Tune in
Pubblicazione 15 Novembre 2006

Long Blondes (The)

Natural next big things

Nel gioco dell’art-wave-pop made in UK, la parte che hanno scelto di recitare le Long Blondes da Sheffield è quella di consapevolissime next big thing. Con un paio d’assi nella manica.
Long Blondes (The)

Si è parlato di Franz Ferdinand, Art Brut, Young Knives. Ovvero quando l’art school irrompe - ancora una volta - nel pop inglese. Attualmente però è difficile trovare in UK qualcuno che sia più arty delle esordienti Long Blondes da Sheffield. Se pensate però che fama, gloria e successo siano lontani dai loro pensieri, vi sbagliate di grosso.

Accantonati gli esordi ultra indie contrassegnati un paio d’anni fa da alcuni singoli cult per Angular Recordings e la Good and Evil di Paul Epworth (Bloc Party), Kate Jackson e i suoi (il chitarrista Dorian Cox, la bassista Reenie Hollis, la tastierista Emma Chaplin e il batterista Screech) mostrano anzi di conoscere bene le regole del gioco, e la parte che hanno scelto di recitare è proprio quella di consapevolissime next big thing. Ci riescono piuttosto bene, grazie anche a un paio d’assi nella manica, come dimostra il debutto Someone To Drive You Home.

Sheffield 1 : London 0 - Intervista

Quando la raggiungiamo al telefono in una mattina di settembre, Kate Jackson è ancora visibilmente eccitata dalla serata precedente (la prima Rough Trade Night a Roma, insieme a 1990s e The Veils), a detta sua un successone. L’entusiasmo che trapela dalla sua voce è tangibile e sincero, così come la prontezza e sicurezza nelle sue risposte. Non stupitevi dunque se quanto segue sembra uscito dritto dalle pagine di NME…

Da buona esordiente, ti tocca raccontarci la storia del gruppo, aneddoti e cose così…

Nel 2003 io e Dorian – il chitarrista, ndr - facevamo i deejay a Sheffield. Era tutto tremendamente noioso in quella scena, così abbiamo pensato di mettere su una band. Non c’erano gruppi con donne, nessuno che fosse influenzato da Pulp, Suede, Roxy Music. Tranne gli Yeah Yeah Yeahs, forse. Inoltre, nessuno di noi sapeva realmente suonare all’inizio. Abbiamo scelto i membri e il ruolo che avrebbero avuto in base al loro aspetto, Screech è stato scelto come batterista per via dei suoi capelli, Reenie perché aveva l’aspetto di una bassista, e così via. Abbiamo cominciato a provare e abbiamo fatto il primo concerto la sera stessa della prima prova. Le cose sono andate sempre più veloci da allora in poi. Il supporto di chi ci stava intorno, a partire dalle piccole label, ha fatto il resto. Siamo stati davvero fortunati!

E come siete venuti in contatto con la Rough Trade?

In verità sono stati loro a contattarci! E’ successo all’inizio di quest’anno. Avevamo ricevuto il Philip Hall Radar Awardda NME, che solitamente viene dato a chi mostra il potenziale per diventare una grande band. Non potevamo crederci, perché era proprio la label dei nostri sogni ad averci contattato...

Il vostro metodo di lavoro è cambiato da quando avete cominciato a registrare il nuovo album, allora? Ho notato che rispetto ai vostri primi singoli, il vostro suono è meno sperimentale e più orientato al pop.

Sì, credo di capire cosa vuoi dire. E’ stata un’evoluzione,; prima non avevamo nessuna esperienza, adesso questa è la nostra principale occupazione. Continuare ad essere una sorta di lo-fi band quasi incapace di suonare, come agli inizi, non si sposava con le nostre ambizioni di diventare un gruppo pop da classifica (ride, ndr.).

Penso che un produttore in questo caso abbia fatto la differenza, no?

Assolutamente! Volevamo un suono più poppy. Arrivati alla Rough Trade ci chiesero a quale produttore ci sarebbe piaciuto rivolgerci. Abbiamo subito pensato a Jarvis Cocker, ma sfortunatamente era già impegnato a fare il suo disco solista e non aveva grandi esperienze come produttore. Così ci siamo rivolti al suo collega nei Pulp Steve Mackey (anche per mantenerci dalle parti di Sheffield), e si è rivelata un’ottima scelta, perché aveva già lavorato al disco di M.I.A. che era piuttosto sperimentale e pop al tempo stesso, proprio come noi volevamo. Il giusto crossover tra underground e mainstream, insomma. Steve è riuscito a mantenere il nostro carattere originario, valorizzando le nuove composizioni. Abbiamo anche ri-registrato del vecchio materiale, come Giddy Stratospheres, Once And Never Again, Lust In The Movies e Separated By Motorways in chiave più rock.

So che avete dichiarato che, a differenza di alcuni dei vostri colleghi, non ascoltate Beatles e Rolling Stones. Infatti le vostre influenze sono più riconducibili alla new wave. Mi vengono in mente Orange Juice, The Fall, Pulp o anche cose più avant come Pere Ubu o Pop Group. Mi spieghi meglio questa cosa?

Ma noi vogliamo essere parte della storia del pop! (ride, ndr.). Ogni generazione ha avuto le sue influenze, e i gruppi che hai citato sono le influenze più cool del momento, quelle a cui oggi guardano tutti. Tutto qui. Beh, e ovviamente amiamo queste band…

Mi sono anche accorto che avete riservato il vostro lato più sperimentale ai lati b dei vostri ultimi singoli. Brani come Platitudes o Fulwood Babylon mi hanno ricordato cose non esattamente pop, come i Suicide o Siouxsie…

Per quelle abbiamo lavorato con il dj Erol Alkan, che era alla sua prima esperienza di produzione; probabilmente suonano diverse rispetto al disco perché l’approccio è stato diverso. Le b side ti danno molta più libertà di sperimentare, è sempre stato così. Molte delle nostre band preferite hanno fatto b side incredibilmente interessanti, e adesso abbiamo capito il perché!

Rispetto ad altre band, dalla vostra avete anche dei testi ironici e pungenti, che descrivono storie di ragazzi e ragazze della vostra generazione, come in Once And Never Again, o Heaven Help The New Girl, o A Knife For The Girls. Questa cosa mi ha ricordato molto i Pulp o gli Smiths…

I testi sono fondamentali. Non esiste una buona canzone pop senza un buon testo. E’ anche interessante lavorare su più livelli. Prendi Girlfriend In A Coma degli Smiths: la musica ha un andamento allegro, ma le liriche sono tristi e angoscianti. Mi è piaciuto lavorare su contrasti del genere, è una cosa che funziona sempre.

Parliamo della città da cui provenite, Sheffield. Mi dicevi che non c’è molta vita musicale da quelle parti…

Già, non c’è mai stata una vera scena locale. Se prendi alcune band di Sheffield del passato, si tratta quasi sempre di band fuori dalla norma. Questo perché, come in ogni città di provincia, per chi ci vive la musica diventa una via di uscita dalla quotidianità. E’ solo adesso che la gente sta parlando di una scena musicale a Sheffield. Ci sono un sacco di band giovani, ma sono molto meno sperimentali rispetto a band del passato come Pulp, Cabaret Voltaire o ABC o The Human League.

Long Blondes (The)

Avete amici in quella scena?

Non proprio, ormai non passiamo più tanto tempo da quelle parti… Abbiamo amici in altri posti, come Glasgow (Franz Ferdinand, 1990s, che sono tra i miei preferiti) o Leeds…

E’ vero che vi è stato chiesto di suonare alla Biennale di Venezia?

E’ successo due settimane fa, alla Biennale di Architettura! Sheffield è stata gemellata a Venezia (ride imbarazzata, ndr)… In ogni caso, Sheffield è una città con un’architettura particolare, molto spigolosa, con edifici dai profili insoliti. Non è un caso che molta musica elettronica sia venuta da lì. Noi siamo stati scelti perché la nostra musica, in qualche modo, rappresenta anche questo. E’ interessante notare come le band possano essere influenzate dall’architettura della città in cui vivono.

La stampa musicale britannica è molto diversa da quella del resto d’Europa. Il modo in cui vi relazionate ad essa (e con la stampa in generale) mi è sembrato da subito, come dire, interessato…

La verità è che non abbiamo avuto molta scelta (ride, ndr.)! E’ molto bello e divertente per noi, abbiamo approfittato del fatto che NME ci abbia preso sotto la sua ala protettiva, ma siamo comunque consapevoli che non è una cosa che puoi prendere troppo seriamente…

Questa consapevolezza ha forse a che vedere col fatto che non venite da Londra?

Certo. E’ una sorta di questione di sopravvivenza. Quando hai vissuto ai margini è inevitabile che, se vuoi prevalere, devi tirare fuori il carattere. D’altro canto a Londra ci sono sempre un sacco di band che vanno e vengono, è decisamente diverso… ma generalizzare non è corretto. In ogni caso, noi siamo decisamente hardcore (ride, ndr)!

copertina pdf #91