Gallese, cantante, chitarrista e compositore, ex Jess (quartetto
folk rock, 4 album dall'89 al '93) e U4Ria (un solo ep all'attivo),
si dà alla carriera solista dal '98 quando, ormai stabilitosi
in Italia, licenzia Veleno Rumoroso: folk blues acustico
in confezione scheletrica, songwriting aspro ed etereo ad un tempo,
la voce capace di inafferrabili esotismi nordici e squarci di viscerale
propensione jazzy.
Nel successivo Vexed Fanatica (2000) le trame si arricchiscono
ulteriormente, aprendo a suggestioni pop refrattarie agli steccati stilistici
(a chi gli chiede a quale genere appartenga, risponde: "panoramic roots
music") che danno vita ad un programma nutrito e ispiratissimo: echi
di Pentangle, John Martyn e Tim Buckley stemperati in
una vis esuberante ed eclettica.
Bad Pink Vibe (2001) segna un ulteriore ispessimento del tessuto
sonoro accogliendo vigorose istanze funky (alla batteria c'è Mimmo
Mellace de Il Parto Delle Nuvole Pesanti) impreziosite da vibrafono
(Roberto Celi) e disinvolte concessioni elettriche/elettroniche. Il
resto è storia di oggi, è Reel In Between.
Quarto album da solista. Sembra che ognuno rappresenti una tappa
di avvicinamento al vero Brychan. Se è così anche
per te, quanto ci sei andato vicino con Reel In Between?
Sì, è vero mi avvicino sempre di più al
mio ideale di disco perfetto, e devo dirti di essere particolarmente
orgoglioso di Reel in Between: la musica, gli arrangiamenti hanno
raggiunto una splendida amalgama e si avvicino molto al mix che
cerco tra strumento organici ed elettronici. Ma succede anche una
cosa strana: più mi avvicino al mio ideale e più quello
cambia e si riallontana...potrei fare dischi tutta la vita cercando
di raggiungere quell'ideale senza mai riuscirci!
Ti eri posto degli obiettivi? E, in genere, pianifichi il lavoro
prima di entrare in studio?
Come detto prima il mio target era quello di creare un album
in cui potessero convivere in armonia le mie canzone con arrangiamenti
funk, soul, house e jazz, mille strumenti e riuscire a fare un
disco complesso e godibile...dalle mille sfaccettature e livelli
di lettura.
Ho lavorato molto sui pezzi prima di andare in studio in Italia. Ho scritto
più di 30 canzoni e fatto tutti gli arrangiamenti, suonato tutti gli
strumenti, programmato drum machines, poi ho registrato tutto nel mio home
studio. Assieme alla mia band abbiamo fatto una selezione e tenuto 14 brani.
A quel punto sono andato in Italia con il mio hard-disk pieno di canzoni ed è arrivato Paolo
Benvegnù, quindi abbiamo cominciato a registrare aggiungendo e modificando
dove necessario.
E' stato un lavoro lungo e molto pensato, eppure abbiamo anche improvvisato
in studio.
C'è molto funky-soul, addirittura un clavinet alla Stevie
Wonder in Desert Flower. E' un genere che ti interessa particolarmente?
Ci sono dischi/autori a cui ti sei riferito - o che semplicemente
hai ascoltato
molto - per "prepararti" a Reel In Between?
Well...ascolto di tutto e niente in particolare. Amo molto
Stevie Wonder e in genere mi piace tanto la musica con il groove
come il funk. Ma no, non ho ascoltato dischi per prepararmi a Reel
In Between. Ho troppe canzoni nella testa e ho tempo per ascoltare
solo quelle.
Mi piace molto il suono in generale, il modo in cui definisce
gli spazi (vedi come aleggia il vibrafono, la vicinanza a tratti
esasperata delle chitarre, l'inafferrabilità della voce.).
Se ti chiedo come ti sei trovato con Benvegnù alla produzione,
mi rispondi con le solite frasi di rito. Per cui ci provo in un
altro modo: hai tre parole a disposizione per descrivermi il valore
aggiunto di Paolo sul risultato finale.
1) Sensibilità
2) Fantasia
3) Calore
I tuoi testi suonano impetuosamente autobiografici. Anche per
come usi la voce, come se volessi sottolineare il lato spirituale
delle parole.
Sì è vero, ho lavorato tanto con Paolo anche
su come canto le mie lyrics e come trasmettere meglio tutte le
emozioni della canzone. Per me sono molto importanti le parole
di questo album. Tutto il disco è
come un ciclo. Ti sei accorto?
Direi di sì (vedi recensione). So quanto ami suonare dal
vivo, ma ti diverti anche a sfruttare le sempre più ampie
possibilità offerte dallo studio. In concerto è spesso
obbligatorio fare scelte che stravolgono le soluzioni adottate per
il disco. Per cui faccio anche a te la domanda che rivolgo a tutti:
consideri l' esperienza live come un mero dovere promozionale, una
sfida alle difficoltà tecniche, un altro momento dello stesso
processo creativo-espressivo o cosa?
Sì, è una sfida, ed è un momento creativo.
Cambieremo molti arrangiamenti, avremo un nuovo chitarrista. Ho
preparato diversi set: elettrico, acustico, in duo col vibrafonista.
Ci mettiamo sempre al limite quando siamo sul palco e lasciamo spazio a improvvisazioni.
I can't wait per cominciare il tour!!
Ti piace la musica che gira intorno? Qualcuno o qualcosa che
ami/odi in particolare?
Mi piace moltissimo Cristina Donà: le sue nuove
canzone sono molto belle. E dal vivo è fantastica. Poi mi
piace ultimo dei Underworld. Mi fa schifo Jamiroquai,
lui imita Stevie Wonder. Male. Non c'è anima.
Beh, su Jamiroquai non posso che concordare. In bocca al lupo
Brych.
Ciao, spero di vederti presto ad uno dei miei concerti.
Scheda: Brychan
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