Se alla luce delle nuove tecnologie, dei my space, del peer to peer inarrestabile, degli i-pod e degli i-phone, dei laptop che sono diventati oramai compagni inseparabili di vita, ha ancora senso parlare di “tesori nascosti” in ambito musicale, allora Ulrich Schnauss è uno dei pochi personaggi oggi in circolazione che merita quest’appellativo.
Classe 1977, il tedesco comincia a farsi notare sul finire dei Novanta nascosto dietro a vari moniker: Ethereal 77, progetto drum and bass con il quale il Nostro pubblicherà un album (Landscapes – Basedaddy, 1999) ed una manciata di singoli alcuni dei quali licenziati dalla Good Looking Records di LTJ Bukem, The Extremist con un paio di dodici pollici per esplorare il suo lato più techno e cattivo, e View To The Futurein bilico tra ambient e morbide progressioni breakbeat. Sono gli anni in cui Schnauss sguazza immerso sino al collo nella realtà dance/elettronica tedesca, scena della quale si è sempre considerato come elemento anomalo e dalla quale si distaccherà in maniera (quasi) definitiva nei primi anni Duemila conseguentemente al suo arrivo nel roster della berlinese City Centre Officies.
L’approdo nell’etichetta gemella della Morr Music viene battezzato con la pubblicazione dell’album Far Away Trains Passing By(City Centre Officies, novembre 2001) primo”manufatto” ad essere pubblicato dal Nostro sotto l’egida del suo vero nome, e snodo cruciale per tutta la sua carriera a venire. Ancora fortemente legato all’esperienza elettronica ma già con lo sguardo proiettato altrove, Schnauss mette in piedi un album che nasconde, dietro le meccaniche di un suono post-Warp, un piccolo mondo fatto di riferimenti più o meno espliciti alla contemporaneità pop: dalle atmosfere Tangerine Dream dell’iniziale Knuddlemaus, alle spezie wave disseminate in Beetween Us And Them, dalla circolarità Global Communication di Passing By alla pigra battuta di Nobody’s Home; Far Away Trains Passing Bys’innalza come modello di eleganza ed emotività, un gesto d’incredibile buon gusto e di raffinata abilità compositiva, un “classico” nel vero senso della parola, reso ancora più prezioso dal fatto di essere riuscito a rimanere per molto tempo sfuggente oggetto del desiderio di tanti. Ristampato dalla Domino nel 2005, è oggi facilmente reperibile in formato doppio CD con allegato un bonus contenente singoli e rarità (8.0/10).
La pubblicazione di Far Away…coincide con un periodo di riassestamento e di riorganizzazione nell’attività di Schnauss che stoppa la propria produzione per circa due anni, modificando radicalmente stile ed approccio alla composizione. “Con il passare del tempo sono diventato sempre più critico nei confronti del mio lavoro, la ricerca di nuovi suoni e di nuove forme sono diventati per me punti irrinunciabili, costringendomi ad un’inevitabile dilatazione dei tempi. Nel periodo di Far Away… erano sufficiente due al massimo tre giorni per terminare un brano, per Isolated Places lo stesso lavoro necessitava di qualche settimana, adesso, per il solo missaggio di Goodbye ho impiegato oltre un anno”.
Conferito all’elettronica un ruolo di secondo piano, A Strangely Isolated Place(City Centre Officies, giugno 2003) vira decisamente verso il rock ed in particolare verso la stagione breve ma felice dello shoegaze, genere per il quale il tedesco ha sempre dichiarato un amore incondizionato.
“Ho iniziato ad ascoltare musica da bambino e lo shoegaze è stato il primo genere musicale che mi ha entusiasmato veramente. I Chapterhousesono probabilmente la mia più grande influenza. Li ammiro per come sono riusciti a trovare un amalgama perfetto tra rock e dance, soprattutto nel loro secondo album (Blood Music), inoltre, il lavoro di Andrew Sherriff alla chitarra ha sempre avuto un che di magico per il sottoscritto“. Il disco non fa certo mistero di questa predilezione svelando il lato più onirico del Nostro qui stretto tra glaciali atmosfere dream pop (Gone Forever) e cavalcate space rock dal sapore vagamente progressive (On My Own), incanti ambient alla Bark Psychosis (Monday Paracetamol) ed inevitabili suggestioni Chapterhouse (la title track). Cambia la forma ma non la sostanza e come per il predecessore non si può far altro che fermarsi, stupirsi ed applaudire. (7.7/10).
Sulla scia della buona circolazione dell’album arrivano per Schnauss numerose richieste di remix e collaborazioni, tra le quali vale la pena di ricordare quelle per Mojave 3, Depeche Mode e Longview, band di cui è entrato a far parte, come tastierista, nei primi mesi di quest’anno, poche settimane prima di pubblicare il terzo lavoro in studio, Goodbye, nuovo capitolo del viaggio a ritroso intrapreso dal Nostro verso il cuore del dream pop più sublime, con buona pace di chi certe sonorità non ha mai potuto digerirle.
Scheda: Ulrich Schnauss
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