Tune in
Pubblicazione 02 Maggio 2006

Grandaddy

Wretched Songs

Piccola guida ai Grandaddy “sotterranei”
Grandaddy

Come ogni indie band che si rispetti, Jason Lytle e soci hanno sempre intrattenuto un rapporto proficuo con quel territorio per soli fans costituito dalle uscite cosiddette “minori”: la loro discografia completa è costellata, oltre che dai canonici singoli ed EP di contorno, da una nutrita serie di autoproduzioni, split e apparizioni su compilation.

Già nel 1992, a gruppo appena costituito, tra gli amici e addetti ai lavori comincia a circolare una cassetta autoprodotta di sei brani, Prepare To Bawl, oggi di difficile - se non impossibile - reperibilità anche per il più accanito maniaco del p2p. Sarebbe interessante sentire i Grandaddy in nuce, lo stesso anno in cui imperversava Slanted & Enchanted dei Pavement e l’estetica lo-fi viveva la sua stagione più florida; tuttavia, un’idea piuttosto esaustiva di come la band suonava nella fase anteriore al debutto ufficiale la rende The Complex Party Come Along Theories (1994), album autoprodotto e distribuito in sole 200 copie in cassetta, ma attualmente rintracciabile in rete con discreta facilità (basta una connessione internet, un programma di file sharing e un po’ di pazienza). Come prevedibile, allora Lytle e compagni inzuppavano letteralmente il pane nell’opera dei numi tutelari in bassa fedeltà di allora (Pavement in Could This Be Love, Sebadoh in Taster e Worship P), con un sound ancora incentrato prevalentemente sulle chitarre (gli inconfondibili echi Dinosaur Jr in Nebraska e Black Bats), mostrando anche una spiccata e interessante attitudine psych (Michael Barry, un Untitled per soli piano e theremin), senza tralasciare significative aperture folk tra Neil Young (Flairless) e Daniel Johnston (You Drove Your Car Into A Moving Train).

Quattro di queste tracce troveranno posto un paio d’anni dopo nella prima uscita ufficiale per un'etichetta, l’EP A Pretty Mess By This One Band (Will Records, 23 aprile 1996); titolo di per sé esplicativo, anche se va detto che il mess dei Grandaddy presenta una band dal potenziale espressivo notevole, che all’hard wave di Kim You Bore Me To Death e le distorsioni di Pre-Merced alterna la vena psichedelica di Away Birdies w/ Special Sounds (un semi-strumentale folk-prog) e del quasi free form Flaming Lips Egg Hit and Jack Too, per poi snocciolare un quadretto acustico, malinconico e sgangherato come Gentle Spike Resort.

Un antipasto niente male in vista del full-lenght Under The Western Freeway, a cui seguirà di poco Machines Are Not She (Big Cat, marzo 1998), altro EP contenente sei episodi tenuti fuori dalla tracklist probabilmente per non intaccarne l’omogeneità; infatti anche qui la varietà è di casa, tra stranezze assortite (il cazzeggio Fall Sikh in a Baja VW Bug), morbide ballate (la younghiana Lava Kiss, la sognante For the Dishwasher) e miraggi di un futuro da lì a venire (Levitz, già in odore di Sopthware Slump). Punta di diamante la schizofrenica Wretched Songs, sintesi delle due anime in bilico di Lytle, tra l’urgenza della prima fase del gruppo e la psichedelia sintetica della seconda, con passaggi e alternanze - dal punk-noise in stile Sonic Youth a spazialità Pink Floyd - davvero mirabili. Negli anni successivi, A Pretty Mess… e Machines… verranno pubblicati in due compilation quasi gemelle, The Broken Down Comforter Collection (Big Cat, 28 giugno 1999) e Concrete Dunes (Lakeshore, 21 ottobre 2002), entrambe ampiamente disponibili; occhio alla differenza: la seconda edizione contiene in più tre b sides tratte da singoli del primo album (una menzione particolare per 12-Pak-599, sorta di The Band-meets-Neil Young).

A cavallo del secondo disco vengono dati alle stampe altri due EP: Signal To Snow Ratio (V2, 28 settembre 1999) e Through A Frosty Plate Glass (V2, aprile 2001), sorta di prologo e postilla all’opera principale. Il primo - che verrà anche incluso come bonus cd in un’edizione speciale di Sopthware Slump – anticipa efficacemente la nuova dimensione sonora della band sia nella forma (Hand Crank Transmitter) sia nei contenuti (Jeddy 3's Poem, prima parte della saga di Jed the Humanoid), col solo diversivo di MGM Grand (in odore delle scorribande Dinosaur Jr. degli esordi); il secondo si limita a racchiudere alcune b sides dell’epoca (dalla classica ballad Grandaddy Our Dying Brains alla punky Street Bunny), tra cui spicca l’electro country “harvestiano” Wives Of Farmers.


Il mini album (V2 / Edel, 27 settembre 2005) è infine storia recente: un divertissement registrato durante le session di Excerpts From The Diary Of Todd ZillaJust Like The Fambly Cat, che si rivela una sorta di bignami in cui confluisce un po’ tutto il repertorio dei Grandaddy, facendosi altresì notare per un leggero allontanamento dal pop fortemente melodico di Sumday. Un’opera di transizione, che comunque evidenzia ancora una volta le doti compositive di livello superiore della band, seppur tra alti e bassi - dal pop-rock easy (e per la verità un poco deludente) di Pull The Curtains, alle classiche ballate folk più (At My Post) o meno (la conclusiva Goodbye) intrise della distintiva elettronica cartoonesca. Emblematica in tal senso la tripletta mozzafiato capeggiata dallo space-pop di Cinderland - una ballata in cui la voce di Lytle fluttua, carica di pathos, nell’aria densa di un’instabile elettricità, venendone avvolta e anestetizzata – cui fa da contraltare il timido piano dell’intima Fuck The Valley Fudge, prima di liberare il campo per il brano migliore del lotto, Florida (candida pop-song, che collassa sotto cascate di chitarre distorte accompagnate da spaventose urla belluine).


Chi non si accontenta dei canali della discografia ufficiale, troverà ancora più interessanti alcune operazioni “collaterali”, svolte all’insegna di un’autogestione fieramente indipendente e, come nel caso di The Windfall Varietal, talvolta osteggiate dalle stesse case discografiche. Si tratta di una compilation di rarità ed inediti, stampata e venduta direttamente dalla band durante il tour del 2000 con Elliott Smith; dopo le proteste - e minacce di denuncia - della label per questioni di autorizzazioni e di diritti, Lytle e soci hanno dovuto interromperne bruscamente la diffusione. Sebbene il dischetto sia rintracciabile in rete, un’edizione ufficiale è altamente auspicabile: anche solo come raccolta di stranezze assortite, si rivela un ascolto divertente e interessante. Tra le chicche: una alt. version “robotica” della sezione centrale di He’s Simple, He’s Dumb, He’s The Pilot; incarnazioni primigenie di Fare Thee Not Well Mutineer (poi rara b side di Sumday) e Sarah 5646766 (reintitolata in seguito First Movement / Message Fade); una versione più soft di Levitz e una più hard di Lawn And So On; le sgangheratissime cover di I'm Not In Love (10 cc) e Fun, Fun, Fun (Beach Boys).

Dello stesso tenore segnaliamo le rarissime cassette Recorded Live Amongst Friends And Fidget (1994) e Live At The Art Factory (1997), nonché – dulcis in fundo - la oddity di tutte le oddities, ovvero il mitologico disco di Arm Of Roger, The Ham And It's Lily (1999, pubblicato da Sweat of the Alps nel 2002); in pratica, i Grandaddy sotto falso nome che giocano un tiro mancino alla casa discografica, spacciando brani con titoli come The Pussy Song per demo di Sopthware Slump…

I completisti e cacciatori di rarità possono infine mettersi alla ricerca di tutte le altre piccole gemme disseminate tra compilation, split e b-sides; ci limitiamo a segnalare una Revolution dei Beatles sghemba e quasi irriconoscibile (da I Am Sam O.S.T., 2001), l’irresistibile semi-parodia della classica strenna natalizia Winter Wonderland (che diventa Alan Parsons In A Winter Wonderland per la raccolta It’s A Cool, Cool Christmas, Jeepster 2000) o la devota - e distorta - cover di Here dei Pavement, catturata dal vivo come b side di A.M. 180 (1998). Buona caccia.(contributi di Gianluca Talia per “Excerpts From The Diary Of Todd Zilla”)

Grandaddy

Scheda: Grandaddy

copertina pdf #91