Beh, è una buona cosa che sia stato ristampato in una versione diversa dalla prima. Dobbiamo molto ai blog dediti agli mp3 in giro per la Rete, che misero la prima versione in download quando fu fuori stampa, ma allo stesso tempo ci sembra chiaro che gli mp3 non possono prendere il posto di una copia fisica. Un mp3 è come un alito di vento, sappiamo per esperienza che non puoi contare su un computer, su un hard disk o su un mp3 player per salvare i tuoi documenti e costruire l’equivalente di una collezione fisica o di un archivio dentro cui cercare e tenere al sicuro i tuoi dati. Non è un backup automatico e permanente. E’ un buon modo per condividere nell’immediato ma non per conservare la musica in un processo lungo come la vita.
“Così tanto tempo” per la special edition… beh, le date di pubblicazione sono sempre tendenti al vago quando si ha a che fare con le etichette, ma se pensiamo che inizialmente doveva essere previsto per marzo/aprile … e ora è stato pubblicato tra settembre e ottobre, mettendo questo lasso di tempo nella giusta prospettiva, cinque mesi non sono poi così lunghi…Abbiamo fatto un buon uso di questo tempo. Abbiamo ripensato completamente l’artwork dell’album principale in accordo con le richieste dell’etichetta, che premevano più per il lato economico che per quello estetico, dopo di che abbiamo fatto nuovi artwork per i bonus disc. Passando per ore di materiale non pubblicato, e le tracklist e i bonus…E c’è voluto del tempo per materialmente realizzare e assemblare tutto. Niente scherzi. Ci sono volute settimane e settimane di pittura a mano per le copertine e gli inserti. Avremmo potuto riutilizzare il packaging originale e non spender tutto questo tempo… ma ce l’abbiamo fatta e finalmente siamo molto soddisfatti del risultato finale.
Abbiamo iniziato a registrare il materiale che sarebbe diventato The Dance Of The Moon & The Sun non appena ci trasferimmo da Parigi a Vitrè. Sappiamo che la gente ha in grande considerazione questo nostro trasferimento dalla grande città al piccolo paese perchè è così romantico, ma non sono così sicuro che tutto questo abbia avuto influenza sul nostro lavoro di musicisti. Essere isolati ci aiuta molto, comunque. Abbiamo poi iniziato ad organizzarci meglio, con una stanza dedicata alla musica, come in una cella. Una canzone come Felt Presence è stata registrata nel corso di svariati giorni, come un sogno che puoi continuare ogni notte, dal punto in cui lo avevi lasciato la notte precedente. Ricordo il periodo di registrazione e capisco che la distanza e il tempo a disposizione hanno avuto il loro ruolo nel creare un momento veramente sereno con pochissime attese o ansie riguardo alla registrazione, che non fossero sedersi e fare musica con il nostro ritmo, un approccio veramente naive…
No, non penso che siamo troppo prolifici, è solo il nostro modo di lavorare…
I due approcci continuano a coesistere insieme, uno non ha preso il posto dell’altro. Non vedo l’ultimo come una evoluzione del precedente, ma solo come una traccia aperta che sta affianco all’altra. Quello che tu chiami l’approccio di “The Night Coercion” è sempre esistito, solo che ora siamo meno riluttanti a condividerlo con gli altri.
Intendi simili da un punto di vista musicale o dal punto di vista dell’artwork? Beh, in futuro, probabilmente faremo un’altra uscita inspirata ai demoni del buddismo tibetano per completare questa serie.
La differenza principale tra le due tipologie di lavori, viene dal modo in cui registriamo. Uno realmente composto, strutturato e multitraccia. Con un’attenzione per la durate e le melodie, beh, un modo abbastanza pop, “per tutti” come dici tu. E l’altro totalmente improvvisato con noi che attacchiamo gli strumenti e registriamo senza riguardo per durate o strutture (o la pazienza dell’ascoltatore…), un modo più selvaggio, che viene fuori così come esce. Ma i due metodi si alimentano l’un l’altro in molti modi.
Si, il Voodoo haitiano. C’è il suo veve raffigurato sulla copertina di Night coercion…. I veve sono rappresentazioni materiali delle divinità. Sono disegnati sul suolo con farina o spicchi di granoturco o polvere di mattoni durante le cerimonie. Quando tu disegni un veve stai invocando lo spirito corrispondente. E’ davvero il disegno grafico come atto magico.
Oh, ma abbiamo fatto un bel po’ di lavoro per queste etichette a casa, dalla grafica alla stampa, così lavorare con loro non è stato poi così diverso. Infatti, lavorare a casa è un modo per sperimentare con nuove forme di packaging, che l’industria discografica sarebbe impossibilitata a produrre. E’ un modo per esplorare la nostra estetica senza compromessi con un’etichetta che ha le sue abitudini per quello che riguarda il lavoro di stampa e di assemblaggio. E’ un modo per essere totalmente liberi e creativi e dopotutto, sporcarti le mani è una cosa sempre buona…
Lei era un’attrice. Ci piace cosi tanto in Strada A Doppia Corsia (Two Lane Blacktop) e Cockfighterdi Monte Hellman, uno dei nostri registi preferiti. Le sue due principali apparizioni sullo schermo. C’è una vera e propria cine-connessione tra Hellman, Warren Oates, Harry Dean Stanton, Rudolph Wurlitzer, Sam Peckinpah… Lei aveva qualcosa di speciale. Ci siamo soltanto relazionati all’immagine che lei proiettava attraverso i suoi diversi ruoli e probabilmente alla sua rarità.
L’aspetto esotico viene certamente dal genere di strumenti che utilizzo per registrare. Registro tutto da sola. Comunque, ci saranno presto un nastro, un 3” cdr e un altro album su cui sto ancora lavorando. Quanto al confronto con Fursaxa e Lau Nau…mi piace molto la loro musica, quindi essere paragonata a loro per me è un complimento!
La maggior parte degli artwork li fai proprio tu, Solange, e dimostri di avere un talento non da poco per le immagini grafiche e il design. Quali sono le principali influenze sul tuo stile e come hai sviluppato questa abilità?
L’abilità viene dalla pratica. Non ero per niente brava alla scuola d’arte. E’ tutto venuto fuori spontaneamente lavorando sulle cover degli album e sugli artwork in generale. I fumetti e le illustrazioni sono fonti di ispirazione per una gran parte. Le arti tradizionali anche, come quella medio-americana per esempio. Artigianati specifici come la rilegatura, invece, mi servono per gli aspetti più tecnici del packaging.
Tu intendi femminile per via della mia voce o per il feeling generale delle canzoni che canto? Perché mi sono sempre piaciute quelle dalla struttura più semplice, specialmente se cantate da donne (da Kath Bloom a Cat Power, Vashti Bunyan, Bridget St-John, Edith Frost…), non ricordo questo amore da dove venga fuori… probabilmente da molto lontano, una voce che ho sentito molto tempo fa e che ho tenuto con me fino a quando non ho imparato a cantare da solo, forse sto soltanto cercando di dare una forma a questa (davvero ipotetica) prima impressione…. Ma è stato Color Green di Sibylle Bayer che mi ha spinto a creare qualcosa di più articolato, maggiormente centrato sulla voce e la chitarra… Ora, folk britannico o non britannico…non saprei…. Comunque, ci sarà un altro TwinSisterMoon in futuro… un 7” e almeno altri due album completi.
Non sono propriamente dentro a tutto quello che il genere ha da offrire (il più delle volte scene gore senza una sola idea buona). Ciò che mi è sempre interessato nei film horror è la raffigurazione di piccoli gruppi di persone che di fronte alla possibilità della propria brutale e macabra fine, riorganizzano se stessi e il proprio modo di vedere il mondo per fronteggiare il pericolo incombente, traendo il meglio da tutto quello che li circonda… come se essi stessero combattendo per la loro civilizzazione, come una società intera in scala ridotta, che cerca di sopravvivere in una battaglia davvero pericolosa, sviluppando nello stesso tempo una cosmologia molto complessa; è soprattutto l’aspetto mitico e l’uso dei posti isolati (dai deserti ai boschi) nei film horror che sembra rinforzare l’impressione di un vero inizio della vera fine. E i film horror mostrano sempre una sorta di antropologia, come il confronto di diversi generi di umanità, l’accettazione dell’altro, del punto di vista del nemico. Come la famiglia in Non Aprite Quella Porta: loro sono sostanzialmente cacciatori di prede umane, ma non sono animali, dal momento che hanno sviluppato un proprio genere di cultura. Ricordi la scena dell’autostoppista all’inizio del film?
Esatto, il tipo scatta una foto del ragazzo sulla sedia a rotelle per poi bruciarla, come una specie di rito di caccia dove l’immagine (o l’anima) deve essere distrutta prima dell’assassinio vero e proprio. E’ un rito propiziatorio. O come i morti viventi nei film di Romero, dove loro finalmente prendono il posto degli esseri umani sulla terra (le prime immagini de Il Giorno degli Zombi mostrano che i morti viventi vivono pacificamente in mezzo agli animali). C’è un bel po’ di astrazione nei (buoni) film horror e credo che sia li che alberghi la vera inspirazione.
I nostri preferiti nel genere Horror/fantastic? “Vampyr” di Dreyer, “Gli Invasati” di R. Wise, “I Racconti della luna pallida d’agosto” di Mizoguchi, “Operazione paura” di Mario Bava, “Zombi” e “Martin” di Romero, “La Cosa” e “Il Signore del Male” di Carpenter, “Suspiria” di Argento, “Ma come di può uccidere un bambino?” di Narciso Ibanez Serrador, “The Descent” di Nei Marshall, “Ring” di Hideo Nakata, ogni cosa di Kyoshi Kurosawa e altri che al momento dimentico. Ma il nostro film horror preferito è di fatto un libro: “La strada” di Cormac McCarthy.
Ma non pensiamo che la nostra musica sia così sperimentale…Crediamo comunque di aver mostrato abbastanza.
In definitiva, come nasce un disco dei Natural Snow Buildings?
Beh, soltanto suonando e registrando, questo è tutto, a volte per un periodo davvero lungo. E’ un processo cumulativo all’inizio e sappiamo sempre intuitivamente quando è finito… Poi viene la scelta delle canzoni, l’ordine delle tracce, tutte cose davvero importanti per catturare un sentimento generale, una risonanza di massima del disco. A questo punto, ci sono sempre un po’ di scalini che probabilmente non useremo, ad eccezione del caso della special edition di Dance…
Un po’ di cose di Isengrind, Twinsistermoon e NSB, dai 7” ai box di cinque cassette, nastri semplici, vinili, cds, 3” cdr con varie label o in proprio…
Scheda: Natural Snow Buildings