Turn on
Pubblicazione 01 Novembre 2008

His Electro Blue Voice

Dopopunk all'italiana

Altro che shitgaze; di questo trio post-punk italiano sentiremo parlare a breve...e sulle etichette più fiche del momento.
His Electro Blue Voice
2008

Shitgaze? No, grazie. Post-punk, anzi per essere autoctoni in questo mondo di forzati della globalizzazione, gridiamo forte “dopopunk fino al midollo”. Questo il succo del suono His Electro Blue Voice, progetto che sembra aver capito, insieme a pochi altri gruppi italiani, i meccanismi del nuovo sottobosco musicale (prevalentemente stars&stripes). Non si scende a patti con categorizzazioni fantasiose e pressoché inutili, ma si fanno propri automatismi ben oliati come invisibilità (HEBV per scelta non suonano dal vivo), passaparola telematico via web-forum (TermBo su tutti), musicalità spigolosa, in b/n, intrinsecamente lo-fi ed esteriormente post-punk.

Potremmo anche fare solo 7” tutta la vita, sai”. Elementare, Watson. Perché sporcarsi le mani con quelle plasticose diavolerie digitali quando si può, mai come oggi, far girare la propria musica a 45 giri? A risponderci è Andrea batterista di HEBV e solitario titolare della AVANT!, agguerrita minietichetta 7” only. Mentre Andrea percuote pelli, chitarra e voce sono territorio di caccia di Francesco; al basso, la new entry Claudia completa il trio delle meraviglie. Sì, perché se non si fosse capito questi emeriti (quasi)sconosciuti hanno alle spalle giusto una tripletta di 7”, ma per etichette come S-S o la super hype Sacred Bones, label made in NY che sta tirando fuori il meglio dalla immensa scena nascosta a stelle e strisce, Blank Dogs su tutti.

Piccoli pezzi di vinile, tirati in buon numero ed esauriti a stretto giro di posta; roba da mercato d’oltreoceano che mostrano come parlare di scene nazionali sfiori ormai il ridicolo, tanti e tali sono i riferimenti comuni a gruppi geograficamente distanti.

Le coordinate sonore lungo cui si muovono i tre sono il post-punk primigenio sporcato da necessità lo-fi o contenuti sfibramenti noise che si manifesta in forma breve e concisa: il primo 7” uscì per la famigerata S-S di Sacramento e contiene in nuce l’essenza dopo-punk che fu di Warsaw e dei primi Joy Division/Bauhaus. Fog, ma soprattutto i 5 lunghi minuti di Das, tracciano i confini di un post-punk a grana goth ma visceralmente wave. Coordinate non troppo dissimili nello split con Nuit Noire, pubblicato in casa per la AVANT!, mentre il nuovo Duuug/Fury Eyes (Sacred Bones), sembra maturare le influenze in due brevi gemme da due minuti o poco più di dark-wave circolare e oscura che riecheggiano i seminali Chrome. Investiamo, perciò, a scatola chiusa su questo trio con la certezza che i nuovi pezzi in lavorazione ruberanno molti cuori.

copertina pdf #91