La storia recente dei Libertines ricorda più la
biografia non autorizzata di un travagliato gruppo rock dei ’70 che
l’avventura di uno dei tanti gruppuscoli odierni, magari contenti
soltanto di salire sul carro del rock and roll revival e di guadagnare
la copertina del magazine di turno.
Le peripezie del membro fondatore Pete Doherty,
tra vicende giudiziarie, ricoveri in cliniche disintossicanti,
improvvisi abbandoni ed infingardi colpi di coda (il progetto
alternativo/antagonista Babyshambles) sembrano
riportarci ai bei tempi in cui un musicista, se non sfasciava le camere
d’albergo e non finiva sotto arresto ogni due settimane, non poteva
essere considerato una rockstar degna di quel titolo.
Eppure i
Libertines sono stati (anche) altro. Alla luce del palliduccio ritorno
di questi giorni, sembrano lontani i tempi di Up the Bracket, in cui i
ragazzi londinesi mostravano di essere la vera alternativa al monopolio
targato Strokes rivelandosi capaci di saper coniugare lo stesso verbo di Casablancas & co. in idioma britannico, alla maniera di Kinks e Clash per intenderci. Un gruppo dalla scrittura sicura e dall’identità ben
precisa, per quanto palesemente derivativo; un po’ come i - mai
abbastanza – celebrati Jam di Paul Weller, con la
differenza di non poter far affidamento su dinamiche di gruppo tanto
stabili nel tempo da lasciare segni più tangibili di un esordio
promettente. Almeno finora…
Le ultime vicende legate ai Nostri - probabile conseguenza dello hype spasmodico che si crea sistematicamente intorno ad ogni next big thing– mostrano quanto una certa estetica rock, basata sulla trasgressione
ad ogni costo e sull’autodistruzione, sia non solo dura a morire ma si
sia perfino adattata ai nostri tempi. Fenomeni come l’ascesa e la
(apparente) caduta dei Libertines si spiegano facilmente, specialmente
quando – come in U.K. - c’è tutto un sistema mediatico che appoggia ed
incoraggia implicitamente certi comportamenti, considerati ancora
scandalosi dall’etica vigente, ma accettati da chi conosce le regole
del gioco. E così stili di vita che trenta anni fa erano rottura,
adesso sono norma; in virtù di questo, fanno e faranno discutere sempre
di più rispetto alla musica in sé.
Proprio quello che è capitato ai Libertines, che in fondo sono solo quattro ragazzi che, fedeli alla lezione dei loro maestri Strummer e Jones, ci hanno ricordato che London’s (still) burning.
Scheda: The Libertines
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
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