Tune in
Pubblicazione 01 Gennaio 2005

Moltheni

Adolescenze sofferte

Intrigante e strambo, tra culto sotterraneo ormai emerso e passioni laceranti, autocritica e isolamento.
Moltheni
2006

Profilo artistico strambo e intrigante quello di Moltheni, in bilico tra un passato scomodo di marca istituzionale e un presente fatto di culto sotterraneo ma fedele, percorsi musicali talvolta poco coerenti e prese di posizione radicali pagate a caro prezzo. Un profilo che non può non corrispondere appieno all’uomo che sta dietro alla musica, con le insicurezze, le laceranti passioni, l’irrimediabile tendenza all’autocritica che lo contraddistinguono. Moltheni (all'anagrafe Umberto Giardini) arriva alla prima prova discografica già trentenne, dopo un passato più che decennale speso tra militanze in gruppi emergenti – con gli Hameldome ad Arezzo Wave – e periodi sabbatici trascorsi in Scozia. Dietro al suo esordio c’è Francesco Virlinzi, allora mentore di una giovanissima Carmen Consoli, nonché fondatore della storica Cyclope Records di Catania. La collaborazione tra i due sfocia nel 1999 in Natura in replay, episodio che pur pagando lo scotto di una produzione troppo accondiscendente verso certe derive soft-rock di matrice mainstream, rivela un artista pur sempre melodico ma al tempo stesso assai originale. La pubblicazione del disco è accompagnata da una comparsata del Nostro a Sanremo tra le nuove proposte – esperienza in seguito bollata come un’ingenuità giovanile - che oltre a farlo conoscere agli addetti ai lavori, gli permette di riscuotere notevoli consensi di critica. L’indole e la necessità di esprimersi senza mediazione alcuna, portano tuttavia Moltheni a allontanarsi da scelte che non condivide e da un ambiente in cui non si riconosce, spingendolo, a spese di quel minimo di visibilità fin lì ottenuta, a intraprendere un percorso più in linea con le proprie inclinazioni. Passano due anni e un nuovo episodio discografico a suo nome fa bella mostra sugli scaffali dei negozi di dischi: si chiama Fiducia Nel Nulla Migliore, è stato registrato negli Usa dall’ex-Sneakers Chris Stamey ed è prodotto dall’ex manager dei R.E.M. Jefferson Holt. Dalle tracce del disco emerge un Moltheni completamente diverso dal timido biondino degli esordi, capace di grattugiare linee melodiche ormai riconoscibili per mezzo chitarre elettriche arrembanti e urla sguaiate, con la consapevolezza di poter finalmente mostrare a chi ascolta la propria vera natura. Pur non superando mai lo status di fenomeno di nicchia - anche per via di un battage promozionale piuttosto ridotto -, l’artista riesce comunque, con il tour successivo, a far conoscere la propria musica negli ambienti indie della penisola, creandosi una base di pubblico non numerosissima ma capace di seguirlo ovunque. Un pubblico che sarà destinato ad aspettare altri quattro anni prima di poter godere della successiva fatica discografica del musicista, periodo trascorso tra dissidi con la vecchia etichetta discografica, annullamenti di contratti, composizione di materiale inedito, nuovi contatti. Accantonato per qualche tempo il progetto di un album di acid rock (che sembrerebbe pronto per la pubblicazione), Moltheni ritorna con Splendore terrore, caratterizzato da atmosfere minimali e da una strumentazione ridottissima e pressoché acustica.


Intervista a Moltheni, Calamita, Cavriago (Re), 4-12-2004

Quello che segue è il resoconto di una piacevole chiacchierata con una persona disponibile al confronto e un artista innamorato della musica.

Sul palco abbiamo assistito ad un’esibizione prettamente acustica - chitarra e Wurlitzer - basata su suoni scarni ed essenziali. Ritroveremo gli stessi suoni anche su disco?

Su disco i suoni sono forse ancora più scarni. Dal vivo, pur essendo minimali dal punto di vista della strumentazione in alcune occasioni e per vari motivi si arricchiscono di nuove sfumature. Il disco è in generale ancora più asciutto ad eccezione di alcuni brani dove compaiono batteria e basso, strumenti di cui in questo tour raramente disponiamo.

Assistendo al tuo concerto mi è sembrato di cogliere, nei nuovi brani, un’attenzione particolare per la voce rispetto a quello che succedeva ai tempi di Fiducia Nel Nulla Migliore. Ora mi pare più presente e di spessore..

E’ così infatti, ed è un fatto legato al tipo di disco che abbiamo realizzato. Probabilmente per una certa tipologia di suono occorreva un approccio di questo genere e così ci siamo concentrati solo ed esclusivamente sulla qualità, sulle atmosfere che a priori sapevamo di dover creare. Il disco è stato concepito con un suono minimale, chitarra, voce e soprattutto Wurlitzer, strumento che possiamo definire come il vero protagonista del nuovo lavoro.

Un album piuttosto melodico come Natura in replay, uno dai suoni più ruvidi e grezzi come Fiducia Nel Nulla Migliore ed uno dalle atmosfere raccolte come questo Splendore terrore. A quale dei tre ti senti più vicino come attitudine?

A dir la verità mi riconosco e non mi riconosco in tutti ed in nessuno. Tutti e tre sono figli miei e quindi è inevitabile che sia così. Se dovessi scegliere ti direi probabilmente Splendore terrore, forse solo perché è l’ultimo che ho realizzato. Chiaramente il primo album è quello a cui mi sento più lontano, rappresentando per me una sorta di giovinezza artistica felicemente perduta. Uso questi termini per il semplice motivo che quando si arriva ad un momento di maturità quale credo questo sia per me, inevitabilmente non ci si riconosce più del tutto nelle cose fatte all’inizio.

A tal proposito volevo chiederti questo. In una tua intervista al Mucchio Selvaggio ai tempi di Fiducia Nel Nulla Migliore dichiarasti che non ti riconoscevi pienamente nel tuo primo disco e che dal vivo ne avresti ripreso al massimo un paio di brani. Da quanto mi hai detto or ora immagino che sia ancora cosi..

E’ decisamente così. Ho sempre detestato cavalcare il passato. Voglio concentrarmi soprattutto sulle cose nuove, che effettivamente sento molto vicine. I brani dei primi due dischi non sono altro che la cornice che completa il quadro.

Dalla Cyclope Records, che ha chiuso i battenti, sei passato a La Tempesta Records dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Come sei entrato in contatto con la nuova etichetta?

Premetto che il rapporto con La Tempesta si limita alla pubblicazione di questo disco. Sono entrato in contatto con il bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti al concerto dei Tortoise a Ferrara. Con lui ho parlato ed ho pianificato il disco, che ho scritto in breve tempo e registrato. Una cosa fatta tra amici insomma, niente di più e niente di meno.

Moltheni
2006

Come vedi l’attuale scena indie italiana? Rispetto a sei, sette anni fa quando alla ribalta c’erano gruppi - solo per citarne alcuni - come Afterhours, Bluvertigo o Marlene Kuntz ? A tuo parere c’e’ stata un’evoluzione o è stato fatto qualche passo indietro?

È effettivamente un momento di crisi. Ora come ora non mi pare che ci siano novità eclatanti in ambito indie. Probabilmente la crisi è ambivalente, sia in termini di risorse economiche ed organizzative che dal punto di vista creativo.

Non trovi che ci siano forse troppi gruppi che non dimostrano una vera e propria originalità a livello musicale? Girando per concerti di artisti emergenti diversi ho molte volte l’impressione di avere davanti sempre la stessa band..

Sono d’accordissimo con te. C’e però da dire anche una cosa. In Italia la musica alternativa non viene agevolata in alcun modo, forse anche dalle stesse etichette indipendenti. Penso che stiano facendo, in questo momento un cattivissimo lavoro.

Da che punto di vista?

Qualsiasi punto di vista. Artistico, economico, e via dicendo. Molte volte non fanno altro che speculare sugli artisti giovani – io ormai non rientro più in questa categoria – che sono costretti ad uscire con loro senza ricevere niente in cambio. Le etichette pubblicando un disco alla band emergente credono di accontentarla e la stessa band, non essendoci denaro in giro, non può fare altro che far uscire il disco con loro ed accettare quel poco che le offrono.

Forse c’e’ una situazione di eccessiva frantumazione a livello di case discografiche indipendenti e poche risorse da spartire. I gruppi sono tanti, le etichette anche – come dimostrato dalle numerose presenze al M.e.i. - e per alcune non si sa bene se nel momento della pubblicazione del disco l’intenzione sia promuovere l’artista o la casa discografica stessa..

Esattamente. L’intenzione è promuovere l’artista e se l’artista fa il botto l’etichetta può fregiarsi di questo merito e guadagnare punti agli occhi degli altri.
Non esistono etichette professionali che, come si faceva negli anni sessanta, prendono un artista ed investono anche pochi soldi su di lui, non solo per il cd ma per far sopravvivere i progetti e magari sviluppare in maniera adeguata quelli che meritano.
E poi c’e’ anche il problema della scarsa distribuzione dei dischi sul territorio.

Ok, passiamo ad altro. Che musica ascolti in questo momento?

Cambio molto velocemente ascolti. Mi vengono in mente John Fahey, Elliott Smith, Bacharach, Costello. Mi piacciono anche i Doors, i Led Zeppelin, ultimamente i Queens Of The Stone Age, Mark Lanegan, Smog, Iron and Wine, Will Oldham, Devendra Banhart.

Qualche band emergente che stimi in particolar modo..

Marta Sui Tubi. So che stanno lavorando al nuovo disco e sono sicuro che sarà fantastico.

 

Scheda: Moltheni

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