Una cameretta che implode vaporizzando meraviglie flemmatiche, una sarabanda di citazioni centrifugate in un linguaggio tenero e appassionato, diafano ma sanguigno. Il folk-pop (più o meno) psichedelico potrebbe aver trovato un nuovo campioncino. Anzi, senza dubbio è così. Originario della "canaglia" - Bush dixit - Siria, ma ormai texano a tutti gli effetti, esordisce in duo col fratello Salim come Nourallah Brothers (l'album omonimo risale al 2000), ma già dal 2002 si mette in proprio sfornando l'ottimo I Love Paris.
E' il preludio a ciò che gli album successivi confermeranno e rafforzeranno, consegnandoci un cantautore che potresti immaginarti figlioccio di Beatles o Calexico, Elliott Smith o Ray Davies. Dai sessanta ad oggi con tutto quel che sta nel mezzo, senza uscire dal solco di un folk garbato ma capace di scarti versicolori, acidulo e sognante come volesse estraniarti salvo poi farti atterrare su tutti e due i piedi, col cuore in mano, in subbuglio.
Scheda: Faris Nourallah
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