Tune in
Pubblicazione 01 Ottobre 2003

Múm

Ipotesi di trapasso

Se è vero - come è vero – che stiamo vivendo in tempo reale la definitiva ibridazione delle forme sintetiche nel pop, nel rock e nel folk, e che i risultati fanno pensare a qualcosa di intimo ed urgente, coinvolto in profondità con lo stato delle cose, allora non possiamo esimerci dal considerare i Mùm come una delle band più importanti in circolazione.
in line up originaria...
Múm
2000
in line up originaria...

L’opera dei minimalisti storici (Glass, Riley...), poi di Eno, Neu!, Kraftwerk, prestatasi negli anni come mezzo di contrasto per dissidi socioesistenziali (Suicide, Devo...) e substrato di guizzanti tracimazioni pop-dance (New Order, Human League...), può essere altresì ravvisata (trasfigurata) nel background su cui si struttura l'onnipresente sottofondo contemporaneo, dalle canzoni di ogni ordine e grado (che ti seguono in veste di muzak per sale d'aspetto, ascensori, centri commerciali...) alle soundtrack cine-televisive, dai videogames alle suonerie dei cellulari.

Non deve perciò stupire se quelle stesse intuizioni riaffiorano - previo un lungo capillare lavoro di metabolizzazione - ad un livello più intimo, fianco a fianco con i moti più impalpabili dell'anima (Pan Sonic, To Rococo Rot, Fennesz, Boards Of Canada, certi Air...), con l’aria un po' smarrita ma familiare di chi è rientrato dopo un lungo viaggio. Come un archetipo di ritorno.

È a questo punto che entrano in gioco i Mùm.

Reinvenzione

Sono in quattro: Orvar Smàrason (elettroniche), Gunnar Tynes (elettroniche e chitarre) e le gemelle Ktìstin-Anna e Gyda Valtysdòttir, pianoforte e violoncello, già celebri quest’ultime per aver graziosamente occupato la copertina dell’album Fold Your Hands Child, You Walk Like A Peasant dei Belle And Sebastian. L'accademia, il pop sintetico e il punk hardcore sono dunque gli eterogenei bagagli d'esperienza che confluiscono nel progetto Mùm, nato - per una di quelle combinazioni che a posteriori sembrano disegni del fato - nel bel mezzo di una rappresentazione teatrale (le sorelle recitavano, gli altri due si occupavano delle musiche), anno domini 1998.

Giovani, carini (le gemelle di sicuro) e occupati ad imbastire le trame tenui di canzoni sottilmente insidiose, sottilmente votate a far coincidere il respiro di fisarmonica, archi e pianola con lo zampettare febbrile dei beat sintetici e con il pigolio cibernetico dei glitch. Il miracolo è che queste elaborazioni sembrano un fatto naturale e profondo, privo di compiacimento, meditato (e quanto!) eppure semplice come uno sguardo posato sulle cose.

Sembra poco, è moltissimo. Sono sistemi di rappresentazione che si saldano, stringono alleanza contro l'eclissi delle sensibilità. È scoprire il reale nella direzione opposta, verso quell'artificiale che al vero ritorna riproducendone il gesto, scovando nel suono - opportunamente combinato, reinventato anch'esso in funzione simbolica - un veicolo prodigioso di emozioni. L'avatar, simbionte che reca tracce inestinguibili d'umanità, contro l'aridità dell'idolo - "umano" troppo inumano - ed il circuito chiuso dell'idolatria.

Occorreranno due anni ai Mùm per licenziare l’album d’esordio, pubblicato dalla microscopica Thule Records ad uso e consumo del mercato islandese.

Non facciamo wallpaper music! Intervista

Senza suscitare particolari clamori, i vostri album sono considerati come dei masterpiece glitch-pop, o comunque tra i più influenti nel campo della folk-tronica. Sentite il peso di questa grande responsabilità?

Sentiamo delle responsabilità nell’aprire noi stessi agli altri e non ci importa quali etichette ci vengano date. Comunque la nostra consapevolezza risiede nel non fare musica che sia solo passiva, cioè composizioni tappezzeria, non vogliamo fare musica “carta da parati”, per quanto la società occidentale la prediliga.

La vostra compaesana Bjork ha dichiarato in una intervista di avere riempito un database con centinaia di idee ritmiche, combinando le quali ottiene le basi per la composizione delle sue canzoni. Sono rimasto sorpreso da questo, trovandola piuttosto molto melodica. Cosa mi dite del vostro metodo compositivo?

Beh penso che molti musicisti che lavorano in questo campo, con computers e samplers, facciano di queste cose. Naturalmente abbiamo un sacco di cartelle piene di ritmi, suoni, melodie ancora inutilizzate che non aspettano altro che vedere la luce del giorno.

I Sigur Ros, con i quali siete amici, hanno registrato in una piscina (ovviamente vuota) per la particolare resa acustica. Non so se questo corrisponda al vero, ma il loro disco suona proprio come se lo fosse! Naturalmente è una manipolazione in studio, ma sembra che abbia una storia, ed è la sensazione che ho anche ascoltando voi…

Lo studio dei Sigur Ros è una vecchia piscina abbandonata! Originariamente era una piscina per i dipendenti di una fabbrica e loro l’anno riciclata. Noi abbiamo registrato in quel luogo la maggior parte del nuovo album.

Questo porta dritti alla prossima domanda: per l’efficacia di una canzone sono più importanti le liriche o l’ambiente sonoro?

Non c’è una scaletta preferenziale. Noi cerchiamo di non distinguere tra suono, parole, struttura e scrittura. Ci sforziamo di lasciare che la nostra musica viva fuori dai linguaggi e dai criteri.

Rispetto a Yesterday Was Dramatic... in Finally We are No One c’è un certo spostamento verso il formato canzone, con molte più parti cantate. Dobbiamo aspettarci un lavoro più orientato verso il pop per il futuro?

Se il canto fa più pop, allora chi lo sa… Non sono a conoscenza di queste cose, ma Kristin è decisamente in un periodo di sperimentazione sulla propria voce, che sembra essere un ottimo strumento. Così sul prossimo album è molto probabile che la sentiremo di più

C’è una componente intima e escapista nei vostri lavori che mi fanno pensare a una sorta di negazione dell’attualità. È una sensazione corretta?

Spero proprio di no. Dipende da cosa si sta sfuggendo. Dalla dura realtà di tutti i giorni? Non penso proprio che la bellezza delle piccole cose, i piccoli sentimenti nascosti, esser svogliati alla sera o appagare una confortevole paura siano forme d’evasione. Sono vita, nonché cose importanti per viverla bene. Come ho detto prima non vogliamo fare musica per addormentare la gente, vogliamo anzi svegliare sentimenti nascosti, aprire porte e finestre.

In effetti la vostra musica ha un potere evocativo molto forte, proietta l’ascoltatore in una dimensione cinematica, richiama la presenza di spazi e immagini. A proposito, avete composto la musica per la corazzata Potyomkin, ci sono altri progetti di questo tipo in cantiere?

Abbiamo lavorato un sacco nei teatri e anche con la danza moderna, in passato, ci siamo cimentati in improvvisazioni per film muti e come per la Corazzata sono state realizzate sonorizzazioni complete. Continueremo a farlo nel futuro e magari potremmo comporre musica anche per nuovi film. Alle volte rimaniamo ipnotizzati dalla connessione tra suoni e immagini, proprio come per la musica e la poesia e in generale tra tutte queste cose. Lavorare per la Corazzata è stato sorprendente per noi, mettendoci in contatto con sentimenti che pensavamo di non poter evocare.

in formazione a sei nel duemilatre
Múm
2007
in formazione a sei nel duemilatre

Veniamo alla querelle per l’uso indebito di I’m 9 Today per uno spot Sony. Mi ha colpito la vostra determinazione. Penso inoltre che certa musica debba rimanere fuori dai giochi commerciali anche se molti vostri colleghi non la pensano così…

Dunque, pensiamo alla nostra musica negli spot in un po’ di piani differenti. Prima di tutto: non vogliamo che le nostre composizioni siano asservite al profitto, alla vendita di prodotti, non è leale nei confronti di chi acquista i nostri album, che c’è affezionata. Secondo, non vogliamo prendere parte del business che degraderebbe la nostra musica. Terzo, siamo totalmente contro la cultura pubblicitaria così com’è emersa sia per il suo controllo sulla società, sia per la sua invasione dello spazio mentale, che toglie creatività ai ragazzi. Così molte energie giovanili finiscono nelle industrie della pubblicità perché questa gente crede negli standard proposti dalle stesse multinazionali dello spot. Questo ha un impatto notevole sull’arte, la politica e occasione di dibattito con i giovani oggi. Siamo rimasti sbalorditi che la Sony avesse utilizzato una nostra canzone senza chiederci il permesso, prima o poi le cose gli torneranno indietro.

Un'altra domanda terrificante: cose ne pensate della stampa musicale? Siete contenti di come vi trattano? Notate delle differenze tra nazione e nazione?

Non lo so e forse non ci interessa. Penso che certa parte delle stampa sia molto buona, e molta è pessima ma non c’è via di mezzo. C’è gente accorta in ogni stato per cui ogni posto ha qualcuno che scrive decentemente. E comunque la critica musicale sembra persa in un suo mondo isolato dal resto. Non è vero?

Beh, in parte sì. A proposito delle critiche che ricevete, è difficile trovare sui giornali riferimenti ai Kraftwerk, che per me sono presenti in brani come Don’t Be Afraid, You Have Just Got Your Eyes Closed, oppure a Eno, la cui attitudine pop è presente in Green Grass Of Tunner. Sembra che la musica sintetica contemporanea sia un po’ timorosa nel riferirsi o confrontarsi col passato. Che ne pensate?

Phfoof. Non penso che fare liste o dissertare su questi nomi costituisca un lasciapassare. Kraftwerk e Eno hanno ovviamente un grosso impatto su tutta la musica elettronica composta oggi ma non so in che modo ci influenzino. È uno studio che non mi interessa.

Dal vivo siete più energici, fate maggiore uso di strumentazioni analogiche. Vivete questo come un adattamento o una limitazione? In altre parole, i tour sono occasioni di vedere gente, una necessità promozionale o un momento artistico necessario?

Naturalmente è importante per noi andare fuori e suonare per la gente che ci ascolta, vedere i loro volti e donargli qualcosa, se si sorprendono o evocano emozioni. Siamo privilegiati per il fatto che giriamo il mondo, fare così tante cose e conoscere così tante persone. Ci viene naturale suonare live, prendere in mano gli strumenti e suonare. La cosa negativa è che può diventare estenuante. Poi è anche costoso essere in tournée per cui i nostri show sono sempre pochi… Come tutti, abbiamo avuto la nostra parte di incidenti da tour.

A proposito di live, verrete in Italia, magari promovendo un nuovo album?<

Per il momento non sono previste date in Italia, anche perché ci siamo stati da poco, ad un festival organizzato veramente male a Roma nel giorno del blackout (durante la "Notte Bianca" del 27 settembre ndr.). È divertente perché eravamo a NY quando c’è stato lo stesso problema. Comunque a Roma abbiamo suonato 35 minuti dopo che eravamo stati nel luogo del concerto tutto il giorno per preparare tutto. Quando abbiamo iniziato ad ingranare e sentire la musica qualcuno ci ha detto di smettere, dopo un ora è arrivato il blackout. Tuttavia quando abbiamo suonato a Ferrara, Pisa e Brescia penso siano stati i migliori concerti della nostra carriera, lì la gente e l’organizzazione sono stati semplicemente perfetti. A parte questo siamo rimasti sconvolti l’altro giorno quando abbiamo sentito le news dal vostro paese: dei poliziotti pestavano i manifestanti al summit europeo. È disgustoso vedere immagini come queste specialmente nel vostro Belpaese. Politicamente la vostra situazione è orribile, detestiamo Berlusconi e tutto quel che rappresenta

Scheda: Múm

copertina pdf #91