Dan Deacon era un bimbo cicciottello che suonava trombone e tuba in
una banda di Long Island. Non che oggi non sia buffo (visti gli
occhiali che porta, però, credo se ne assuma la responsabilità), ma nel
frattempo si è laureato al Purchase College di New York – una specie di
super-scuola d’arte – ed è stato allievo del compositore e direttore
d’orchestra Joel Thome – fondatore della Orchestra Of Our Time, con cui ha risuonato Zappa e Varèse (quest’ultimo vicino a Iannis Xenakis, riferimento che cita Deacon in prima persona).
Il Nostro si è poi trasferito a Baltimora, con la scusa di aprire un
collettivo con alcuni compagni dell’università; il risultato è stato
l’aver infilato tre pubblicazioni da solista – composizioni
elettroniche, obviously – solo nel 2003, per la piccola Standard Oil Records. L’esordio, che raccoglie brani scritti fin dal liceo, si chiama Silly Hat Vs. Egale Hat ed esce in aprile (6.0/10); gli segue, in maggio, Meetle Mice (6.3/10); chiude l’annata Goose On The Loose (6.0/10), a inizio dicembre.
Dan ne esce come un compositore fresco, disinvolto e giovanile, quasi (a parole) anti-colto; in Meetle Mice, per esempio, assembla una traccia (Aerosmith Permanent Vacation 24162-2) che comprime tutto Permanent Vacation degli Aerosmith(!) in layer stratificati. Ma la sostanza e la tecnica dei suoi lavori,
nella maggior parte dei casi, possono essere collocate nel solco dei
padri del minimalismo. Le tastiere elettroniche, i vocoder, le sinusoidi che Dan usa per comporre ci ricordano le tecniche di LaMonte Young e Terry Riley, oltre che il frangente computer music del già citato Xenakis. Sembra di scorgere Riley, mentre si accarezza il pizzetto fiero del suo A Rainbow…,
nella sovrapposizione di alcune melodie tastieristiche. Young, più
concettualmente, emerge per la focalizzazione sul rapporto col
pubblico, come ci conferma il successivo Green Cobra Is Awesome Verses The Sun,
(Standard Oil, 2004), dove le “sine waves” utilizzate sono messe in
lenta variazione, si “muovono”, con lo spostamento dell’ascoltatore. (6.8/10). Ma Dan non sa cosa gli sta per succedere…
Accade infatti che nel marzo 2004 il Nostro sia a metà delle 58 date
della sua tournée in terra nordamericana, ma l’auto dell’amico
musicista che lo accompagna si ferma e “muore”. Dan, che non ha la
patente, raccoglie le poche cose che può portare con sé e prosegue il
tour a bordo di pullman (un’esperienza no limits,
negli USA). È solo e ha un sacco di tempo per pensare. Deve, come si
suole proferire, fare di necessità virtù. Ovvero il massimo con mezzi
minimi. Un momento, ma questo è minimalismo!
Dan
si trova allora a “concretizzare” giocoforza la sua idea minimalista di
musica nella propria esperienza. E, curiosamente, ciò avvicina le sue
composizioni a una delle opzioni più massimaliste che può scegliere la
musica: il ballo. Le prime avvisaglie si mostrano in Twacky Cats, EP uscito sempre nel 2004 per la Comfort Stand (scaricabile gratuitamente dal sito della label), dove spiccano le esilaranti Ohio e Lion With A Shark’s Head (6.5/10). Ma è sintomatico che sia la chiave “live” a dispiegare il cambiamento in modo più definito.
L’ultimo disco del Dan più legato ai retaggi di studio è proprio una
registrazione tratta da alcuni concerti passati (Live Recordings 2003,
Standard Oil, 2004). Dopo di che, il suo stile concertistico si leviga
in altri due anni passati a suonare in giro, a bordo di pullman. In
questo periodo mette a punto il suo stile in presenza, inizia
a zompettare (più che a danzare), canta mentre trasfigura la sua voce
in timbri da cartone animato o lunari, trascinando il pubblico nel suo
ondeggiamento. Il tutto funziona. E allora nel 2006 il nuovo corso
(certo non del tutto stravolto rispetto al vecchio) inizia
ufficialmente con l’EP Acorn Master (Psych-O-Path).
È Dan stesso a rinfrancare le nostre impressioni. “Ho capito che la musica elettronica era qualcosa di esoterico e io volevo evitare di esserlo”, racconta, “volevo renderla il più divertente possibile, senza per questo cambiare il mio stile di composizione” (sentite a proposito Moses Vs. Predator). E lo fa tenendo un passo a un tempo assurdista e umoristico, futuribile e scanzonato (6.8/10). Ma Acorn Master è l’antipasto, che prepara le papille a Spiderman Of The Rings,
prova del nove e primo vero caso, nel percorso di Deacon, a non suonare
né come avanguardia sdoganata né come uno scimmiottamento dei suoi
live.
Scheda: Dan Deacon
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