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Pubblicazione 01 Marzo 2006

Chevreuil

Intervista con Julien F

Julien F è il batterista extraordinaire degli Chevreuil, duo francese che ha da poco pubblicato il terzo album, Capoeira, gustoso frullato di rock matematico, melodie acide e tanta, tanta brutalità. È un ragazzo molto simpatico e disponibile, Julien. Vive in Italia da qualche mese, parla benissimo la nostra lingua e, soprattutto, fa bella musica. Lecito quindi chiedergli un parere - esterno e oggettivo - sullo stato di salute dell'indie rock italiano, paragonato alla situazione della scena transalpina. Uno così ci si aspetta che parli di Three Second Kiss, Zu, Uzeda, o di qualche altro gruppo del noise tricolore "che conta". E invece lui tira fuori Laura Pausini. Eccheccazzo!...
Chevreuil
2006

Julien, come mai vivi in Italia? E in quale città?

Vivo a Pescara, in Abruzzo, dove c'è il mare, la montagna e la mia futura sposa! Mi sono trasferito qui a luglio (del 2005, ndr) per raggiungere la mia ragazza e fuggire dalla Francia! Trovo Pescara una città molto serena.

Se tu risiedi a Pescara e Tony C (chitarrista e tastierista, ndr) in Francia, come fate a provare?

Non proviamo. Semplice, no? Solo se dobbiamo lavorare ai nuovi brani parto e raggiungo Tony in Francia per il periodo necessario alla composizione dei pezzi. Per il resto, infatti, ogni concerto è una prova.

C’è qualche band italiana che ti piace?

Beh, sì e no. A dire la verità, non conosco bene gli artisti italiani tranne Laura Pausini, e da poco ho scoperto Fabrizio De André, anche se non capisco ancora bene tutte le parole. Sulle band rock mi trovi impreparato.

In Italia la vita per i musicisti indipendenti è molto difficile, e spesso si cita la Francia come un paradiso per chi suona. Puoi descrivere la situazione musicale francese?

Anche in Francia è molto difficile. Per esempio, noi non viviamo della nostra musica. Non posso considerare questo un vero e proprio lavoro: io, Tony e tutti gli altri musicisti che conosco hanno comunque altri mestieri per tirare avanti. Se fai un genere più commerciale è più facile. È vero che la Francia ha una maggiore attenzione per la vita culturale, ma solo se fai una attività che produce denaro. E anche nel mio paese la situazione radio-televisiva, alla fine, è la stessa di quella italiana.
C'è però una cosa interessante, che si chiama "intermittent du spectacle", ma se fai una musica come la nostra è quasi impossibile ottenerla. Si diventa "intermittent du spectacle" se durante dieci mesi accumuli quarantatre cachet dichiarati fiscalmente, e solo se sono percepiti sul territorio francese. A questo punto, per un anno, percepisci uno stipendio e puoi non lavorare per dodici mesi. Non conosco però bene la legge. A me comunque non interessa.

Qual è il metodo di lavoro che avete per comporre un brano? Partite da improvvisazioni o da qualcosa di ben definito?

Improvvisazioni all'origine. Dopo, mettiamo insieme quello che è venuto fuori: scegliamo, buttiamo, recuperiamo, diciamo sì o no.

Quanto è stata importante la presenza di Steve Albini nella composizione dei pezzi di Capoeira? Vi ha dato piena libertà creativa oppure è intervenuto negli arrangiamenti?

Steve ha solo registrato il disco, non l'ha prodotto. A me non piacerebbe vedere qualcuno esterno al gruppo che interviene sulle nostre scelte. L'unica cosa che si limitava a dire era, per esempio, "Mi sembra che avete suonato bene (o male)". Tutto qui.

Com’è nata la collaborazione con Jamie Stewart degli Xiu Xiu (presente nel pezzo Solier Superieur)?

Ho avuto modo di conoscere Jamie a Nantes durante un concerto che avevo organizzato per loro.
È nato un bel rapporto di amicizia e abbiamo pensato di chiedergli se voleva cantare su un nostro pezzo. E lui ha accettato! Una cosa molto semplice e naturale, alla fine.

Come mai dal vivo vi sistemate al centro del locale e non sul palco?

Perché proviamo in questo modo sin da quando il gruppo è nato. Per noi è impossibile suonare in una maniera diversa per il fatto che c'è una quadrifonia dovuta ai quattro amplificatori che usa Tony. Il pubblico attorno crea un'energia particolare che dà senso a tutto.

I vostri sono pezzi molto energici. Quanto è faticoso, soprattutto per te che sei batterista, mantenere sempre la stessa intensità sonora per tutta la durata del tour?

Come hai visto al concerto, non sono certo un marcantonio! (Vedi? Inizio ad apprendere i modi di dire italiani!). Per me è faticoso e difficile avere una regolarità nelle performance. Ma in questo ha un ruolo fondamentale il pubblico davanti al quale suono. Se risponde bene, anche se sono molto stanco, l'energia viene fuori in ogni caso. Per ora sono in una fase di completo relax, dividendomi tra giornate in pigiama e ottime tisane. Sto tirando un po' il fiato perché tra una decina di giorni parto in tournée con l'altro mio gruppo, i Passe Montagne, e voglio approfittare della tranquillità della vita casalinga.

Scheda: Chevreuil

copertina pdf #91