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Pubblicazione 01 Gennaio 2005

Lcd Soundsystem

DFA is playing in da House

La riscoperta dell’estetica post-punk e new wave a suon di house. Il make up dei Rapture. L'Lcd Soundsystem e la rivoluzione del dopo-house. Tutto questo e molto altro sotto un'unica sigla: DFA.
Lcd Soundsystem
2008

Il fenomeno DFA non è recentissimo. Al di qua dell'Atlantico (ma non solo) se ne parla in verità dal 2002: a farsene promotrice è Pitchfork, la più famosa rivista di critica musicale della rete, che proprio in quell'anno dipinge la label come "la cosa più importante che attualmente ci è data dall’universo musicale". Ma chi si nasconde dietro a queste tre lettere puntate, acronimo della sigla Death From Above?
I fantomatici DFA sono un duo, Tim Goldsworthy e James Murphy, personaggi complementari e trasversali nello stesso tempo, perfetti artigiani globali in un mondo sempre più contaminato, scientifici e lungimiranti riscopritori di un’estetica post-punk e new wave consapevoli delle migliori produzioni in ambito techno e house.
Entrambi nascono come produttori, svolgendo parallelamente l’attività di musicisti: il primo vanta un passato nell’universo trip-hop (U.N.K.L.E., Mo Wax e Major Force West) e una serie nutrita di remix (The Verve, Radiohead, Beck, Can, Tortoise e Massive Attack), l'altro sfodera invece un retroterra decisamente indie (era nella stanza dei bottoni per June Of 44, Primal Scream, Six Finger Satellite, Trans Am e come strumentista in band come Pony e Speedking).
DFA non è soltanto un’ etichetta: la sigla nasce per identificare dapprima un sound system - creato dal solo Murphy per i Six Finger Satellite - e poi - in seguito all'incontro con Goldsworthy - un moniker per le release di mix e remix. Non solo: DFA è anche Plantain, lo studio stanziato al West Village newyorchese dove fisicamente avvengono le produzioni (legato, questo, ad un'associazione fondata da Tim, l’ennesima tra le numerose emanazioni del marchio DFA).
Tra queste mille attività, un progetto è comunque molto chiaro: rifare il make up al sound di alcune band, operazione che finirà per ridefinire i canoni del rock e della dance, fondendoli nuovamente come non accadeva da più di vent'anni; il disegno acquista forma fin da subito, quando si tratta di produrre The Juan McLean (ovvero John Maclean, ex Six Finger Satellite), anche se si definirà pienamente solo con i Rapture, un'acerba wave band di post-hardcore.
Dopo una prima release che sposta il baricentro sonoro della band verso la No Wave e il funk bianco - il mini Out Of The Races And Onto The Tracks (Sub Pop, 2001) -, i due produttori trovano la giusta chiave di volta con House of Jealous Lovers, un brano rivoluzionario dove dance e post-punk si bilanciano perfettamente.
Il viraggio decisamente dj-oriented della traccia confonde i Rapture, che si mostrano inizialmente reticenti alla pubblicazione; tuttavia, sbrogliati i dissidi, il singolo prende piede nell'undeground newyorchese dando nel contempo la giusta spinta al marchio DFA.
La label pubblica così i lavori di The Juan Mc Lean, Black Dice ma anche di Gavin e Delia, oltre naturalmente allo stesso James che, sotto la ragione sociale di Lcd Soundsystem, si farà carico di enunciare i diktat del nuovo corso.
Uscito nel 2002, il manifesto prende il nome di Losing My Edge / Beat Connection, un binomio di groove caldi e secchi che si traducono nelle ritmiche wave-tribal in puro stile !!!, in aperture synth ambientali Warp 90, nel canto monocorde à la no-wave, in casse dritte techno e in drappi acquatici à la Pump Up The Volume. È un ibrido ben congeniato, rivolto non al ballo acefalo dei rave bensì a quello colto preconizzato dai Kraftwerk (benché traviato dal punk). A questo punto, a mancare è soltanto il cosiddetto stappo della bottiglia.
Basta aspettare l’uscita di Echoes, il primo full-lenght dei Rapture su major (Universal), il botto è decisamente fragoroso. Si crea, per tutto il 2003, un hype spaventoso intorno ai quattro newyorkesi (l’album è sulla bocca di tutti, pure di molti scettici), tanto da spingere il duo a produrre una prima compliation per valorizzare gli altri cavalli da battaglia della scuderia DFA.
L'operazione mette in moto un tam tam mediatico che tuttavia coinvolge più i circuiti della critica che le classifiche di vendita; meglio farà nel 2004 la seconda parte di quella raccolta. Complice dell'operazione è anche qui una major - Emi - che, in seguito a mesi di trattative, è riuscita ad accaparrarsi il production duo più cool del circondario, dispensando un triplo cd - DFA compilation #2 - nel novembre del 2004. E così, battendo il ferro finché caldo, si arriva a febbraio 2005, data di pubblicazione del primo (doppio) album omonimo di Lcd Soundsystem, un lavoro a 360°, fortemente marchiato da elettro-rock analogico e post-punk, che rimescola elementi synth-pop e no-wave in un cocktail sfizioso, ora alla moda più che mai.
Tim e James cavalcano l’onda di un successo tanto meritato quanto fugace, come produttori godono attualmente di una fama assodata: nel 2004 tutti li hanno voluti a mixare i loro lavori, da Björk a Beck, raggiungendo, con le proposte (rispedite al mittente) di Britney Spears e Madonna, i picchi più elevati di un’escalation apparentemente inarrestabile.
L’impresa più ardua, ora, è confermarsi a questi livelli, per consolidare la propria credibilità in un mondo mai sazio di novità, che fagocita e consuma così voracemente tutto.

Entro il 2006 (quando scadrà il contratto con la EMI) vedrà la luce l’album di The Loving Hand, il neonato progetto solita di Tim Goldsworthy.

copertina pdf #91