Fortissimamente voluto dagli appassionati e
competenti gestori del circolo (che per inciso me li hanno fatti
conoscere) e già rimandato una volta causa orecchioni del chitarrista,
il concerto del gruppo genovese al Caracol rischiava di risolversi in
una delusione con tendenze verso il disastro: colpa dell'impianto -
ovviamente durante il soundcheck funzionava alla perfezione - che fa sì
che i primi venti minuti consistano esclusivamente in Robilante e Luisa(neanche fossero canzoni dei Dream Theater), annegate tra risonanze
delle corde basse della chitarra, spie che non funzionavano, gruppo
perplesso e tentativi disperati - al punto di coinvolgere perfino il
sottoscritto - di risolvere questi problemi, peraltro con risultati
relativi.
Ma quando tutto pareva perduto è intervenuto a salvare la serata il
pubblico, più che altro una curva: non solo per l'ampia presenza di
tifosi del Pisa - come tali aizzati dalla sciarpa nerazzurra sfoggiata
dal tastierista-freestyler Pernazza e dai suoi cori, anche su Livorno
(se la mappa delle curve è la stessa di un tempo dovrebbe essere
genoano )- ma proprio per il calore, il sostegno e l'incitamento che
rivolgono al gruppo, cantandone anche – incredibile - tutte le canzoni.
Certo, i testi degli Ex-Otago non sono proprio dei poemi, ma quelli
sotto il palco non perdono un colpo: e a furia di incitamenti a un
certo punto il cantante raccoglie quest'entusiasmo e suona la carica al
gruppo, il quale a quel punto parte a rotta di collo per un concerto
furioso che sposta verso il punk il loro pop anni 2000 venato di
malinconia ironica, accentuando quella sgangheratezza che costituisce
uno degli elementi centrali della poetica dei Nostri.
Il set non è lunghissimo e manca pure Going To Panama, integrata da un'anteprima di Settembre(ripescata da un vecchio demo con destinazione prossimo album), ma è
torrido, scatenato, sudato e gioioso, al punto che verso la fine il
solito Pernazza decide di imitare il Gabriel dei tempi d'oro e si butta
di schiena sul pubblico, che se lo porta un po' in giro e lo solleva
costringendolo ad aggrapparsi a una specie di tubo di ferro sul
soffitto, mentre si fa il segno della croce sperando di riuscire a
scendere illeso: ci riesce - visto che la serata è buona e magica -
avendo solo aggiunto un po' di sudore freddo a quello bollente del
concerto.
Il post concerto vede il pubblico estremamente soddisfatto e
consapevole fino ad un certo punto di aver "fatto" la serata
chiacchierare tranquillo con la band - tanto contenta quanto sorpresa -
di una data che non dimenticheranno davvero, né gli uni né gli altri.
Scheda: Ex-Otago
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