Drop Out
Pubblicazione 01 Settembre 2005

Calla

Dalla canzone alla sperimentazione, andata e ritorno

Anima darkwave in un corpo slowcore. Il percorso di una band che dopo aver viaggiato per grandi praterie sonore ritorna al songwriting, fra frontiera e mura urbane…
Calla
2008

I Calla sono la fusione di due nuclei compiutasi nello spazio che intercorre fra una dimensione domestica, volta al paesaggio rurale (Texas), e quella urbana e cosmopolita per antonomasia di New York. Su queste coordinate psicogeografiche si sviluppa l’identità sonora del gruppo.

In principio, a.d. 1992, ci sono i Fallen Vlods: duo elettro-acustico indirizzato verso la sperimentazione sotto la guida di Sean A. Donovan, subito titolari di una label – la EachHundreds – dedita ai suoni di frontiera. Accanto a loro sorge poco dopo (’93) The Factory Press, di Aurelio Valle e Peter Gannon, sbilanciati invece verso un rock ad alto contenuto “sabbioso” (il loro unico album The Smoky Ends Of A Burnt Out Day - uscito postumo nel ’98 per la ND - vedeva Kid Congo Powers e Matt Verta-Ray alla produzione, ndr), minimo comun denominatore delle due esperienze il percussionista, batterista, nonché electronic programmer Wayne B. Magruder.

Entrambi i progetti ebbero origine in Texas: i Factory Press a Denton, quasi contemporaneamente ai Bedhead (di Dallas, poche miglia più a sud, ndr), e i Fallen Vlods ad Austin, in una scena che di lì a a poco vide sorgere gruppi come American Analog Set, And You Will Know Us By The Trail Of Dead e poi Explosions In The Sky. Ma ambedue i gruppi mossero ben presto verso New York, dove si dissolsero grossomodo nel ’96. Nella Grande Mela i nostri protagonisti trascorsero un lasso di tempo seguitando per le loro rispettive strade; così mentre Valle transitò per gruppi garage e rockabilly, Donovan proseguì la sua formazione classica organizzando le Simultaneity Series per trenta musicisti, collaborando col S.E.M. Ensemble di Petr Kortike diventando animatore degli eventi organizzati al Guggenheim, al Lincoln Center e alla Carnegie Hall (per le sue più che eccellenti partecipazioni rimandiamo al sito della Young God). Magruder invece divenne rinomato sessionman on-stage per Windsor For The Derby, Robert Hampson (Loop, Main) e Bowery Electric con i quali registrò il loro secondo album Beat (Kranky, 1996).

Sul finire del ’97 decisero infine di riunire le forze (Gannon fiancheggiava il gruppo senza prendervi parte a pieno titolo) spinti dalle motivazioni più disparate: mentre Valle (chitarra, voce) aspirava a fondere “un suono vintage con influenze moderne” rientrando nell’alveo di un songrwriting “altro” che guardava a Tom Waits come ai Jesus & Mary Chain passando per Lee Hazelwood, Donovan (basso) si interessava alla “manipolazione del timbro attraverso lo spazio” incarnando l’anima più sperimentale all’interno del gruppo. Magruder invece (batteria), ambendo ad “integrare elettronica, triggers e samples in un formato rock”, si poneva come ideale medium fra i due compagni, avvicinando in parte il gruppo al post-rock e alla glitch. Il loro self-titled debut si presenta come la risultante sorprendentemente esatta di queste tre linee: frammenti soffocati di ballata drop-outsi perdono in un suono “volumetrico” guidato dal basso di Donovan e dai sample industriali di Magruder. Il disco - registrato nel ’98 - uscì nel ’99, giusto in tempo per rientrare nel novero dei dischi più suggestivi e fascinosi degli anni ’90, forte della totale libertà concessagli dalla belga Sub Rosa, l’etichetta che forse più di ogni altra si è dimostrata in sintonia con l’anima dei tre.

Quel suono fatto di lontani echi industriali proiettati in una dimensione dilatata, fusione della suggestione desertica con quella cosmica, non potè non scatenare l’infatuazione di uno come Michael Gira che mise immediatamente i Calla sotto contratto per la sua Young God. Ma qualcosa nel frattempo era cambiato, la dimensione live con la quale si ritrovarono a confronto dopo il debutto alterò il perfetto equilibrio del disco: erano pur sempre un gruppo rock - per quanto di frontiera - e il rock dal vivo necessita di un frontman, ruolo che quasi immancabilmente spetta al vocalist. Gira, intuendo le potenzialità compositive di Valle, spinse nella sua direzione completando l’opera. Così in Scavengers(Young God, 2001) le chitarre finirono in primo piano e inevitabilmente riemersero i retaggi della scena texana, Bedhead in testa, anche se decisamente superati grazie al carico di charme cosmico-desertico che i Calla si portavano appresso e alla loro totale estraneità dalle pastoie emo. La cesura con l’esperienza precedente non era infatti ancora così netta e l’apporto di Donovan e Magruder si rese ancora determinante a conferire al disco quell’immaginifico allure dei grandi spazi nonché gli accenti sperimentali collusi – quantomeno stilisticamente - con l’elettronica downtempo. A riprova della vitalità di questa duplice attitudine i Calla offrirono i loro repertorio in pasto ai remix di amici e non in Custom (Quatermass, 2001), dall’altro lato, spinti dalla critica - specialmente europea (in quanto è a questa che la produzione li spingeva a rivolgersi) - che li voleva eredi di Badalamenti, Morricone e delle grande colonne sonore da “panoramica”, iniziarono a prestare i loro brani ai commenti sonori di cortometraggi, incamminandosi su una strada che li porterà a far parte della soundtrack The Manchurian Candidate di Jonathan Demme (2004) e a partecipare attivamente alla colonna sonora del film Satellite (2004).

Rinfocolarono intanto i progetti collettivi, i Fallen Vlods si ripresentarono come Crumbles Recovery (EachHundreds, 2000), Wayne Magruder avviò il progetto personale tenEcke e il “fiancheggiatore” Gannon fondò i Murcovcon Daphne Gere (sua futura moglie). I particolari interessi sperimentali dei vari membri si dirottarono quindi su queste valvole di sfogo lasciando a Valle il campo libero. Ne conseguì un disco, Televise, uscito per i tipi della Quatermassnel 2003 (etichetta diversa ad ogni disco, a testimonianza di un continuo desiderio di cambiar pelle) che presenta un mood nuovamente rivoluzionato. Sulla falsariga di Fear Of Fireflies, ballata che lasciava intravedere un grande songwriting, Valle scrisse una manciata di canzoni decisamente più standardizzate rispetto alla precedente produzione, con un suono meno elaborato ma dotate di una comunicativa indubbia - Strangler e Televised su tutte - figlia più della darkwave urbana che dello slowcorerurale. Inevitabilmente il loro pubblico s’ingrossò guadagnando al gruppo un successo inedito ma fruttando anche un equivoco: la loro nuova lettera pervasa dall’affascinante voce di Valle, sospesa fra torpore erotico e disperazione autocompiaciuta, unita alla frequentazione della nascente next big thing della Grande Mela, gli Interpol, avvicinò pericolosamente i Calla ad un pubblico estraneo a quello abituale, molto più attento all’hype (trasformando Valle quasi in un idolo per ragazze) e quindi molto impaziente, poco propenso alla lente seduzioni in punta di voce. Ne derivarono gig confusionarie, laddove la loro musica (anche in questa nuova veste) necessitava di silenzio e attenzione, come testimonia l’EP acustico uscito in tiratura limitata nello stesso anno. Forse anche per adattarsi a questo nuovo pubblico Gannon entrò nel gruppo in pianta stabile a partire dal 2004 e Valle iniziò a scrivere pezzi sempre più wave e sempre meno slow, fino all’abbandono di Donovan quest’anno che ha deciso di proseguire nello sviluppo dei suoi interessi in ambito sperimentale al di fuori della band.

Calla
2008

Con il presente Collisions- uscito per la prestigiosa Beggars Banquet - e con la nuova formazione Valle-Magruder-Gannon, ritornano in pratica gli originari Factory Press, completando idealmente un ciclo che li riconsegna nuovamente alla canzone dopo averli trasportati per grandi praterie sonore…

Intermezzo #1: Remixes

Poco dopo l’uscita di Scavengers, la Quatermass licenzia un album di remix intitolato Custom: i primi pezzi non sono proprio esaltanti con i loro lunghi prolegomeni elettronici (totalmente fuori luogo) nei quali indulgono persino gli stessi Calla nel loro auto-remix iniziale; tantomeno pregevole si direbbe l’intervento dei Tarwater su un materiale delicato come Tijerina. In generale il repertorio dei Calla viene qui totalmente defraudato di tutta la suggestione sonora di cui è intriso, trasformato in un mucchio di scheletri impersonali e freddi. Gli episodi migliori sono quelli dove il remixer accosta i brani minori a ritmi inconsueti (Metrotech, Datach’i) o dove il suono rimane grossomodo inalterato per quanto crashato (Couch nel remix n°2 di Fear Of Fireflies). In conclusione Custom si dimostra un prodotto ovviabile addirittura per i completisti, alla luce anche dell’estraneità dei Calla dal risultato finale (non a caso il materiale più interessante sono le due tracce live che concludono la versione cd).

I Calla a loro volta si dilettano nell’arte del remix con risultati forse discutibili, ma testimoniando ancora una volta il loro interesse negli aspetti più tecnici della produzione del suono. A subire il loro trattamento sono i gruppi più affini per spirito: Windsor For The Derby e PSI Performer nel 2001, e Silva e Couch (ai quali restituiscono il “favore”)nel 2002. Da segnalare nel 2001 anche l’inizio della pubblicazione di cd-r promozionali con brevi registrazioni live: Performance NYTX(EacherHundreds; 2001) rivanga la doppia anima “geografica” del gruppo, con l’accostamento di due performance, una a New York e l’altra in Texas.

Cominciano anche le risposte concrete alla loro tanto decantata attitutine cinematografica. Alcuni loro brani vengono utilizzati per il commento sonoro di due corti: Freunde The Whiz Kids di Jan Krüger (2001) e Bullet In The Brain di David Von Acken (2002).

Intermezzo #2: Singles, demos & live recordings

Poco prima dell’uscita di Televised viene pubblicato l’Insound Tour Support No.22 (2002), raccolta di live performancesnon particolarmente eccezionali, inframezzate da “cartoline audio” di vari luoghi che la band ha toccato durante la tourneé europea del 2000 (tra i quali pure una da Cagliari e una da Sassari - non sappiamo molto delle eventuali origini italiane di Valle ma curiosamente Calla in sardo e spagnolo hanno lo stesso significato: stare zitti. ndr), niente più che brevi istantanee di baldorie, scherzi, scazzi. Uno dei motivi della nostra menzione sono le cover, Long Long Long di George Harrison e Harvest Moon di Neil Young: la prima - nella veste in cui è qui presentata - fa sobbalzare intravedendovi i Calla trenta anni prima della loro formazione, la seconda è rimarchevole perché illustra una ahinoi abituale situazione concertistica del gruppo, incorniciata com’è dal cicaleccio indifferente del pubblico; colpisce però il modo in cui i Calla si trovino a proprio agio in questa atmosfera, quasi il brusìo fosse un sound effect per arricchire il pezzo di alienazione. Maggior motivo d’interesse sono comunque le quattro tracce demo che aprono il disco – Astral, Monument, Don’t Hold Your Breath, Pete The Killer – non solo come anteprima dell’album. Con la registrazione leggermente imperfetta, la voce non in autotune, i riverberi dissonanti, la strutturazione delle canzoni più studiata (con la dialettica basso-chitarra decisamente più ficcante) e le tipiche bave di suono del gruppo - senza quindi la robusta produzione sottilmente mainstream-oriented di Chris Zane – le canzoni si rivelano qui essere decisamente all’altezza se non superiori al repertorio di Scavengers, peccato.

La ricerca di comunicativa – specie in Europa - da parte del gruppo si evidenzia anche con l’inedito ricorso ai singoli e ai videoclip (pubblicati solo in Inghilterra), che escono al seguito delle canzoni più radio-friendly del lotto: Strangler e Televised. Lo Strangler EP emerge particolarmente perché sul “lato B” presenta due straordinari live-medley registrati per la BBC, Slum Creeper / Love Of Ivah e Televised / Mother Sky, specie in quest’ultimo caso notevole per il vigore dell’interpretazione, per il settaggio e l’interplay. Ragguardevole anche una delle b-sides del Televised EP: Trinidad con in coda la sorprendentemente squillante cover di I Shall Be Released di Dylan.

Calla
2008

Continua la pubblicazione di cd-r live promozionali, come i due Miscellaneous EPusciti in tiratura limitata di 200 copie numerate (2003; il secondo registrato in radio a Milano e dal vivo a Biella). Buoni tutti e due - certamente superiori alle registrazioni per il disco Insound – ma chiaramente destinati ai collezionisti. Entrambi sono peraltro segnati dal finale remix di Mayzelle da parte di Mr Hampson / Main – ancora lui! – una distesa ambient popolata da microbi di beats e sinewaves nel complesso moderatamente pallosa.

Altra storia per l’Acoustic EP uscito in 250 copie (sempre nel 2003) che presenta Valle solista intento a tornire preziose e suadenti alternate takes dei loro successi con in più splendenti cover (forse le migliori a nome Calla) di Waits (Yesterday Is Here), Springsteen (State Trooper) ed Echo & The Bunnymen (Ocean Rain).

Prosegue pure l’attività profilmica e dopo la partecipazione al corto Kairos di Shanti Thakur (2003) e dopo aver prestato Traffic Sound a Cinderdrift di Andrew W. Flores (2003) e Astral al remake di The Manchurian Candidate di Demme (2004), scrivono per la prima volta dei pezzi su commissione per Satellite di Jeff Winner (2004). Questo lavoro frutterà il cd-r Collisionworks (300 copie – esaurite) che oltre a presentare in anteprima il nuovo cavallo di battaglia It Dawned On Me – poi incluso in Collisions – sfodera quattro abbozzi strumentali piuttosto anonimi, ben lontani dalle suggestioni di una Tarantula, più un “demolition remix” dell’imminente album. Insomma proprio quando le virtù cinematografiche della loro musica iniziano ad ottenere un riconoscimento professionale, le loro facoltà “descrittive” sembrano andare in pensione… Determinante, molto probabilmente, la progressiva perdita di interesse nel progetto di Donovan, il più impegnato nella definizione “spaziale” del suono che lascia il gruppo agli inizi del 2005.

I Calla sono stati poi interpellati per il film Ben And Holly (Kurt Haas, 2004) mentre Aurelio Valle ha scritto delle libere improvvisazioni per Egoshooter (Becker & Schwabe, 2004), film tedesco che vede anche la partecipazione della leggenda rock Nikki Sudden.

Scheda: Calla

copertina pdf #91