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Pubblicazione 01 Gennaio 2004

The Libertines

London’s (still) burning

Se nel panorama odierno c’è una band balzata agli onori della cronaca più per dissidi interni che per il verbo musicale da essa divulgato, è senz’altro quella di Carl Barat e Pete Doherty. Parliamo dei Libertines, ovvero di come i vecchi cliché del rock’n’roll lifestyle sono, oggi più che mai, duri a morire.
non poteva mancare la classic in the street photo...
The Libertines
2003
non poteva mancare la classic in the street photo...

La storia recente dei Libertines ricorda più la biografia non autorizzata di un travagliato gruppo rock dei ’70 che l’avventura di uno dei tanti gruppuscoli odierni, magari contenti soltanto di salire sul carro del rock and roll revival e di guadagnare la copertina del magazine di turno.

Le peripezie del membro fondatore Pete Doherty, tra vicende giudiziarie, ricoveri in cliniche disintossicanti, improvvisi abbandoni ed infingardi colpi di coda (il progetto alternativo/antagonista Babyshambles) sembrano riportarci ai bei tempi in cui un musicista, se non sfasciava le camere d’albergo e non finiva sotto arresto ogni due settimane, non poteva essere considerato una rockstar degna di quel titolo.
Eppure i Libertines sono stati (anche) altro. Alla luce del palliduccio ritorno di questi giorni, sembrano lontani i tempi di Up the Bracket, in cui i ragazzi londinesi mostravano di essere la vera alternativa al monopolio targato Strokes rivelandosi capaci di saper coniugare lo stesso verbo di Casablancas & co. in idioma britannico, alla maniera di Kinks e Clash per intenderci. Un gruppo dalla scrittura sicura e dall’identità ben precisa, per quanto palesemente derivativo; un po’ come i - mai abbastanza – celebrati Jam di Paul Weller, con la differenza di non poter far affidamento su dinamiche di gruppo tanto stabili nel tempo da lasciare segni più tangibili di un esordio promettente. Almeno finora…

Le ultime vicende legate ai Nostri - probabile conseguenza dello hype spasmodico che si crea sistematicamente intorno ad ogni next big thing– mostrano quanto una certa estetica rock, basata sulla trasgressione ad ogni costo e sull’autodistruzione, sia non solo dura a morire ma si sia perfino adattata ai nostri tempi. Fenomeni come l’ascesa e la (apparente) caduta dei Libertines si spiegano facilmente, specialmente quando – come in U.K. - c’è tutto un sistema mediatico che appoggia ed incoraggia implicitamente certi comportamenti, considerati ancora scandalosi dall’etica vigente, ma accettati da chi conosce le regole del gioco. E così stili di vita che trenta anni fa erano rottura, adesso sono norma; in virtù di questo, fanno e faranno discutere sempre di più rispetto alla musica in sé.

Proprio quello che è capitato ai Libertines, che in fondo sono solo quattro ragazzi che, fedeli alla lezione dei loro maestri Strummer e Jones, ci hanno ricordato che London’s (still) burning.

copertina pdf #91