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Pubblicazione 01 Dicembre 2008

Faint (The)

Covo, Bologna (29 Novembre 2008)

I The Faint non sono certo una novità e non sono in pochi a pensare che rendano meglio dal vivo che su disco. Eccoli dunque di ritorno in lande italiche con il loro rock virato dancefloor.
The Faint - Live @ Covo 29-11-2008 (© Francesca Garattoni)
Faint (The)
Francesca Garattoni 2008
The Faint - Live @ Covo 29-11-2008 (© Francesca Garattoni)

C’era parecchia attesa da parte del piccolo stuolo di fan del quintetto del Nebraska per questo ritorno nella lande italiche dopo la comparsata del 2005 di spalla a Bright Eyes in occasione di “Ferrara sotto le stelle” (ricordata molto piacevolmente da chi c’era).

Freschi della pubblicazione dell’ultimo intrigante Fasciinatiion i nostri snocciolano il loro repertorio di indie rock virato dance via stuoli di synth che ha una ballabilità e una fruizione massima appunto “on stage”, il loro luogo espressivo ideale.

Si comincia con Get Seduced che con i suoi loops intersecanti apre la scena ad una delle loro hit, quella Glass Danse che nel 2001 aveva portato alla ribalta il nome del gruppo poco prima dell’esplosione del calderone punk funk.

Fra occhiolini ammiccanti ai Depeche Mode nella tetre ma ammalianti Posed To Death e I Treat You Wrong ed impensabili ripescaggi (Call Call con il suo beat impulsivo e le tastiere tirate a lucido e Take Me To The Hospital, ottima, dalla raccolta della loro ex-etichetta Saddle Creek 50) lo show intarsiato di luci strobo ed effetti visivi stranianti va che è una meraviglia. Psycho, auspicabile nuovo singolo, illustra movenze post punk, Desperate Guys e The Geeks Were Right sono fra i momenti più largamente sponsorizzabili della band, ma è con la carica energica quasi rock di I Disappear, con la paranoia simil-techno della veemente Worked Up So Sexual e con la strabiliante versatilità da dancefloor di Paranoiattack che si giunge ai vertici di tutto il live.

Nei bis godiamo della nuova Mirror Error, che suona parecchio diversa dalla versione su disco (a causa presumibilmente della difficoltà di riportare quei suoni analogici complessi sul palco), The Conductor a cui brillano gli occhi pensando agli Human League e Agenda Suicide che chiude il live col botto.

Con l’unica pecca di un Todd Fink un po’ giù di voce (ma agghindato splendidamente da dottor-psycho con tanto di camice bianco e occhiali da uomo-Haçienda) i cinque battezzano una splendida data, con tutta la carica che contraddistingue il loro suono e che dovrebbe essere solo un incentivo in più a spazzare via quell’inutile pubblicità portata a favore di band mediocri come Klaxons o Does It Offend You, Yeah?. Il successo del nu rave ha un senso solo se ci si ricorda a chi si deve rendere grazie.  Un’ora e dieci di godimento danzereccio. Rispetto.

Scheda: Faint (The)

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