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Pubblicazione 01 Ottobre 2008

Owen Pallett

Adventure.exe

Tra virtualità e giochi di ruolo, progetti variegati e innumerevoli collaborazioni, prosegue l’avventura chamber pop del canadese Owen Pallett, con più di un’anticipazione del nuovo album previsto per l’anno prossimo.
Owen Pallett
Neal Franc 2008

Il progetto Final Fantasy ha da sempre evocato, fin dal suo nome, mondi virtuali e filiazioni parallele, ispirato com’è all’universo dei videogiochi, come se l’artefice, il canadese Owen Pallett, con il suo pop orchestrale e i suoi mille progetti non facesse altro che spostarsi da un livello all’altro di un postmoderno gioco di ruolo, mai uguale ad ogni game giocato.

L’annunciato nuovo album di Final Fantasy, Heartland, di cui si vociferava con insistenza sin dalla scorsa primavera, non uscirà comunque prima del 2009 inoltrato. Intanto per ingannare l’attesa il violinista  pubblica a sorpresa, in questo inizio autunno, ben due EP, testimonianze delle indaffarate attività che da sempre lo caratterizzano: un prologo al nuovo album e una serie di cover di un misconosciuto musicista e sodale di Toronto.

Molto già si è detto negli ultimi anni circa la celebrata scena indie canadese, che infatti non ha certo bisogno di presentazione; basti sapere che Pallett viene da un piccolo sobborgo nei pressi di Toronto, ha già a neppure trent’anni un curriculum piuttosto nutrito, che comprende un paio di dischi in proprio, collaborazioni e arrangiamenti per numerosi altri, tra cui gli Arcade Fire e i Beirut, remix, colonne sonore, partecipazioni a etichette indie. Su tutto, un’attitudine prettamente DIY e un’idea musicale comunitaria, che rimanda direttamente a certi anni ’70, idea che fa dell’integrità artistica la propria bandiera assoluta. Frasi dette di recente come “ Voglio semplicemente fare musica interessante, ma non qualcosa che suoni adeguato a un jukebox di un bar” la dicono lunga sull’attitudine di Owen, e su come abbia impostato la sua carriera artistica.
Un background classico alle spalle intrapreso sin da piccolo, con un padre organista di chiesa, studi di pianoforte, pièce composte in preadolescenza per un videogame ideato dal fratello maggiore, per approdare poi all’università di Toronto a studiare composizione classica. Il progetto Final Fantasy  - tributo all’anima nerd di Pallett - nasce un anno dopo la conclusione degli studi universitari, nel 2003, essenzialmente come one-man band. Si è intanto unito ai Picastro e ha iniziato la sua attività come arrangiatore, per gli Hidden Cameras e gli Arcade Fire tra gli altri.

L’esordio con Has A Good Home (Tomlab, 2005; 6.8/10) suona come una preparazione per quel che verrà. Composizioni per violino e pedale del loop conducono l’album a snodarsi tra chamber pop e songwriting che ricordano un Patrick Wolf meno enfatico in verità, mentre certo minimalismo riporta da un lato alla Penguin Cafè Orchestra, dall’altro ad ascendenze pienamente seventies, Nick Drake su tutte (si ascolti l’accorata Adventure.exe); seguono riferimenti Arcade Fire,  Postal Service e melodie eighties (This Is The Dream Of Win & Regine), che culminano nel lirismo accorato della sinfonia per archi di That’s When The Audience Died. Sicuramente una convincente prova generale.

L’avvenuta maturazione si esplicita nel successivo He Poos Clouds (Tomlab, 2006; 7.3/10), un concept album le cui composizioni sono ispirate ai livelli di Dungeons And Dragons, l’epico videogame fantasy. Qui il minimalismo del precedente lavoro lascia il posto ad arrangiamenti stratificati ed a una riuscita unità concettuale. Un equilibrato connubio tra pop e struttura classica quindi.
Le canzoni sono arrangiate per quartetto d’archi, pianoforte, harpsichord e percussioni, si insiste su composizioni piene e piuttosto enfatiche, che occhieggiano al solito Wolf, costeggiando Rufus Wainwright e  il Jamie Stewart meno estremo (nella title track, in Pooka Sings), e portandosi in territori ancora inglesi con i riferimenti al consueto Drake e allo Scott Walker più arty (If I Were A Carp). Numerose le citazioni testuali al mondo virtuale, va da sé, dai giochi Nintendo alle Cronache di Narnia, mentre il sottotesto dell’album è una autobiografica riflessione intorno al rapporto tra ateismo e morte.
Autobiografismo presente da sempre in Pallett, che affronta il tema dell’identità del queer artist quale egli è in modo defilato, non da attivista. Non facendoci esattamente della musica militante sopra. Affrontandola da un punto di vista dell’identità, piuttosto che dell’affermazione, essendo tra l’altro il Canada da questo punto di vista uno stato piuttosto libertario.

Intanto ad oggi si sa che il prossimo disco che vedrà la luce nel 2009, Hearland,  sarà ancora un concept, da lui definito “ racconto epico-fantastico”, ambientato in un regno fittizio, Spectrum, e basato su conversazioni tra la divinità del posto (identificata con l’autore stesso) e un giovane fondamentalista religioso. Argomenti che ancora ritornano quindi nell’immaginario del Nostro e che crediamo saranno trattati con la consueta ironia e largamente metaforizzati.

Tematiche che ritroviamo anche nel primo degli EP usciti in autunno, Spectrum, 14th Century EP (Blocks Recording Club, 30 settembre 2008; 6.9/10, in recensioni); una collaborazione con il progetto Beirut, registrato durante le session dell’ultimo lavoro dell’ensemble, The Flying Cab Cup uscito alla fine dell’anno scorso, e che aveva visto Pallett arrangiarne gli archi. Un set di cinque pezzi che proseguono la strada dell’ultimo disco He Poos Clouds, largamente arrangiati e che virano maggiormente verso atmosfere jazzy e ambient.
Il secondo mini, Plays To Please EP (Slender Means, 21 ottobre 2008; 7.1/10, in recensioni) cambia ancora le carte in tavola: trattasi di cover di sei pezzi di Alex Lukashevsky, musicista di Toronto leader del gruppo Deep Dark United. In origine blues rividi soprattutto acustici, vengono qui rivisitati da Pallett, Andrew Bird e numerosi altri ospiti, in un chamber jazz cabaret assai drammatico, che rimanda a un misto tra orchestrazioni classiche e musical di Broadway, con il tocco del Nostro e la sua voce a far da collante.

Un’altra delle sue personificazioni, un ulteriore fast forward verso quant’altro vorrà riservarci in un prossimo step.

Scheda: Owen Pallett

copertina pdf #91