Uno degli incroci dal gusto più sottile degli ultimi anni: riacutizzare il gusto di musica rock che non si prende sul serio, e che può contare su un gusto sedimentato da generazioni. Il freak, certo, quello stesso freak che Zappa ha messo alla berlina al pari della società americana tout-court, e che ora ha (ri)preso definitivamente coscienza di sé. Negli Icy Demons rivive quindi la tecnica mista, quella deviata e deviante, quella dedita a concertazioni (strumentali, stilistiche, armoniche e timbriche) per il puro gusto di concertare un qualcosa. Niente di nuovo sotto il sole? Non esattamente; in questa tendenza c’è parsimonia, forbita sottigliezza, finanche con un’eleganza in grado di scompaginare il più lucido dei raziocini.
Sono due le menti - Chicago fine 2003 - a prendere la decisione. Poche ma buone: Blue Hawaii aka Griffin Rodriguez, già bassista di Bablicon e Him, e Pow Pow aka Chriss Powell, già uomo-batteria di Need New Body e Man Man. Il progetto sarà completato dall’apporto degli strumentisti Dave Moyland (chitarra), Dave McDonnell (elettronica), Matt Schneider (chitarra), Heather McIntosh (cello) e Dylan Ryan (vibrafono). Sullo sfondo di entrambi, dunque, stanno Bent Leg Fatima e Neutral Milk Hotel, cioè due dei più grandi esempi d’aggiornamento del verbo freak intercontinentale dei secondi ’90.
Ma il tutto, come diceva qualcuno, non è sempre la somma delle parti. Si inquadri in totale la line-up: sezione ritmica Rodriguez-Powell come motore immobile e ben tre elementi liberi di spaziare dal chitarrismo atonale all’effettistica electro più rustica. E’ un modus operandi votato al non-sense che suona più vero del vero: non solo l’intreccio inestricabile di stili passati (in primis, Need New Body e Bablicon stessi), ma microcosmo di corpi e anime resi alieni per un secondo, e quindi riportati bruscamente sulla terra.
La Cloud Recordings è una label affiliata alla Elephant6, il cui patron è il co-leader di una realtà post-Elephant6, per l’appunto i Bablicon di Rodriguez, e il cui carnet discografico ha già visto altri storici side-project quali Circulatory System e A Hawk And A Hacksaw. Se ciò non bastasse, il debutto ufficiale degli Icy Demons, Fight Back! (Cloud / Goodfellas, 4 maggio 2004), sciorina quasi subito - a conferma dell’esistenza di una dichiarazione d’intenti tutta loro - una band-track: Icy Demons è così chitarra tutta scale e scalette tra l’acido e l’atonale, sincopi di batteria, riff di contrabbasso, giochi Residents-iani dal suadente falsetto e un’atmosfera di chill-out deviata.
Il vertice dell’album è però lo svalvolato, canterburyiano Desert Toll/Spirit Guide. Dapprima è una filastrocca agrodolce di fiati e vibrafono alternata a refrain di ottoni e vocals bonaccione (ma inquietanti), poi è ineccepibile improvvisazione di piano elettrico, ritmica primitiva ancora Residents, sfondi rumoristici e lamentazioni acute. Ad acuire la schizofrenia ci pensano Manny's, accompagnamento di ballad romantica che si sfalda in una non meglio precisata concertazione jazzy, e, in special modo, il valzer sardonico accentato da palpitazioni di fisarmonica ed effetti reverse di Young One.
Lo spettacolo continua con Bowser (ipnotico goa-trance di rasoiate electro, parata tribale di batteria e minaccioso coro finale), Bitter Moon (samba-tropicalia dalla linea vocale simil-androide) e Detachable Face (altro piglio brazil trinciato da repertorio di droni ambientali), fino ai pezzi brevi: dall’illuminazione di synth-hip hop di Wet Sweater, alle risonanze di corpi metallici esaltate a pozzanghere cosmiche di Chima-town, alla frase quasi cut-up di tastiera tra Deerhoof e Boxhead Ensemble di Vera May e al memorabile incastro misto-minimal di The Silent Hero.
Il limite di queste pièce è, neanche a farlo apposta, un certo eccesso di democrazia. Sembra - a tratti - che tali invenzioni siano più frutto della carta bianca in mano agli strumentisti che di una vera presa di coscienza dei due fondatori alla sezione ritmica. Ma ciò non vale sempre. Le cose che contano sono la bizzarria che si fa ascolto godibile, l’elaborazione sottile, la disturbante, tagliente ironia sponsorizzata come musica del disimpegno che pervade l’opera nella sua interezza. (6.9/10)
Il 2005 vede l’esplosione del piccolo fenomeno Icy Demons, sia per quanto riguarda i live set (di successo) che i legami artistici. Uno di questi riguarda l’attività di missaggio di Shakey (Thrill Jockey, 2005) degli amici Pit Er Pat da parte del tuttofare Rodriguez. In quell’occasione, il prode Blue Hawaii chiama in causa i suoi Demons per registrare uno split con gli stessi Pit Er Pat (Polyvinyl, 2005).
Il lato B di questo 7” a tiratura limitata contiene così Jump Off, prima anticipazione del seguito di Fight Back!. Trattasi di una melodia equamente spartita tra Patton e Nino Rota che poi si lancia in uno snello avvicendamento strofa-ritornello degno delle Mothers Of Invention.
Scheda: Icy Demons
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