Turn on
Pubblicazione 01 Ottobre 2008

Volcano!

L’eruzione della specie

-
Scatto per la press altezza Paperwork
Volcano!
Andres Huertas 2008
Scatto per la press altezza Paperwork

Quando Beautiful Seizure, primo albo del trio americano, apparve sulle scene l’accoglienza fu degna dei grandi debutti. Specialmente in Italia, fu salutato con non poca enfasi: giornali, webzines, pubblico. Poche volte critica e pubblico erano apparsi così concordi nel tributare il (giusto) omaggio a degli emeriti sconosciuti. E non a caso l’album finì col presentarsi in praticamente tutte le charts di fine anno, con punte di eccellenza come nel caso del secondo posto nelle migliori uscite 2006 attribuito da un sito rispettabile come Drowned in Sound.
Danceable indie-pop music at its most messy, questa la definizione tutto sommato esatta di un disco che sapeva (im)pazientemente miscelare dopo-rock sfocato ed umorale, elucubrazioni espressive personali, sfasato eclettismo sonico.

Ma a chi scrive – voce fuori dal coro pronta a beccarsi i rimbrotti dei lettori – quel debutto rimase piatto prelibato, ma indigesto. Per via delle troppe intenzioni lanciate a mo’ di provocazione e di un neanche tanto vago senso di “freddo metodo” che non lasciavano scattare la scintilla, generando anzi un sentore di noia generalizzata. Questione di tempi di assimilazione e, perché no?, di erronee valutazioni soggettive.
Adesso i volcano! – esclamativi come da nome ma maiuscoli a dispetto della grafia – ritornano con Paperwork, come back fatto di composizioni sempre difficilmente catalogabili eppure titolare di un mood apparentemente (e soggettivamente, sia chiaro) più centrato. Come se il precedente, acclamatissimo album, non fosse servito che da riscaldamento. Uno stretching sonico che meraviglia il pubblico pagante in attesa del fischio di inizio vero e proprio.

Ed eccoci allora pronti ad entrare in campo, nel cuore di Paperwork; album in cui l’operato della sezione ritmica (Mark Cartwright, basso, synth, laptop; Sam Scranton, batteria e percussioni) disegna al solito forme difficilmente catalogabili: tribalismo incessante e vario + basso modulare e tastiere multicolore. Su quelle forme informi la chitarra di Aaron With si staglia ora con scenate no-wave, ora con appigli indie, ora con spigolose increspature che ne guidano le trame. Ma a tirare le fila del suono vulcanico è la voce di With. Invadente, articolata, mutevole, in falsetto, gridata, sussurrata in spagnolo e quant’altro, ma mai fastidiosa o eccessiva. A ricordare indistintamente Jeff Buckley e i Radiohead, si lancia in pezzi alla Jamiroquai, incanta e frusta nello stesso momento e con la stessa intensità.
C’è poco da fare. I volcano! sono decisamente eruttati.

Scheda: Volcano!

copertina pdf #91