Immaginare i binari che avrebbe imboccato il suono dei Morose nel 2003, anno in cui vide la luce La mia ragazza mi ha lasciato, poteva essere impresa non da poco, visto e considerato quello che si ascolta oggi tra le pieghe di On The Back Of Each Day. Uno stile scarno e rugoso, solitario e dimesso, buono per la più classica delle depressioni post-coito, fatto di eterni paesaggi malinconici per quattro pareti e intonaco, ricolmo di lacrimose dissertazioni, perennemente in bilico tra disperazione e isolamento, che si trasforma inaspettatamente in altro. Un altro che “aggiorna” le vesti, evolve le tinte monocromatiche degli esordi, nelle centrifughe emozionali di People Have Ceased To Ask Me About You prima– uscito nel 2005 - e nelle vastità onirico-allucinogene dell'ultimo episodio discografico poi.
Storia musicale densa e invernale quella del gruppo, fissata dal 1998 al 2001 su qualche bobina incisa per la Ouzel Records della durata di meno di trenta minuti a sessione e dispersa in giro per l'Europa, tra tour e pellegrinaggi vari prima di trovarle una giusta collocazione nel già citato La mia ragazza mi ha lasciato. Un girovagare proficuo che al contempo porta i Morose a incidere un 7" per l'etichetta statunitense Try Not To Look e a partecipare ad alcuni show organizzati dalla Rough Trade in Inghilterra.
Tre
attualmente le menti coinvolte nel progetto: Davide Speranza –
protagonista dell'intervista che leggerete di seguito -, Valerio
Sartori e Pier Giorgio Storti, più Fabrizio Palumbo alla produzione
(Larsen, (R), XXL), per un disco – appunto On The Back Of Each Day – che lascia esterrefatti, tanto è il pathos e l'intensità emozionale che riesce a sprigionare.
Perfettamente.
In effetti le atmosfere di questo disco sono riconducibili a un progetto messo in piedi due estati fa con Marco Monica (In My Room), che prevedeva l'utilizzo di proiezioni (curate da un amico, Francesco Ferro). L'incontro tra immagini e musica è spesso molto suggestivo.
Alla dimensione onirica fa riferimento anche il titolo del disco, tutti noi viviamo una seconda vita sulla schiena di ogni giorno.
Sono sempre stato del parere che un'opera d'arte debba evocare piuttosto che descrivere, la bellezza è negli occhi di chi guarda, nelle orecchie di chi ascolta, a volte basta una scintilla.
Detesto le produzioni eccessive, come le descrizioni troppo minuziose nelle pagine di un romanzo, mi annoiano e rischiano di soffocare l'ispirazione.
Come un brano nasca, in senso stretto, è un mistero insondabile. Ci dobbiamo accontentare di indagare le circostanze esterne, abbandonando l'abitudine a cercare rapporti causa-effetto, rassicuranti ma privi di significato in questo contesto. Qualcosa ci sfuggirà sempre.
Più che in passato i pezzi di questo disco sono venuti alla luce (ma è forse meglio dire al buio) suonando insieme, prevalentemente di notte. Lo scorso inverno dopo una nevicata straordinaria siamo rimasti isolati per alcuni giorni nella casa dove proviamo: Foie de dinde, Rain Dance eJurodivyi sono state composte sotto mezzo metro di neve.
La vita del gruppo è stata travagliata sin dall'inizio, con continui cambi di formazione. E' ormai un anno che suoniamo in tre, con Pier prevalentemente al piano e Valerio prevalentemente ai fiati. E' un approccio diverso dal più canonico indie-rock degli inizi e mi pare offra più spazio per tirare fuori qualcosa di interessante.
Dando uno sguardo fugace al giardino del vicino si corre sempre il rischio di vedere le cose più belle e ordinate di quello che sono in realtà. Ci siamo trovati molto bene in Francia, dove abbiamo conosciuto gruppi veramente interessanti, come YeePee, Klimperei, ed etichette come la Travelling Music, che il prossimo anno farà uscire lo stupendo disco di Alina Simone, con la quale abbiamo girato nelle scorse settimane. A dispetto delle buone proposte però mi pare che la situazione generale non goda esattamente di ottima salute. Devo dire che la mia visione è comunque molto parziale, e che non sono famoso per il mio ottimismo..
In realtà conosco solo la nostra di situazione, che non è proprio trionfale. Credo che si riesca a tirare avanti prevalentemente in virtù di una innata spinta all' autolesionismo.
Su questo argomento mi cogli veramente impreparato: non ho mai seguito il MEI e siamo sempre rimasti fuori da rassegne di questo tipo, per cui non saprei proprio cosa dirti...
Scheda: Morose
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