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Pubblicazione 01 Novembre 2008

Plush

More You Fed

Un album a breve (si spera) in uscita e finalmente, per la gioia di noialtri occidentali, la ristampa del rinomato Fed. Per Liam Hayes pare giunto il momento della verità.
Plush
2008

Immaginatevi un figuro smilzo e chiaramente retrò; moro, riccio voluminoso e nascosto dietro un paio di occhiali a goccia.
Un puzzle estetico tra Marc Bolan, Rob Tyner, e il nostrano Simone Cristicchi. Se non fosse per il colore dei capelli aggiungeremmo pure Ian Hunter!
Di professione musicista, di quelli da prendere prendere-o-lasciare. Chessò, il corrispettivo oggidì dei vari Brian Wilson, Sly Stone e Kevin Shields che alle sinapsi accelerate (con relative ire dei “comuni mortali”) affiancano un maniacale perfezionismo.

Simile genia, quindi, ma diverso genio (e ci mancherebbe!) per  Liam Hayes, chicagoano e titolare della sigla Plush. Stimato pianista della città ventosa, il Nostro, nella prima metà dei ’90, entra nelle grazie della Drag City che nel 1994 ne pubblica il singolo d’esordio Three Quarters Blind Eyes/Found a Little Baby. Un piccolo caso che scuote la stampa specializzata tutta (per Mojo e Melody Maker rientrerà tra le uscite indie dell’anno, mentre New Musical Express lo eleggerà singolo della settimana) in virtù di sette minuti appena coabitati dai Beatles più visionari e dal Burt Bacharach dei giorni migliori.

Da qui in avanti Hayes, congelando temporaneamente il progetto Plush, seppur continuando a scrivere materiale per sé affiancherà, nel 1995, prima Will Oldham nella doppietta Hope (come Palace Song) e Viva Last Blues (come Palace Music) e poi, tre anni dopo, Bobby Conn nel pirotecnico Rise Up!

Sempre al piano, elettrico o acustico non fa differenza, come alla chitarra, l’uomo di Chicago sceglie il 1998 come momento della maturità. More You Becomes You, opera adulta dei Plush per Drag City, è quanto di più lontano dal singolo di debutto. In mezz’ora appena sfiorata, Haynes si ritrova seduto al pianoforte, solo, come se suonasse in un night attendendo l’alba. Lavoro intimo e minimale, affine sì a Bacharach ma anche al Neil Young di A Man Needs a Maid, More You Becomes You vede in  Virginia, See It In the Early Morning (vagamente wyatt-iana), Soaring and Boring e The Sailor i momenti migliori di un lavoro la cui riuscita è tale anche per la l’ugola limpida del Nostro nonché per la l’apporto alla regia di Steve Albini e Bob Weston.

Bello, sì, ma un ripiego perché nelle intenzioni, almeno in prima battuta, la faccenda doveva avere ben altra genesi e nome. Nella transizione tra il singolo di debutto e More You Becomes You Haynes rimuginava un opera pop totale, di quelle che richiedono sudore e fatica. E tempo. Senza tanti scrupoli si ritorna sul canovaccio iniziale e lo scenario si presenta pari alle odissee di Pet Sounds, There’s a Riot Goin On e Loveless: si susseguono studi di registrazione e musicisti di ogni specie, idee prima valide poi accantonate poi riconsiderate e bollette in crescendo. Quando tutto sembra filare liscio tocca, per volere di Haynes, ri-registrare sfidando la tirannia del tempo e alimentando fatali tensioni interne. La Drag City - che in fronte non c’ha mica scritto Alan Mcgee! -  abbandona e il riccioluto smilzo, grazie al sostegno economico dei familiari e di qualche amico, proseguirà per altre vie come, ad esempio, quella della celluloide grazie a Stephen Frears che, a Chicago per la resa cinematografica di Alta Fedeltà di Nick Hornby, ascoltando More You Becomes You propone al suo autore un cameo che viene prontamente accettato. Tra un ciak e un overdubbing, dunque, nel 2002 scatta l’ora di Fed.
L’etichetta che produce è la giapponese After Hours, e se lo si vorrà ascoltare bisognerà affidarsi ai circuiti import. Ma che disco. La stampa che conta gli è ancora amica - New Musical Express, Mojo e The Guardian faranno a gara di superlativi – e noi, nel nostro piccolo, ci accodiamo. Sovvengono in serie Shuggie Otis e Marvin Gaye per via di quella delicatezza soul, Burt Bacharach per il gusto dell’arrangiamento, i Beatles per come sa di pop, Scott Walker per come sa di gessato. Ai comandi siedono Steve Albini e John McEntire, agli arrangiamenti l’esperto disco Tom Tom e alla batteria il jazzista Morris Jennings. Attesa ripagata.

Nel 2004, intanto, la Drag City, via la sussidiaria Sea Note, pubblica il semibootleg Underfed contenente versioni demo e spoglie di Fed che alla luce di quanto accadrà a breve suona come un insulto. La notizia è recente: il 25 di ottobre, la Broken Horse ha ristampato per il mercato occidentale Fed e tutti quelli che non hanno potuto goderne lo spessore possono rallegrarsi. E c’è anche di più, poiché è pronto un nuovo lavoro, Bright Penny, che si preannuncia parimenti seducente.
Al momento non se ne conoscono notizie, ma per i frequentatori di Youtube consigliamo di digitare Take A Chance e vedersi il singolo apripista che, garantiamo, inviterà a più di un ascolto. Aspettiamo, overdubbing permettendo…

Scheda: Plush

copertina pdf #91