre e ottobre 2006, il gruppo intraprende un tour europeo, nel quale si esibisce in solo anche l'amico Andrea Belfi. La popolarità in Europa cresce, è l’ideale prefazione all’accoppiata Theology e The Religious Experience. Anticipiamo che la questione Collettivo vs. Individualità subisce un ulteriore aggiornamento. “Il mio disco solista si sarebbe potuto chiamare Theology come quello di Stefano o di Claudio, è un’esperienza individuale ma anche molto collettiva”. Ci racconta Valerio. E i due dischi sono più che mai un corpus unico e maggiore coeso. “C’è stata una volontà specifica in tal senso, il nuovo disco ha degli elementi quasi operistici per come è stato pensato e costruito e per come sono state arrangiate le parti. Ad esempio, l’arrangiamento armonico e melodico e la sua integrazione con l’arrangiamento elettroacustico, è stato particolarmente curato. Anche il frequente utilizzo di voci è stata una decisione estremamente consapevole”.
Theology e The Religious Experience testimoniano una maturazione, ma anche un ampliamento dello spettro di ricerca. I 3quarters attuali si posizionano in un continuum tra psichedelia scura e un folk minimal, di chiara matrice trascendente. Ancora spettri e catalogazioni e non ci rimane che accennare a un futuro che ancora non è scritto ma che una traccia potrebbe avere. “Finora non siamo riusciti a organizzare delle session con Oren Ambarchi. Purtroppo la mancanza di tempo e la distanza non ci permettono ancora di approfondire un qualsiasi discorso”. Doveroso ricordare che Oren è un vero e proprio ambasciatore della causa 3quarters in Australia, dove i dischi del collettivo italiano stanno andando benissimo. È una probabilmente premessa. Un possibile domani. Di sicuro il quartetto partito in sordina solo cinque anni fa si è rivelato una delle più interessanti proposte nostrane e non. Se non ci credete andate a verificare le playlist 2006 dei redattori dell’autorevole The Wire.
Scheda: 3/4HadBeenEliminated
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