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Pubblicazione 01 Gennaio 2003

Lambchop

Il gusto per la lentezza

I Lambchop hanno saputo reinventare una intera tradizione americana roots (quella nashvilliana, appunto), concedendogli spazi orchestral-sinfonici imponenti ed un'impronta avant
...dubbi sull\'appartenenza?
Lambchop
2008
...dubbi sull'appartenenza?

Il gusto per la lentezza. Ne aveva già detto, in un suo noto romanzo, Milan Kundera. I Lambchop riportano invece la saggezza popolare del "chi va piano, va sano e lontano" all'ambito più specificatamente musicale. Onorando il vero, a segnar la marcia d'avvicinamento verso sonorità incredibilmente diluite e rattenute, vi fu fra '80 e '90 una pletora d'antesignani (oggi sì famosi e celebrati, ma all'epoca piuttosto bistrattati dalla critica musicale, più o meno avveduta).

Penso ai vari Cowboy Junkies, Codeine, Mazzy Star, Come e Low(oltre ad una successiva vagonata d'epigoni più o meno dotati). Merito però dei soli Cowboy Junkies l'aver riallacciato la naturale svogliatezza (slakeness, diremmo oggi) geneticamente insita nel country rock USA più reazionario (quello di Nashville…e, guarda caso, i Lambchop proverranno proprio da tai paraggi) ai rallentamenti per lavori in corso del miglior Buckley sixties.

Decelerare il country-folk e renderlo così una forma di psichedelia ad "usufruibilità ridotta" (musica per pochi e solo a dosi minime), fu per i Cowboy Junkies un tutt'uno. Personalizzando quel (bel) far rock, vincolato a concetti tipo quelli di oblio e dimenticanza, i Lambchop hanno saputo reinventare una intera tradizione americana "roots" (quella nashvilliana, appunto), concedendogli spazi orchestral-sinfonici imponenti ed un'impronta "avant" comune a tutta la loro miglior produzione.

I Hope You're Sitting Down(Usa: Merge / Europa: City Slang, 1994), il primo, bizzarro album della formazione nashvilliana, mette subito in evidenza un assunto fondamentale: i Lambchop hanno ben poco a che vedere con la scena alt.country di metà anni '90. Pur ricordando a tratti stilemi cari ad Uncle Tupelo e Jayhawks, il disco infatti sembra volersi discostare fin da subito dalla tradizione bianca americana, ed allinea 17 tracce dove il gusto per la melodia suadente e raffinata (che sarà una costante di tutta la carriera dei Lambchop) va a mescolarsi spesso e volentieri a costruzioni quasi jazzistiche, che si dipanano in un profluvio di fiati, pianoforti ed organi dalla forte valenza evocativa (si ascolti Soaky in the Pooper). Spesso discontinuo e comunque ancora distante dall'eleganza che sarà la cifra stilistica di How I Quit Smoking e Nixon, il disco non dimentica i toni rock'n'roll (Hellmouth, So I Hear You're Moving) e rivela al mondo lo stile lirico personalissimo ed ironico di Kurt Wagner, nuovo disincantato narratore della realtà americana di provincia. (7.0/10)

Smussate certe "ruvidezze" evidenti, Kurt Wagner e compagni firmano poi con How I Quit Smoking(Merge / City Slang, 1995) uno dei loro lavori più validi. Caratterizzato dalla presenza di una formidabile sezione archi e da orchestrazioni d'ampio respiro che al tempo stesso incorniciano gli interventi dei singoli strumenti (banjo, tin whistle, organo, steel guitar, ma anche le vocals e il sax di Deanna Varagona), quest'album rivela in tutto il suo fulgore l'abilità compositiva di Wagner e, puntando molto di più su una forma-canzone propriamente detta, consegna alla storia almeno una mezza dozzina di brani memorabili, dalla struggente Theone al delicato folk di Suzieju, dalla malinconica ninnananna country Life's Little Tragedy al suo controcanto Your Life As a Sequel, fino alla tenebrosa carola natalizia intitolata, per l'appunto, The Scary Caroler. (8.0/10)

Non ancora trovata una direzione definitiva per il proprio sound, i Lambchop puntano imprevedibilmente su una certa sperimentazione e danno alle stampe Thriller (Merge / City Slang, 1997), un album controverso, che si perde tra varie vie di fuga ambiziose e poco chiare. Immergendosi talvolta nel funk (Your Fucking Sunny Day) e talvolta, addirittura, tra dissonanze chitarristiche vicine alla coeva scena indie, Wagner tributa un vero e proprio omaggio agli East River Pipe, coverizzando ben tre brani della band di culto capeggiata da FM Cornog. Il risultato, anche se non manca qualche buon momento (Crawl Away, Gloria Leonard), è altalenante e fa rimpiangere i fini cromatismi di How I Quit Smoking. (6.5/10)

What Another Man Spills(Merge / City Slang, 1998) è l'album della "svolta", o forse la radice stessa del suono dei Lambchop successivi. Diviso equamente tra brani originali e cover, affonda lo sguardo in un soul bianco raffinatissimo e sensuale e, grazie ad indovinati arrangiamenti minimali, scopre un paesaggio in penombra ricco di atmosfere intimistiche ma straordinariamente calde. E se le sognanti The Saturday Option e Shucks non lasciano adito a dubbi sulla nuova strada "cantautoriale" seguita da Wagner (sempre più one-man band), è nelle cover di Frederick Knight (I've Been Lonely for So Long), ed ancor più, di Curtis Mayfield (Give Me Your Love) che facciamo la scoperta di un interprete vocale sublimemente elegante, che si pone come ideale erede delle grandi voci della canzone "sofisticata" americana. Da segnalare, infine, la presenza in alcuni brani di Vic Chesnutt, altra figura-simbolo della rinascita del country anni '90: suo anche il disegno di copertina, vergato su un elegante foglio di pergamena. (7.5/10)

Se quel disco lasciava già presagire in prospettiva i successivi sviluppi, Nixon(Merge / City Slang, 2000) è a tutti gli effetti la piena realizzazione del suono Lambchop. Ambiziosissimo fin dalle intenzioni (un surreale concept album sulla figura di Richard Nixon, e per di più realizzato con l'ausilio di una vera e propria orchestra), il quinto album della band più famosa di Nashville osa ciò che ad altri era sembrato impossibile: ricreare le sonorità che fecero grande il soul "classico" in un contesto moderno e millenaristico.
Il risultato, pur non scevro da un'inevitabile stucchevolezza (comunque assai piacevole) è di altissimo livello e, se ai primi ascolti può far storcere il naso per il suo essere demodé a oltranza e per il falsetto "mayfieldiano" usato da Wagner in quasi tutti i brani, il disco diventa ben presto uno dei primi classici del nuovo millennio e fa conoscere il nome dei Lambchop anche ai "non iniziati". Lasciando nella memoria una serie di canzoni dalla classe cristallina quali Grumpus, You Masculine You e The Nashville Parent. (8.5/10)

Is A Woman (Merge / City Slang, 2002), atteso oltremodo dopo l'inatteso successo di Nixon, inquadra sul palcoscenico un solo uomo, Kurt Wagner, e quasi un solo strumento, il pianoforte suonato da Tony Crow. Spiazzanti per la loro studiata semplicità che va a contrapporsi alle ricercatezze di "Nixon", le piano songs notturne di Is a Womangiocano su un concetto di circolarità (ed iteratività) che procede per variazioni minime, talvolta impercettibili, e le rende quasi indistinguibili l'una dall'altra. Pervaso di una grazia non immediata che per schiudersi necessita di molti ascolti, "Is a Woman" non riesce però a conquistare al pari di un How I Quit Smoking e di un Nixone finisce per apparire lievemente irrisolto nella sua ambizione autoriale sottilmente "coheniana", facendoci sperare in un futuro ritorno di Wagner al rigoglio sonoro del recente passato. (7.0/10)

...una foto del frontman Kurt Wagner
Lambchop
2008
...una foto del frontman Kurt Wagner

Scheda: Lambchop

copertina pdf #91