Le pareti rosse, gli specchi, le luci soffuse e i soffitti a sbuffo dell'area concerti del Ganesh Cafè - un seminterrato di sei per sei posto esattamente sotto alla zona pub del locale -, sembrano fare il paio con la musica dei Father Murphy. Anch'essa evanescente, ricca di sfumature, dispersa in un alveo minimal-folkloristico figlio della psichedelia del Cappellaio Matto e parente stretto delle anoressie formali di Will Oldham e compagnia.
Un concerto, quello di Bologna, che in realtà non è un concerto ma un happening tra pochi intimi, funestato dallo scarsissimo spazio a disposizione per impianto e pubblico - il primo non altezza, il secondo costretto in pochi metri quadrati - ma sostenuto da una band che riconferma l'ottima impressione suscitata al momento della pubblicazione dell'ultimo Six Musicians Getting Unknown. Ed è proprio da lì che idealmente si parte alla ricerca dell'universo sghembo e affascinante della formazione trevigiana, con un' irresistibile Tell You A Secret che cita la Baby Lemonade di Syd Barrett pur suonando originale, con i colori appiccicosi di Brain e le progressioni trascinanti di It’s Raining Smiling Tunas Dear C. Lee, con la narcotica Butterflies & Bats e il grandangolo distorto di Seeds, con la We Know Who Our Enemies Are tratta dall'ultimo split Father Murphy / Lorenzo Fragiacomo.
Nel complesso un live spedito di un'ora e mezza, che tra momenti riusciti e qualche caduta di tono, ha ripercorso la storia recente dei tre, regalando sul finale qualche testimonianza degli esordi (il garage di Rollercoster). E tutto questo nel disinteresse (se non incomprensione e una punta d’ostilità) dei gestori di Via Polese, abituati a ben altro intrattenimento e vibrazioni musicali. Il 24 aprile suonerà sullo stesso palco Beatrice Antolini, sempre della scuderia Madcap: siamo certi che per qualcuno sarà soltanto un'occasione per vendere qualche bicchiere di birra in più.
Scheda: Father Murphy