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Pubblicazione 01 Febbraio 2009

Common eider king eider

Figs, Wasps And Monotremes

Into the wild

I confini tra viaggio e migrazione si confondono in un insolito omaggio alla solitudine della fauna glaciale. Isolazionismo ed empatia con la natura tra vespe, monotremi e cascine artiche.

Gli edredoni comuni e i re degli edredoni sono delle anatre marine che nidificano nell’ Artide. Rob Fisk (ex-Deerhoof, Badgelore) ha partorito il secondo disco del progetto che porta il loro nome a Fairbanks, in Alaska, in un periodo dell’anno in cui il sole appare per un paio d’ore o poco più al giorno. Figs, Wasps And Monotremes (Root Strata, 2008) è un’opera ambientale fortemente attratta da una natura desolata e notturna, illuminata a malapena dalle prime luci dell’ alba o dai bagliori del tramonto. E il pellegrinaggio di Fisk ha origine da uno sguardo gettato sulla fauna rossastra e sui fantasmi di ghiaccio che popolano il Nord America nei gelidi inverni artici.

How To Build A Cabin (Yuk Yak, 2007) segna invece l’esordio del progetto marcando il medesimo territorio ancestrale, ambientato però in una location differente (le montagne scozzesi). Stesso mood, sebbene in una forma più ruvida e spartana, mostra uno strato lo-fi più spesso e una registrazione decisamente selvaggia, che segna la distanza da Figs, Wasps And Monotremes. L’uso della viola e della chitarra noise, che a tratti si libra in scariche cacofoniche, è un marchio di fabbrica che rimanda all’ ambient di Type e ai Deerhoof, mentre le linee vocali in falsetto contribuiscono a tessere la trama di un male oscuro. Scomodare i Current 93 è forse azzardato, ma i richiami a John Xela, nonché all’immancabile Kranky (anche nella vocalità sottile e spinosa alla Windy Weber) sono di rito.

L’ unica pecca del progetto è di essere uscito in un momento di pesante inflazione del genere, quando le parole folk, lo-fi e ambient, da sole o insieme, suscitano ormai un senso di nausea diffuso. E però qualche attenuante la si può concedere a Fisk: la capacità di creare quegli immaginari che portano un pizzico di innovazione nella tradizione, che è quanto di meglio potremmo chiedere in questo momento.Common Eider, King Eider si candida (quindi) come il progetto ipod friendly di un inverno rigido e seducentemente malvagio. Per cattivi e non, amanti dell’ambient rubicondo e defilatamene funereo o, più semplicemente, delle escursioni notturne al riparo dai lupi mannari di John Xela (vedi recensione).

copertina pdf #91