I Trenchmouth sono stati uno dei segreti meglio custoditi della Chicago anni '90 pre post-rock. Damon Locks alla voce, Chris DeZutter alla chitarra elettrica, Wayne Montana al basso e Fred Armisen alla batteria costruirono il nocciolo duro del loro suono hardcore/artcore su contaminazioni talvolta sorprendenti: Fugazi, Black Flag, Gang Of Four, Minutemen, primi Bad Brains, scaglie sdruciolevoli di jazz primitivista e, più tardi in carriera, anche dosi massicce di dub, come da manuale rock (Sandinista, Clash) o secondo il verbo giamaicano del maestro Lee Perry.
Il risultato, a livello artistico, sta tutto in una manciata di dischi, usciti fra il 1991 e il 1998, quali l'ep Kick Your Mind And Make It Move (Dead Bird, 1991), Construction Of New Action (Skene, 1991), Inside The Future (Skene, 1993), Volumes Amplifiers Equalizers (Runt, 1995) e i tardi Vs The Light of The Sun (Skene, 1994), The Broadcasting System (Skene, 1996) nonché la virata moderatamente dancey del postremo ep Super ESP (Hefty, 1998). Conclusosi, in tono piuttosto minore se non minoritario, l'excursus discografico con i Trenchmouth, Montana e Locks recuperarono il drummer Dan Fliegel dando così formalemente vita ai successivi The Eternals.
L'esordio dei quali - preceduto dall'ep preparatorio Where Will We Live Now? (Thrill Jockey, 1999) - vedrà la luce nell'anno spartiacque 2000 per la minuscola, ma volenterosa, Desoto. Prodotto, fra gli altri, dal Tortoise John McEntire, l'omonimo The Eternals reimposta la pulsantiera dub-rock dei Clash su modalità più moderne e moderniste da un lato (certi influssi post-rock) quanto succintamente new wave dall'altro. Stirring Up Weather, ne è un esempio paradigmatico: Morricone, svenevoli lenti strati di dub anodino, un respiro swingante della sezione ritmica precisissima nonchè rigurgiti dei Gang Of Four che furono (certi sfregi di tastiera che deturpano il volto bello del brano in questione). E se il mini Out of Proportion (Antifaz) sterza ancora, sempre più, verso l'attualità d'un sound 'post', sono però il successivo mlp Black Museum (Aesthetics, 2002) e, soprattutto, il secondo full-length Rawar Style (Aesthetics, 2004) a dare il segno della statura artistica dei nostri.
Il Tortoise John Herndonspazzola i rullanti nel primo, e il risultato è una sorta di patchwork hip-hop catturato dal punto di vista del post rock made in Chicago, laddove Rawar Style si stacca definivamente dalla Terra e, più furiosamente 'out of control' che mai, lascia che il sound della band libri, oramai fattosi personalissimo, coagulando in suite saporose i cui ingredienti mescolano, in parti non omogenee e non omologate, i primi Material, Contorsions, Gang Of Four, Basement 5, Tortoise, Jazz modale, dub deturpante e coriandoli di 'black music' sparsi qua e là sui brani per meglio ribadirne l'identità definitivamente ibrida, altra.
Scheda: Eternals (The)
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