Daniel Johnston è a Bologna in occasione della sua unica data italiana, gratuita, ai Giardini del Baraccano. Nonostante qualche preoccupazione - data la ben nota malattia mentale del grande cantautore - quando mi trovo seduta davanti a lui su di una sedia di plastica bianca da giardino (mentre una serie di insetti ci cadono addosso dagli alberi) scopro che comunicare con Daniel non è effettivamente facile, ma neppure è difficile come ci si potrebbe immaginare: Daniel strascica le parole in un pesante accento texano ma risponde con disponibilità e dolcezza. Tra mille piccole boccate di Malboro Rosse, cercando di spiegarsi ripete la stessa frase anche quattro o cinque volte e il suo sguardo, in genere piuttosto spento, si illumina di colpo quando si parla di Guerre Stellari, di Paul McCartney e delle donne dei fumetti di Robert Crumb.
Da poco, un paio di ore. Abbiamo fatto un pochino di soundcheck e tu sei la mia seconda intervista. Mi piace l’Italia, oh si che mi piace. Non mi ricordo se sono venuto in Italia prima di oggi ma credo di si, dovrei chiedere a mio fratello. Lo sai com’è, si perde il filo. Ho passato anni e anni sempre chiuso in casa, adesso succede tutto di colpo ed io mi sveglio e non ho idea di dove sono. Così io lo chiedo al pubblico – durante il concerto – e loro rispondono, mi prendono in giro: “Daniel ma non lo sai dove sei?” [ride]. E’ difficile specialmente in Europa, perché negli Stati Uniti mi oriento meglio…ora sono a Boston, ora in California, ora a Washington e poi sempre in Texas. L’ultima volta abbiamo passato in tour tre anni, ci credi? Fu in quel periodo che visitai la Germania ed io amo la Germania. Lì sono tutti gentilissimi con me e poi in genere mi pare che il pubblico europeo mi voglia più bene di quello americano.
Eh ho fatto che dopo tre anni di lunghissimi viaggi dappertutto - mi sono perso, davvero – sono tornato a casa e mi sono seduto sul divano: ho mangiato, bevuto e guardato una caterva di DVD.
…hai una specie di scorpione formica che ti cammina sul ginocchio. Forse è uno scorpione travestito da formica, stacci attenta. E’ pieno di bestioline strane qua attorno. Ecco l’hai levato.
Si, si. Lo sai qual’era il mio preferito? La serie The Twilight Zone [it. Ai confini della realtà, NdR]. Io guardo un sacco di DVD, come ti ho detto – anche se la mia vera passione sono i B-Movies degli anni cinquanta. Sono cresciuto guardando in televisione un programma che si chiamava Science Fiction Theatre ed ero contentissimo perché passavano un mucchio di film divertentissimi. Conosci gli Hammer Movies? Davvero scarsi! Bellissimi, comunque, almeno per me. Quelli però sono già più recenti. Io vado matto anche per i film horror classici come Il mostro della laguna nera, Godzilla, King Kong. Poi guardo davvero un po’di tutto; a casa ho una montagna di film di tutti i tipi.
Si, però è andata a finire che ci sono stato male io. Non mi piace quel documentario. Quando l’ho visto mi sono sentito molto triste e deluso. Però è fatta, ormai ed io cerco di non arrabbiarmi con quelli che l’hanno fatto, perché le loro intenzioni non erano cattive, io lo so.
Amo molto entrambi. Sono generalmente molto preso dal tema del bene che lotta contro il male. Però sono anche sempre più avvilito, perché mi guardo attorno e mi sembra che il male sia sempre più forte, che piano, piano il bene stia cedendo. E’ brutto, questo. Io vorrei che il bene vincesse sempre e almeno nei miei disegni cerco di farlo vincere più spesso che posso.
Oh! L’hai visto? Io non vedo l’ora di vederlo. Ho guardato, guardato e riguardato tutti i trailer, tante volte. Non vedo l’ora di vederlo. Si, lì il male vince alla fine, su Darth Vader e lui vince sugli altri…per il momento. Spero che sia più bello degli altri due, non mi sono piaciuti tanto…però per questo sono emozionato, perché ho l’impressione che sia molto intenso.
Oh si. Lui adorava le donne grasse. Una volta lo sai mi è successa una cosa. Ero in un bar, non mi ricordo dove, credo che fossi da qualche parte in Europa. Ed ho visto, di colpo, una donna enorme: è stato incredibile sembrava che si fosse veramente materializzata da uno dei fumetti di Crumb! Io continuavo a guardarla e guardarla ma non perché fosse bella, perché, anzi, in realtà era una specie di “mostro”. Probabilmente pesava 150 chili ed aveva queste gambone, braccione; era tutta truccata, in maniera molto pesante ed era alta almeno due metri. Era un disegno davanti a me, un disegno trasformatosi in carne. Non potevo credere fosse vera! [ride]
Esatto, si. Lui è una persona straordinaria. Appena lui ha preso in mano la situazione io sono diventato ricco e mi trovavo con un sacco di contanti in tasca, pronti ad essere spesi per quello che mi piaceva fare o comprare. I miei dischi hanno cominciato a venir fuori a ritmi vertiginosi, sono diventato famoso, ho viaggiato tantissimo…lui mi sostiene con il cuore. Prima che lui mi aiutasse io non avevo la più pallida idea di cosa stesse succedendo. Ero a casa, da solo, tutto il tempo, con i miei sogni, la musica, la televisione. Non sono in grado di gestirmi da solo, non lo sono mai stato ed in più non avevo (e ancora non ho) una grande esperienza in questo settore.
Era già pensionato quando le cose hanno cominciato a prendere la piega giusta, per me. Dunque aveva un sacco di tempo da dedicarmi. Era un ingegnere aereo prima, comunque. Infatti ha combattuto nella seconda guerra mondiale, era una “Flying Tiger”.
Ad esempio mio fretello! Anche lui passa il suo tempo a badare a me, a stare con me. Si occupa delle mie cose, quelle che io non potrei gestire perché non sono bravo. Il mio sito internet l’ha fatto lui e sta dietro alla corrispondenza. In più, vende bene i miei disegni: io non avevo idea che valessero tanto. Un disegnino che faccio a matita lui adesso lo vende a cento dollari ed io sono sempre lì: “Wow! Sono così bravo?”.
Si, più o meno o almeno, a volte. E’ stato merito loro se ho acquisito una credibilità sufficiente perché mi chiamassero, i primi tempi, a suonare dal vivo ad Austin. Mi ricordo che qualche tempo fa suonavi durante il Carnevale Ambulante della città e…boom!...incredibile…poco tempo dopo vidi me suonare quella volta mille volte, su Mtv. Fu pazzesco per me, perché capii che avevo una via di uscita. Sai, ai tempi lavoravo da McDonald’s e qualche mese dopo quella comparsa in televisione avevo un disco, mio, che usciva per un’etichetta! Adesso sono dieci anni che non lavoro più da McDonald’s.
Ah, quella è nata in maniera piuttosto naturale. Lui era molto interessato alla mia musica e me lo ha fatto sapere. Mi mandava tutti i suoi dischi e delle lettere. E poi, il capo della Gammon Records, l’etichetta per cui sono usciti alcuni miei dischi, un giorno mi ha detto: “Ehi Daniel, hai voglia di fare un disco con Sparklehorse?” ed io ho detto subito “Certo! Come no!” e sono stato entusiasta, perché la sua roba mi piaceva un sacco. Era un buon periodo quello, ero riuscito a scrivere delle canzoni di cui ero molto soddisfatto; ed è stato proprio quel materiale a comparire sul disco e ad essere prodotto da Mark. Abbiamo sempre comunicato molto bene, io e lui, ci capivamo. Credo che lui voglia fare ancora altre cose con me.
Si, abbastanza. Tanta gente importante ha deciso di suonare una mia canzone che aveva scelto in maniera indipendente ed io sono stato commosso di aver regalato loro una canzone. All’inizio, quando più o meno a progetto partito mi hanno parlato del tributo, mi hanno chiesto: “Ehi Daniel, ci vuoi qualcuno a suonare?” ed io non avevo dubbi, ho risposto “PAUL MCCARTNEY!” (ride). Però lui non è venuto ed io mi sono accontentato, tra i nomi ci sono un sacco di musicisti che stimo davvero. Anche se nessuno di
Oh, no, li ho messi un pochino a riposo. Tu non puoi avere un’idea di quante volte io abbia ascoltato e suonato i Beatles – beh, credo di averlo fatto troppe volte. Per sempre. Anzi, sai cos è, nell’ultimo periodo ho ascoltato in genere davvero poca musica, nemmeno la mia. Come ti ho detto, non faccio che stare seduto in casa e guardare DVD. E sinceramente sono molto contento di essere in tour e di essermi staccato dalla televisione, perché sento di avere realmente bisogno di riavvicinarmi alla musica. Mi sono sentito ri-precipitato in una sorta di palude, che ha un po’ spento il mio slancio creativo. Soffro molto quando non riesco a scrivere nemmeno un pezzo che mi piaccia e mi è capitato, negli ultimi mesi, di passare tantissimo tempo da solo senza riuscire a combinare niente: scrivo una canzone e la cancello, la butto via. Poi lo rifaccio daccapo. Mi sento molto frustrato ed essere frustrati non fa bene né al cuore né all’arte. Quindi ho pensato che avrei staccato un po’, che mi sarei preso una piccola vacanza da me stesso: i DVD dunque sono stati una deriva naturale, un buon modo per passare il tempo ed allontanarmi un pochino da certe mie cose. Infine ho pensato: che diamine, dovrei tornare su tutta quella roba extra che non è finita sui dischi e che ho – credo me ne occuperò presto, appena torno a casa. Sono contento che fare musica stia tornando a fare parte delle mie necessità e dei miei desideri. Deve farlo.
Si, esce a settembre e si chiama Lost And Found. In realtà è proprio pronto da tanto, ma sembra ci voglia una vita per metterlo alle stampe. E’ un disco prodotto in un giorno in realtà e, come ti ho anticipato, quando lo si è finito mi sono trovato con una marea di altri pezzi pronti che non sapevo dove mettere…
Oh, sarebbe bellissimo. Com’è che dite, da queste parti? Viva l’Italia!
Scheda: Daniel Johnston
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