Drop Out
Pubblicazione 14 Febbraio 2007

Touch&Go

Lo scorso settembre l'etichetta Touch & Go ha festeggiato il venticinquennale dalla nascita. Prima che l'anno scada abbiamo deciso di sezionarne il catalogo. Chi c'è sul podio?
Big Black
John Bonnen

Exploded Sound

Lo scorso settembre l'etichetta Touch & Go ha festeggiato il venticinquennale dalla nascita radunando gran parte delle stelle del catalogo. Partita come fanzine punk nel '79, nasce ufficialmente come etichetta due anni dopo, quando pubblica il primo 7" dei Necros di Corey Rusk, futuro proprietario della label di Chicago insieme alla moglie Lisa. Negli anni la Touch & Go ha puntato sulla varietà della proposta, caratteristica rara in molte etichette indipendenti che fanno dell'isomorfismo una ragione di vita. Nessuna scena cittadina, nessuna comunità chiusa, geograficamente si spazia in lungo e in largo per gli USA e l'Europa (non solo anglosassone), una lungimiranza incredibile le permette di essere al posto giusto nel momento giusto, che si tratti degli eighties rumorosi dei Grandi Laghi, delle college radio di Chapel Hill o dell'alba del post rock a Louisville.

Sotto il tetto T&G trovano riparo i depravati texani Scratch Acid e i provos olandesi Ex, i gotici Virgin Prunes e i nerd Slint, gli album spoken word di Henry Rollins e le ristampe dei Chrome, la falce e martello dei Killdozer e il duce dei Big Black, la casa dei sogni delle Cocorosie e le invasioni aliene da B-movie dei Man Or Astroman? Un universo multiforme di musica non allineata, non classificabile ne ha fatto l'etichetta principe del panorama underground americano. Prima che l'anno scada abbiamo deciso di sezionarne il catalogo titolo per titolo e ne abbiamo ricavato una scaletta. Slint, Jesus Lizard, Polvo, Don Caballero, Dirty Three... Chi c'è sul podio? (p.g.)

Chicago Touches and Goes: gli anni '80

Chicago. Un nome di città, anzi d'una tana per il suono che cullò, e poi devastò, gli anni 80 reaganiani e il loro sogno d'ottimismo plastificato. Una bomba atomica che esplose nel Midwest trascinando nella detonazione e nel fragore le rovine, ormai nient'altro che rovine, dell'hardcore americano tutto. Di prima quanto di seconda generazione. Chicago, la Windy City, conosciuta anche come Second City.  La più grande città dell'Illinois, nonché la terza per popolazione di tutti gli Stati Uniti, dopo New York e Los Angeles, in realtà un vero covo di belve nutritesi di emozioni estreme e rigurgitanti suoni altrettanto “on the border”. Big Black, Naked Raygun, Effigiessono forse le tre più importanti icone post-hardcore sulle quali l'ecclesia dolorosissima e barbarica del suono selvaggio dell'epoca fondò il proprio incorruttibile credo in quella metropoli. Ma prima che chiesa fosse, e a giudicare dal seguito e dai risultati artistici raggiunti nel corso degli anni lo è stata, vi fu un sacerdote a propiziarne il rito. Il suo nome fu Corey Rusk. Primo suo strumento di tortura, ed efferata 'vergine di ferro' del nuovo brutale sound del Midwest, furono i suoi Necros.

Meatmen, Negative Approach, Fix già andavano di loro sfregiando il volto della scena espansasi, a macchia di leopardo sì seppure fittamente, nella zona dei cosiddetti Grandi Laghi. Ma era il Midwest tutto a bruciare d'ardore creativo in quei primi indimenticabili anni 80: i feroci Die Kreuzen in Wisconsin, gli emotivi Squirrel Bait, dipresso, in Kentucky, i raccapriccianti Scratch Acid dal Texas, i blueseggianti Laughing Hyenas dall'Ohio ed infine, tutt'altro che ininfluenti nel corso della breve epopea musicale di cui si vanno vergando le sorti, i già citati Necros dall'Indiana. Ecco: i Necros.  Ufficialmente la Touch And Go, come punkzine, nasce nel 1979 rispecchiando la volontà di Tesco Vee dei Meatmen, ma è solamente due anni dopo, quando pubblica il primo 7" dei Necrosdi Corey Rusk che la Touch And Go, poi gestita negli anni dal buon Corey con la moglie Lisa, diverrà un vero e proprio “brand”, passando da foglio ciclostilato ad etichetta discografica indie vera e propria, per la gioia di tutte quelle belve (musicalmente parlando) che fecero di tale Chicago lontana una vera e propria polveriera rock atta ad esplodere e a seminare lo scompiglio nel mondo, oramai sempre più angusto e rumoroso, dell'(post)hardcore made in USA.

Il punk di Chicago, bene dirlo schiettamente, innova estremizzando un suono, o meglio l'idea del suono e dell'estetica thrash-punk stessa, in un'orgia reazionaria che, per vocazione all'estremo e al suo contrario, si capovolge in rivoluzione-innovazione adamantina, per classe perlomeno. Da quella scuola attinsero in parte e in qualche maniera anche nomi, diversissimi fra loro per attitudine e musiche, poi non legatisi a Corey e alla sua beneamata label, ma tutt'altro che secondari, se presi ad uno ad uno, nel comprendere lo scenario variegato dell'epoca in quella porzione di USA: dai Micronotz, provenienti dal Kansas, di Forty Fingers, 1986, albo in cui rileggendo il popular Scarborough Fair  (già nota nelle celebri cover di Simon&Garfunkel nonché di Shirley Collins, cfr. False True Lovers, 33 giri del 1959) contribuiranno a fondare, tutt'altro   che virtualmente, l'emo-core ai Breaking Circus di Steve Bjorklund, per sempre raffigurati come incrocio fra i Big Black di Steve Albini e gli altrettanto arrembanti Three Johnes, ed almeno citati vanno poi i For Against, sognanti quanto basta per imporsi come alternativa umile, nei mezzi se non negli intenti, allo shoegazing uk esploso quasi un lustro dopo l'esodio discografico dei nostri (del 1987 l'album 'lungo' Echelons).

Tutte esperienze 'tangenziali' alla Touch And Go queste, eppure in qualche modo foriere d'una saggezza in note che traghetterà Corey e la label, attraverso gli Anni 90, sempre più verso generi e modi di far musica oramai lontani dall'hardcore 'autoctono' e dalla sua furia primordiale. Un'occhiata a quei primi rudimenti di catalogo, esemplificherà più e meglio di mille parole spese qui invano. Vi si trovano alloggiati i primissimi Die Kreuzen, quelli dell'omonimo esordio (1984), caustici ed invettivi quanti mai altri allora, e poi entità alien(at)e come Psychic...Powerless...Another Mans Sac dei texani, lunatici, Butthole Surfers, vera e propria pietra miliare per certo modo di unire goliardismo feroce e dissacratorio, psichedelia rumoristica e (h)umor nero. Ma il primo significativo lustro di attività della label, 1983-1989, cela altri e non meno entusiasmanti gemme da riverire: gli Scratch Acid, col futuro David Yow a farsi gargarismi tossici  dietro i microfoni, di Berseker, ep del 1987 che ne consacrerà l'importanza sotterranea a venire su tutto il noise rock dei ‘90s, o ancora gli straordinari Big Black, macchina squadrata di ritmiche ghignanti e turbolenze hard(core) incontenibili, sui quali il grande Steve Albini si fece la mano come musicista, prima di approdare ad una carriera  in veste di produttore a dire poco stratosferica (Nirvana, Pixies, PJ Harvey etc etc). A illuminare quest'immagine maggiore ancora fulgente di primievo splendore, quei primordi di ciò che sappiamo essere oggi, con forse la sola SST a contenderne il ruolo, una delle più importanti realtà discografiche americane della decade dibattuta, ci sono poi tutta una serie di luminarie non proprio 'fioche'.

Scratch Acid al 25simo anniversario Touch & Go
Scratch Acid
Fabio Cagnetti 2006
Scratch Acid al 25simo anniversario Touch & Go

I Didjits (che riportarono l'hardcore, oramai in asfissia, del 1986  al rock'n'roll delle origini), i Laughing Hyenas di John Brannon e Larissa Strickland (R.I.P., una delle prime punk, che ancora lei adolescente, Corey incontrò a Chicago e con cui strinse un rapporto d'amicizia, grossomodo poco prima dell'epoca in cui la nostra “troubled girl” pubblicò l'unico 7” delle sue L-Seven) portatori sani di un blues malato, ma quanto mai benefico alle nostre orecchie, memore di Captain Beefheart, Stooges, Nick Cave, MC5, e ancora i grandi e dimenticati No Trend, capaci di unire hardcore allo stato brado ed istanze no wave (addirittura!) e poi, a ruota, Flour, Peter Conway dei fu Breaking Circus, dedito ad un dark punk ossessivo-paranoico di prima grandezza o anche, sul finire degli 80s, iRapeman dello stesso Albini, raffinata formula di violenza concettuale ancor prima che sonica aggressione noisy, e i grandissimi Killdozer di Snakeboy o Burl, viziati più che viziosi redneck dediti ad una forma sberciata di blues-grunge ante litteram, tutte perle, quelle infilate in questo rosario di nomi, che hanno portato l'etichetta dibattuta, con esiti artistici peraltro davvero ineccepibili, all'anno 1990. Anno di svolta quello per Corey e la TNG, che la vedrà divenire vera e propria catena distributiva nel circolo, ristretto, degli indipendenti, grazie anche alla fondazione d'una label sussidiaria d'eccezione, la Quarterstick. Ma procediamo passo passo, quatti quatti verso i vicini, ormai non più tanto, Nineties, ossia... (m.p.)

Chicago Golden Years: gli anni '90 e oltre

1991. La bolgia dei nuovi leoni noise rock esplode in tutta la sua accecante furia. Di nuovo Chicago “in medias res”. Amphetamine Reptile e Touch And Go a tenere salde le redini di un suono che rileggeva il rock'n'roll alla luce di quanto i Chrome dissero. Non a caso, proprio nell'anno spartiacque fra decenni, il 1990, la TNG ripubblicherà, uniti in un solo destino ancora prima che in un'unica edizione, due dei maggiormente fondamentali album della band capitanata da Helios Creed e Damon Edge, ossia Alien Soundtracks e Half Machine Lip Moves (rispettivamente 1977 e 1979). Insieme alla raccolta God's Favourite Dog (1985) - con dentro pezzi inediti di Butthole Surfers, Scratch Acid e compagnia dissonante e rumorosa – il contributo più fondamentale (l'albo è una sorta di No New York per la giovane generazione d'arrembanti noisters americani) al diffondersi d'una moda che ormai è, ahimé, acqua passata (che macina ancora, però!). Ma non di sola Chicago, ovvero di Touch And Go e Amphetamine Reptile, si nutre il verbo di quel rumorismo.

Old Skull, Poopshovel, God Bullies, Mule, Warrior Soul e chi più ne ha ne metta, fan dire di sé non solo in quella parte di States, coi loro dischi e con live acts al fulmicotone. La Touch And Go, di certo, non sta a guardare. Sono gli anni di Nevermind e di Chapel Hill, dei Nirvana che devastano  la filosofia del “3 chord wonders” punk attraverso dosi massicce di paranoia, emotività deflagrata ed incontrollabile e pura melodia pop-punk. Sono anche gli anni dei Fugazi e degli Slint. E soprattutto, in casa Touch And Go, saranno gli anni della Quarterstick, piccola ma attiva sussidiaria che Corey Rusk farà risplendere nel firmamento delle indie d'allora. Mule, Peg Boys, e poi nel corso del decennio, con il decantarsi delle armonie più aspre nel mare placido e sperimentale del post rock (leggesi, soprattutto, Louisville), anche Shannon Wright, Tara Jane O'Neil e molti altri ancora. I nomi da tenere sottocchio, comunque, in quei primi Anni 90 fausti e fruttuosi marchiati  TNG sono, a voler rimanere un po' di manica tirata, tre: i Jesus Lizard di David Yow e Duane Denison (già chitarra dei Cargo Cult, mitizzata band di metà ‘80 sempre sul catalogo dibattuto), gli Slint e i Polvo. Dei Lizard si può ben dire che rappresentarono lo stato dell'arte del suono noise tutto nel Midwest. Album come Goat o Liar, editi fra il 1991 e il 1994, consegnano agli annali della storia del rock, nonché a quelli della personale etichetta del buon Corey, due delle gemme più ruvide, e contemporaneamente sofisticate di sempre.

Le altre due gambe, non meno salde, di questo tripode delle meraviglie han nome Polvo e Slint. Laddove i secondi, il mitico Spiderland, con foto di copertina scattata nientemeno che dall'ancora sconosciuto “giovane-vecchio” Will Oldham, riuscivano a concentrare l'estasi strumentale del post hardcore progressivo anni 80 con una classicità piana sì ma anche molto sperimentale, i secondi invece compivano il miracolo di ibridare alcuni dei più bei puledri di razza del rock creativo di sempre – ossia Television, Sonic Youth e persino Pink Floyd con Residents – in concentrati di canzone miracolosamente rivelatori. Il 33 giri doppio Exploded Drawing ne fa fede. E poi le messi raccolte nell'ultimo quindicennio non si limitano certo solo a questa manciata di nomi. I supersexy Girls Against Boys, i glaciali Seam, i Rodan di Rusty, gli eterei strumentali dei Red Stars Theory, la perfezione cantautoriale della  Wright e della O'Neil, le mattane astrosurf dei Man Or Atsro-Man?, i provos olandesi Ex forti d'una vena creativa masi sopitasi per 20 e più anni, gli ex Blatant Dissent riunitisi come Tar e fautori di un grunge metallico e compattissimo, il trio nippo-italico dei Blonde Redhead, gli sfortunati, in termini umani e di carriera, Brainiac, i Calexico di The Black Light con le sue girandole chicano-balcaniche. Insomma fra Touch And Go e Quarterstick, gli album che idealmente potrebbero figurare in una playlist dell'ultimo decennio sono molti, anzi moltissimi. Primi fra tutti, con diritto di prelazione inalienabile, Don Caballero, Storm And Stress e Shellac.

Slint
Will Oldham 1990

Uno dei tridenti classici, come ben avrete notato, del postrock made in Chicago. In un ideale tiro alla fune che contrapponesse l'allora novello postrock contro non si sa bene quale immaginario avversario in note, potremmo ben dire che fra i pesi massimi a tendere quella fune vi furono i nostri tre summenzionati fuoriclasse. I Don Caballero di Damon “Che” Fitzgerald (gli album For Respect, 1993, e Don Caballero II, 1995, soprattutto) rattenevano la furia, e con un micidiale fuoco d'avvicinamento chitarra-basso-batteria, centravano con maestria e rigore geometrico assoluto bersagli prog da decenni oramai tabù (nel mondo del rock tutto: ascoltatori e musicisti), laddove invece gli Shellac di Albini e gli Storm And Stress di Ian Williams, l'altro mastermind nei Caballero, congiungevano piuttosto due immaginari punti di una altrettanto invisibile retta che dall'esperienza-lascito dei precedenti ensemble di Steve portava ad un suono sgrammaticato e free nel segno dell'austerità  strumentale ascetica che nel rock aveva introdotto, quasi 25 anni prima, l'album Red dei secondi straordinari King Crimson. Sopravvissuta ad un quarto di secolo di burrasche giudiziarie, alla separazione di Corey e Lisa, alla nascita della sussidiaria Quarterstick, ai clamorosi voltafaccia e abbandono delle band principali, la Touch And Go sembra essere, qui ed ora, nel momento in cui si scrive, etichetta discografica (in un mondo, quello discografico appunto, dove le etichette sono sempre meno determinanti di per sé) destinata a rimanere. Ultime fiammate di creatività dimostrata, negli anni scorsi, le varie Nina Nastasia, Cocorosie, Tv On The Radio e Pinback.

A settembre scorso a Chicago si è tenuta, da segnalare, una tre giorni per festeggiare il 25° anniversario della fondazione, occasione unica per rivedere sul palco, anche solo per un paio di brani, formazioni come Scratch Acid, Big Black e Girls Against Boys. Touch And Go is here to stay...Stay tuned!...e buon ascolto. (m.p.)

copertina pdf #91