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Pubblicazione 01 Gennaio 2004

Kings Of Convenience

Qualità e convenienza

Un collegiale dall’aria malinconica, tanto carino fuori quanto tormentato dentro, un occhialuto nerd, rosso di capelli, troppo timido per uscire con le ragazze: assieme sono i Kings Of Convenience, una ragione sociale fondata su un'ostinata ricerca di semplicità che da sempre si lega all'amore per Simon & Garfunkel.
supergiovani nerd...
Kings Of Convenience
2003
supergiovani nerd...

Avvistati per la prima volta ai festival estivi dell'estate del 1999, due ragazzi norvegesi di Bergen (da cui proviene anche il ragazzo prodigio Sondre Lerche) rispondenti al nome di Erik Glambek Bøe (cantante/chitarrista) e Erlend Øye (chitarrista), riescono ad attirarsi le simpatie dell'americana Kindercore che l’anno seguente darà alle stampe il primo, eponimo e sfortunato album.

L'approccio intimista, e strumentalmente “opportunista”, come loro stessi ammettono, non funziona; la formula necessita forse di qualche cambiamento, magari sarebbe opportuna una giustificazione a un sound che altrimenti non sortisce sufficienti entusiasmi, ma Øye e Bøe non demordono e ci riprovano l’anno seguente, cambiando label (la Source) e qualche arrangiamento.

Quiet Is The New Loud (sei tracce dell'esordio più alcuni inediti) è l'inaspettato risultato: un piccolo caso nel mondo indie di inizio millennio che, oltre a riscuotere consensi e successo, si fa portatore (suo malgrado, probabilmente) di una precisa weltanschaung palesata sin dal titolo. Così, se da una parte la formula del duo richiama smaccatamente l'estetica di una gioventù genuina, semplice, amante della natura e dell'innamoramento, dall'altra vi è una presa di posizione contro tutto ciò che è aggressivo, lascivo e urbano (leggi: rock).

L'approccio anti-alienazione, riferito all'impronta della stragrande maggioranza delle espressioni musicali attuali, li associa per opposizione massima ai Radiohead; laddove i ragazzi di Oxford sembrano essersi fatti carico di un disagio giovanile profondo e radicato negli adolescenti occidentali, i Kings of Convenience, a loro volta, rimarcano la loro estraneità come a voler sottolineare che, in qualche parte del mondo (l'incontaminata Norvegia), certe cose non sono state dimenticate e alcuni valori sono sempre al primo posto. Viene a mente anche la Scozia di metà ’90 dei Belle and Sebastian, teatro di storie di gioventù dei sobborghi che consuma i propri piccoli drammi esistenziali smithsianamente, nell’intimità della propria cameretta, tra una strimpellata all’acustica e un libro di Joyce. O le lande desolate dell’Islanda, tratteggiate musicalmente dai Sigur Ros, in cui è possibile perdersi e ritrovarsi ancora una volta.


Le posizioni della critica vanno da sé: i sostenitori, anche sull'onda dell'entusiasmo per il cosiddetto (e fantasmatico) New Acoustic Movement, applaudono un approccio pulito e cristallino, pacato e tranquillo, perfettamente armonizzato nelle parti vocali e oculato negli inserti di strumenti aggiuntivi alle chitarre acustiche (sax, pianoforte e batteria); altri s'indignano proprio per questa mancanza di originalità, dovuta soprattutto a un consapevole quanto stucchevole recupero dell'estetica Simon & Garfunkel (che fa tanto musica per gli acquisti all'Ikea).


In effetti la somiglianza con gli autori di The Sound Of Silence c'è, nulla da nascondere a riguardo, ma è altrettanto vero che il riferimento al duo newyorchese è opportunamente denaturato e svuotato di quella retorica post-adolescenziale radicata negli anni '60. Se infatti Paul Simon era il cantore di una generazione bisognosa di imparare la lingua dei sentimenti nell'aridità della società del tempo, intenta a rincorrere il boom economico e lasciarsi alle spalle l'orrore della guerra, Erik Glambek Bøe s'accontenta, ben più umilmente, di parlare a tutti coloro che all'intrattenimento urbano preferiscono una giornata nel parco tra amici e un falò.
Questo elogio della quotidianità nei suoi aspetti più semplici, filtrata dal uno sguardo romantico e naif, è alla base dell’odierno successo dei Kings Of Convenience che, dopo inaspettate incursioni elettroniche (l’album di remix Versus) e parentesi soliste (i giochi dietro al consolle di Erlend Øye, artefice anche dell’ultimo DJ Kicks), sono finalmente giunti a un nuovo capitolo, Riot On An Empty Street, nel quale, tra conferme e piccole squarci sul futuro, perpetuano la loro ricerca di una semplicità voluta cocciutamente, ma senza alcuna urgenza comunicativa. Ancora una volta, il silenzio è il nuovo rumore …e forse dall'Ikea si è passati a Habitat.

copertina pdf #91