I Tortoise nascono quando, durante gli anni Novanta, la scuola di Louisville sfuma in quella di Chicago, attraverso uno degli alberi genealogici più appassionanti della storia del rock: se da un lato l’ensemble sta a un estremo di questo percorso, dall'altro ci stanno gli Slint, secondo una vulgata ormai raccontata da tanti. Cosa i secondi abbiano insegnato ai primi, e come si sia arrivati dagli uni agli altri, è però una domanda destinata a diventare classica. Un quesito non ozioso, il cui interesse giace nella curiosità di comprendere se, e quanto, la decostruzione effettuata dai Tortoise dagli Slint (e dai Gastr Del Sol) si ritrovi poi effettivamente nella musica dei Tortoise ragazzi di Louisville.
Ebbene, a mente fredda, e basandosi soltanto sul fatto squisitamente musicale, il legame tra i due gruppi appare oggi più aneddotico che sostanziale, piuttosto legato alla militanza di alcuni musicisti in determinate formazioni, anziché ad un programma musicale in fieri da un gruppo all'altro. Troppo forzato ci sembra oggi un filo che unisca brani glaciali come Good Morning Captain o Breadcrumb Trail alle aperture ariose di TNT, alla melodia commovente di Along The Banks Of River, o agli intrecci compositivi di Night Air, Glass Museum o The Suspension Bridge. A distanza di anni, insomma, non resta che constatare quanta distanza realmente corra tra il "rock che non è più blues" degli Slint e il "rock che è quasi classica" dei Tortoise. Una distanza molto superiore rispetto a quella percepita all'epoca, tanto che ci sembra di poter tentare di rileggere i Tortoise in altra chiave e di poter ritenere un simpatico paradosso il successo del gruppo presso gli appassionati di rock alternativo.
Ricordiamo infatti, con una piccola digressione storica, come all'inizio degli anni Novanta il pubblico dell'indie-rock fosse prevalentemente formato da appassionati di gruppi che si ispiravano a formazioni come Husker Du, Sonic Youth e Fugazi. Si trattava sostanzialmente di una schiera di appassionati erede di un retaggio anti-progressive, ostile a tastiere e percussioni. Rispetto a questo background gli Slint erano una evoluzione relativamente potabile (ricordiamo che le uscite del gruppo risalgono al periodo tra l'88 e il '91 ma vengono "digerite" solo negli anni successivi). Per contro, il fatto che da lì, seguendo le etichette, le collaborazioni e la migliore critica che nasceva in quegli anni, si giunga ai Tortoise ha il sapore della beffa. I post-punk non avrebbero potuto immaginare di ritrovarsi, non si sa come, ad ascoltare un gruppo neo-progressive che suonava duetti di basso e vibrafono.
La storia del rock è stata molto generosa con i Tortoise, un gruppo con molti più debiti di quanti ne vorremmo ammettere. Non ci sono gli Ottanta underground dietro ad essi, ma i Settanta più dimenticati. Tra le svisate di basso del primo album si nasconde lo Hugh Hopper di 1984 e tutta Canterbury. La musica di Millions Now Living Will Never Die omaggia nella struttura il progressive (una lunga suite che idealmente doveva riempire una facciata del vinile) e nella forma Neu!, Steve Reich e Morricone. Le melodie di TNT indulgono a lungo nei territori del jazz-rock.
Non si vuole in questo modo sottrarre meriti alla musica del gruppo, capace di esplorare territori di raffinatezza compositiva di solito alieni al rock (pensiamo soprattutto a Millions e TNT) e spesso superiori anche ai loro stessi ispiratori. Nella musica dei Tortoise l'assolo è bandito, ma non a favore del ritmo, come già fecero i Talking Heads, bensì a favore dell'intreccio, presumibilmente realizzato grazie ad un lavoro di cut-up e produzione certosino (davisiano, verrebbe da dire).
Le composizioni disorientano perché non è mai chiaro chi sia dietro ad ogni singolo strumento e se esista una struttura tradizionale (strofa, ritornello, ponte). Allo stesso tempo, attraggono con un'aria di familiarità perchè sono piane e limpide, fino al limite della pedanteria. La loro musica non innova, perchè non ispira epigoni che siano in grado di partire da essa per andare verso nuove direzioni. Piuttosto, è un monolito che atterrisce, nella perfezione della sua autoreferenzialità. Tutto sommato i Tortoise sono stati un mirabile ensemble di produttori, e sono un gruppo di post-rock solo se si accetta per il termine una definizione molto ampia e vaga (come potrebbe essere "rock psichedelico").
E' per questo vivere tra gli equivoci che il vero corrispettivo storico dei Tortoise sono i Pink Floyd. Come quelli, i Tortoise suonano una musica nitida, dove il timbro (del basso, del rullante o della chitarra, a seconda del disco e del brano) gioca lo stesso ruolo della chitarra satura di Gilmour. Come quelli, i Tortoise appaiono anonimi e sfuggono al divismo, all'interno dei rispettivi bacini di utenza. Come quelli, sono ammirati da tutti ma non hanno generato una scuola di seguaci. Come quelli, hanno inseguito un astratto ideale di "classicità" raggiungendolo a tratti e camminando sul filo sottile del manierismo, fino a cadere inevitabilmente nella trappola del clichet con Standards.
Da ultimo, come i Pink Floyd anche i Tortoise sono uno dei bersagli preferiti dei revisionisti.
L'uscita di It's All Around You è stata per i Tortoise l'occasione per un lungo press-day con la stampa italiana e noi abbiamo raggiunto telefonicamente Doug McCombs, bassista e portavoce del gruppo. Oltre ad essere persona assai disponibile e estremamente paziente, cosa non facile dopo un'intera giornata dedicata ai giornalisti, Doug è grande appassionato di musica e dalle sue parole traspare una competenza, una chiarezza di idee e soprattutto una capacità di giungere al "punto" della domanda non sempre facile da trovare nell'interlocutore di un'intervista. Ne approfittiamo per chiedergli della loro ultima fatica ma anche di altre questioni legate in generale alla musica di questo gruppo ormai storico della scena underground americana.
Ha richiesto più tempo e sessioni degli ultimi due album, "TNT" e "Standards". Forse in questo senso possiamo dire che è prodotto meglio. In generale ogni volta che realizziamo un nuovo disco, ci troviamo più a nostro agio con l’intero processo produttivo e affiniamo la nostra tecnica nel lavoro in studio. In ogni nuovo disco diventiamo più consapevoli del significato delle canzoni in termini di architetture sonore e produzione. Sin dai primi ascolti ho avuto l’impressione che “It’s All Around You” fosse più lineare e accessibile dei lavori precedenti… Non penso sia più lineare, anzi… personalmente lo trovo più complesso di “Standards”, per esempio. Anche se esistono molte similitudini tra questi due lavori. "It's All Around You" ha un range più ampio a livello di dinamica. Accadono molte più cose sia in primo piano che sullo sfondo.
Ho notato un uso più limitato dell’elettronica. L’album sembra più “suonato” dei primi lavori, non trovi?
In realtà l’elettronica è presente quanto nei dischi precedenti. Penso piuttosto che sia meglio integrata nell’impianto strumentale… più nascosta in un certo senso, ma la cosa non è esattamente voluta. Ci siamo abituati disco dopo disco a utilizzare l’elettronica in modo più trasparente, è stato un processo naturale. In "The Lithium Stiffs" c'è la voce di Kelly Hogan. Penso sia una delle prime volte che vi servite di voci aggiunte nelle vostre canzoni, anche se in questo caso è utilizzata più come uno strumento. Come mai questa scelta? Possiamo aspettarci altri tentativi in questa direzione, in futuro? Probabilmente sì. Sai, per noi l'uso di voci in un disco è una novità, rappresenta un bel cambiamento e soprattutto una bella sorpresa per l'ascoltatore. Il fan medio dei Tortoise, infatti, non si aspetta esattamente di ascoltare delle voci in un nostro disco e così quando ci si trova di fronte resta un po' spiazzato. Potremmo ripetere l'esperimento in futuro... non so dirti quali siano le possibilità che i Tortoise collaborino con un cantante o un cantautore. Finora non lo abbiamo fatto perché non si è presentata mai la possibilità ma siamo assolutamente aperti a qualsiasi idea: è solo una questione di opportunità.
In effetti anche “Crest” ha questo tipo di sviluppo. Tutto questo fa parte della nostra esperienza musicale collettiva, molte cose diverse sono confluite nel tentativo di realizzare questo disco, molte esperienze finiscono in ogni nuovo disco dei Tortoise. Abbiamo sempre cercato di pensare in modo diverso, di porre a confronto e far collidere vari stili e generi musicali per creare qualcosa di nuovo. Penso che "Salt the Skies" rappresenti al meglio uno di questi momenti di ricerca.
Sono fondamentalmente d’accordo, anche se alcuni nostri pezzi conservano la staticità di Steve Reich. Nel resto della produzione proviamo ad aggiungere un certo contenuto melodico alle idee classiche, basta ascoltare le parti di xilofono. In realtà non siamo interessati alla classica contemporanea ma ci affascina l’idea di combinarla con la musica popolare per realizzare qualcosa di nuovo e non ascoltato prima. Credo che "Standards" sia un buon album per la prima metà. La cosa positiva in quel disco è l'ironia, la band dimostra di non essere così seriosa come i critici la definiscono... ma ritengo d'altra parte che sia un lavoro molto confuso, incerto su quale direzione seguire. Come vedi "It's All Around You" in rapporto a "Standards"? Come ti dicevo prima penso che siano molto simili, anche se ritengo che quest'ultimo sia più complesso: accadono molte più cose rispetto a "Standards" che invece è più omogeneo. Non sono d'accordo però con la tua affermazione, per me restano due ottimi dischi che hanno molto in comune.
La penso esattamente come te. Il jazz è una fonte d'ispirazione notevole per noi, inutile negarlo, ma ad ogni modo quel che suoniamo non è jazz! I critici dovrebbero capirlo, basta pensare che anche l'improvvisazione, che rappresenta uno degli elementi chiave per distinguere cosa è jazz da cosa non lo è, nei Tortoise è quasi assente. Ogni membro dei Tortoise è impegnato in uno o più progetti paralleli. Quanto incidono i rapporti con gli altri musicisti sulla musica del gruppo? Incidono in maniera decisiva: suonare in altri progetti per noi significa fare nuove esperienze, proprio perché lavoriamo con gruppi di persone differenti che hanno modi di pensare alla musica diversi dai nostri. Questo bagaglio di esperienze accumulato nei progetti paralleli torna utile quando ci riuniamo nei Tortoise perché ognuno mette a disposizione degli altri le sue nuove conoscenze, c’è un libero interscambio delle idee ed esperienze realizzate.
Nella dimensione live la nostra musica guadagna sotto il profilo della dinamica. Mentre alcuni elementi acquistano rilevanza unicamente dal vivo, altri possono anche essere trascurati e omessi. Durante i tour suoniamo quasi tutte le canzoni dei nostri album in modo da capire come ciascuna di esse funzioni dal vivo, di quale sia l’arrangiamento più opportuno, quali gli elementi da valorizzare per ottenere un buon risultato. Non suoniamo mai le canzoni esattamente come sono su disco, il più delle volte le integriamo con brevi passaggi che fanno da collante o da chiusura.
Scheda: Tortoise
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