Al Covo, la sala si riempie di molti dei ragazzi che li videro al Link tanto tempo fa quando una scena, quella tedesca, fremeva e sturmdrangava come nei mitici Settanta. Aspettative e mitologie di allora sono decisamente scemate oggi, e anche se la stampa pompa (e il mito casca comunque in piedi), a tutte queste considerazioni quelli meno interessati sono i tre To Rococo Rot che, poco prima del concerto, si aggirano indisturbati tra la gente con in testa lancette sinaptiche probabilmente congelate.
Vivranno persi nella loro Berlino Est e con utilità e protestante abnegazione tedesca ti saliranno sul palco portandosele appresso, quelle lunghe figure dall’altezza decisamente deutch. Del resto, i tre non sono mai stati dei draghi in quanto a manager di loro stessi: il recente abc 123, un eppì striminzito, non rappresenta il ritorno sulle scene che può far svoltar loro la carriera, tantomeno attirare l e nuove leve, e se il lavoro sale la china rispetto al suo mediocre e lontano predecessore (Hotel Morgen), siamo lontani da Amateur View e dal mitico 1996. Poche balle, niente grande evento questa sera, niente Tortoise a suonare e il paragone non è casua le, perché fa un po’ rabbia pensare al talento e alle potenzialità dei To Rococo nei Novanta: potevano vantare d’aver traghettato e plasmato il sound di McCombs e soci in terra d’Alemagna riportandone il sound a casa, iniettandogli antiche squadrette e un po’ d’amore per l’architettura e il design concettuale.
Eppoi come fa stizza sentirli suonare, giocano con gli strumenti con inusitato calore e spirito persino latino, non che latino faccia la differenza sia chiaro, eppure la scioltezza e l’incastro analog-digitale sono impeccabili, tanto che ti domandi perché quel cazzo di disco non l’abbiano su onato come stanno facendo stasera. A metà scaletta parte un brano di Veicolo che non è mai stato tanto Tortoise. Quel basso fuori equalizzazione se lo meritano tutto ma non ci imbarazza dirlo: sono dannatamente affascinanti. S i direbbero un indie band con i fiocchi ma tredici anni di carriera sono tanti. E sicuramente potevano meritarsi l’Estragon che accoglie a Bologna le band più importanti. Loro hanno deciso diversamente ed è probabile che il destino abbia fatto la sua parte. Bisognava esserci.
Scheda: To Rococo Rot
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