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Pubblicazione 01 Dicembre 2008

Pane

Sprofondare, emergere.

Una band dall'approccio cantautoriale intenso, quasi insostenibile, ma dalla cifra sonora essenziale, capace di sintetizzare discendenze folk, prog e “colta”. Con leggerezza. A pensarci bene, imporsi un nome come Pane è stata la scelta più naturale.
Pane
2008

Pane è quello che vi capita ogni giorno, frugalità primordiale, minimo comune denominatore, testimone basilare  di un passato che è presente e sarà futuro. Oppure, ingrediente "semplice, popolare, composito, povero, sacro ed essenziale", come sostiene Claudio Orlandi, che dei Pane è l'intensissima voce. "Un nome che è nato per gioco, prendendo spunto da una semplice situazione casalinga… Poi si è conquistato il suo spazio fino a diventare una sorta di immagine riflessa del nostro gruppo".

La band prende forma nel 1992 dall'incontro tra Orlandi e il pianista Maurizio Polsinelli, raggiunti più avanti da Vito Andrea Arcomano (chitarre), Claudio Madaudo (flauto) e infine - con la calligrafia del gruppo già improntata ad una sorta di cantautorato "da camera" - dal batterista Ivan Macera. L'omonimo album autoprodotto del 2003 fece saltare sulla sedia più di un recensore, tra cui il sottoscritto, letteralmente ammaliato dal lirismo grave e febbrile (in italiano), dai fiabeschi deliri, dall'autorevolezza e dalla semplicità di quelle stanze sonore.

Le recensioni si sbizzarirono citando Area, CCCP, Doors, De André... Oggi, in occasione del debutto ufficiale Tutta la dolcezza ai vermi (vedi recensione), accade più o meno lo stesso. Claudio si schernisce: "se esistesse un gruppo in grado di far convivere nel proprio ambiente artistico Area, CCCP, De Andrè e i Doors, sarebbe un fenomeno da studiare... Se poi aggiungessimo Debussy, Tristan Tzara e Viktor Cavallo, allora saremmo di fronte a dei dadaisti di borgata". Decido di incalzarlo e mi azzardo a definirli retro-avanguardisti, qualsiasi cosa significhi. "In una bella recensione apparsa sul Venerdì di Repubblica, Luca Valtorta ha definito il nostro disco talmente intenso e medioevale da sembrare persino lieve e postmoderno. Forse anche lui ha avuto la tua stessa sensazione. Pasolini sosteneva di essere una forza del passato, ma era uno degli sguardi più lucidi sul suo imminente futuro. Forse bisogna davvero sprofondare per emergere".
Mi chiedo, gli chiedo, se credono che la loro musica possieda (ancora) un pubblico. "Crediamo di sì, per il semplice fatto che sempre più persone sono stanche delle musichette da supermercato e dei progetti musicali impagliati. Del resto l'autore non inventa nulla dal nulla, ma in qualche modo preleva, evidenzia, propone. A parte ciò, fondamentalmente preferiamo parlare di persone piuttosto che di pubblico". Allora per il Pane c'è un futuro. "Sì, intanto ci sarà forse un video… Ma stiamo già lavorando al prossimo disco che vorremmo avesse un suono più Pane possibile!

Scheda: Pane

copertina pdf #91