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Pubblicazione 01 Dicembre 2007

Carla Bozulich, Gowns, Father Murphy

, (21 Novembre 2007)

Tra psichedelia oscura, elettricità furibonda e blues primordiale: Father Murphy, Gowns, Carla Bozulich
Carla Bozulich
Michelle Cottam 2007

Il tempio della prosa ravennate diventa con il folk psichedelico dei Father Murphy, le dissonanze post-velvettiane dei Gowns e il blues apocalittico diCarla Bozulich, un contenitore elegante quanto insolito per una serata a base di indie rock ad alto tasso emotivo.

Ad aprire le danze nell'abside-palcoscenico del Rasi è la formazione di Treviso, impegnata in questi mesi a registrare il successore del fortunato Six Musicians Getting Unknown e decisa a regalare al pubblico una gustosa anticipazione del nuovo materiale. Da quanto si è potuto ascoltare nella mezz'ora di set, sembra che la band abbia diluito le istanze barrettiane e le stramberie pop che avevano caratterizzato la passata discografia, in favore di un approccio elettrico ridotto all'osso, dai toni cupi, articolato nelle geometrie e attento alle sfumature.

Sfumature che invece latitano nel noise sui generis degli americani Gowns, armati fino a denti di viola, effetti a cascata, chitarra, basso, batteria e impegnati a snocciolare conoscenze approfondite sulla destrutturazione dei suoni, sull'avanguardia, sulle improvvisazioni corali. Non tutto gira per il verso giusto e l'impressione è che a fianco di un'innegabile capacità di scrittura e un'originalità comunque affascinante, vi sia spazio anche per una certa autoreferenzialità. Da riascoltare.

Chi invece ha convinto oltre ogni ragionevole dubbio è stata Carla Bozulich. Nonostante l'occhio pesto conseguenza del gesto di un folle durante una recente visita in Francia, l'ex membro degli Ethyl Meatplow e dei Geraldine Fibbers si è fatta letteralmente sommergere dal sottofondo dissonante e fangoso dell'ultimo Evangelista , declamandone alla stregua di una novella Patti Smith - traviata dai Birthday Party -, anima e suoni. In un intreccio di voci dirompenti e dall'intensità catartica, sostenuto da una band capace di scorticare le corde emozionali dei presenti a suon di violoncello, basso, batteria, tastiere e campionamenti e di rendere adeguatamente il pulsare perennemente in fibrillazione della proposta dell'artista americana. Teatrale, alla costante ricerca di un feedback dal pubblico, carismatica al pari del Nick Cave meno borghese, la Bozulich ha dimostrato di meritare ampiamente la stima riservatale nell'ultimo periodo dagli addetti ai lavori, oltre a ricordare a tutti che non sempre l'avvicinarsi della mezza età porta con sé l'odore di naftalina.

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