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Pubblicazione 01 Ottobre 2008

Blitzen Trapper

Psych Hippies

Un miscuglio anarchico imbevuto di psych-rock sixties e seventies, con in più massicce dosi di cultura sci-fi e un lato surreale metaletterario
Blitzen Trapper
2008

L’entrata nel roster della Sub Pop nell’estate del 2007 ha dato maggiore visibilità al collettivo Blitzen Trapper, fino a quel momento non particolarmente chiacchierato in ambito indie. Una conferma per un allargamento di interesse che è proseguito di pari passo a un massivo tour, durante il quale è stato concepito l’ultimo album, Furr, in uscita a fine settembre.

Eric Earley (chitarra e voce) è il songwriter del gruppo; provengono da Portland, Oregon, sono un variegato combo hippie con la passione per la fantascienza, la natura e la psichedelia, combinati in una miscela di country-pop-psych dalla natura prettamente melodica, tratto distintivo della band.

Insieme sin da fine ’90, il sestetto comincia ad avere identità di gruppo a partire dal 2000. Con il leader appassionato di letteratura (Borges, Calvino, Frank Herbert, Philip K. Dick tra gli altri,  e il lato immaginifico e surreale si nota nelle liriche) e imbevuto di psych-rock sixties e seventies, con in più massicce dosi di cultura sci-fi, non poteva non venir fuori un miscuglio anarchico, all’inizio lo-fi, similmente alle prime cose di Beck.
Un disco d’esordio omonimo nel 2003, a cui segue Field Rexx l’anno dopo, entrambe autoproduzioni: prove ancora acerbe di pop-rock di matrice psych, da Kinks, tardi Beatles più Frank Zappa, piene di garage-rock e Rolling Stones, Byrds e Americana in salsa lo-fi. Una prova quest’ultima che lascia ben sperare. Intanto si susseguono tour su tour attraverso l’America.

Lo scarto avviene nel 2007 con la firma per la Sub Pop e l’uscita di Wild Mountain Nation. E’ una band differente che ha fatto il salto anche artistico e si sente. Rimane l’attitudine freak, con dosi melodiche Beatles/BeachBoys, alle quali si aggiungono misture alt-country, più jam acide sixties, come se i Buffalo Springfield incontrassero i Jefferson più psych, insieme a  sentori floydiani/barrettiani e con rielaborazioni posteriori alla Flaming Lips e Mercury Rev. Emerge qui prepotente anche l’amore per l’indie rock dei Pavement da cui mutuano la forma canzone e l’attitudine (7.1/10).

E arriviamo all’ultimissimo Furr (Sub Pop / Audioglobe, 23  settembre 2008; 7.0/10, in recensioni); un altro leggero scarto, e il riavvicinamento alla forma canzone più tradizionale, con massive dosi di Dylan questa volta miste al consueto dna Beatles/Byrds/Young. Più songwriting e ballad e meno freakerie, anche se non mancano le virate psych. Una conferma soddisfacente dello status quo della band americana.

copertina pdf #103