Tune in
Pubblicazione 01 Ottobre 2008

From Detroit To Space

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Ma i Kraftwerk si facevano? In questo 2008 pieno di elettronica che si morde la coda, l’unico sballo sembra essere ancora pesantemente legato alle droghe. Checchè se ne dica, la generazione nu-rave viaggia a base di coca e di MDMA a buon prezzo. Più di 30 anni fa, Ralf & Florian sbucano fuori dagli studi KlingKlang di Dusseldorf con l’analogico in testa e (s)fondano l’electropop, scavando le fondamenta per la successiva pletora di connessioni con l’hip-hop e gli infiniti richiami con le sonorità ottanta che oggi sbancano. Loro li ricordiamo puliti, senza macchia, protonerd impeccabili da cameretta. Miti sempreverdi. Sarà vero?
Kratwerk - I manichini Robot di The Man Machine
Kraftwerk
1978
Kratwerk - I manichini Robot di The Man Machine

Abbi dubbi

La domanda iniziale ha in sé tutto quello che ci continuiamo a chiedere ogni week-end: andare a un party per sballarsi solo con la musica è ancora concepibile? O non è mai stato possibile? Tirar fuori energia dall’elettronica senza ricorrere a sostanze alteranti non è da tutti. E se i ‘kraut-robot’ riuscivano nell’arduo intento con un’estetica iperortodossa legata al minimalismo bauhaus che crepava musicalmente le strutture del pop, oggi mancano dei veri e propri maestri di purezza e di stile. Gente che spacca non dopo il cinquantesimo vodka-tonic. Sì, c’è il dubstep, c’è il meltin’, c’è il nu-rave, ma chi se li balla senza almeno una goccia d’alcool? Dopo lo sballo è ora di ritornare alla cara e vecchia chill-ambient da decompressione?
Prima di inutili futurologie, le certezze –sempre che ce ne siano in musica– vanno cercate nel passato. E se il passato vuol dire ricordo, per noi ricordo vuol dire ristampa. In particolare sono 3 i dischi in questa fine estate che ci fanno riflettere sulla possibilità di una musica elettronica al-di-là (?) dello sballo. L’etichetta che ristampa tre macigni di storia house è la rediviva R & S. I nomi: Derrick May, Juan Atkins (aka Model 500) e Joey Beltram. I dischi: Innovator, Deep Space e Classics. Già qualche mesetto fa la label belga aveva fatto cadere qualche lacrima ai nostalgici del glitch con la doppia ristampa di due dischi culto di Aphex Twin: Classics e Selected Ambient Works. La R & S è una delle poche realtà belghe che hanno contato qualcosa nella storia house, nel breve arco di tempo che va dal 1990 al 1991 ha fatto tremare il mondo dei club proponendo tracce hardcore che sono diventati inni: Energy Flash e Mentasm di Joey Beltram, Mindwar e Horsepower di CJ Bolland. Ma prima della velocità del vecchio continente, teletrasportiamoci verso la Motor City più famosa d’America. 

Detroit: Techno Fathers

Derrick May con Juan Atkins e  Kevin Saunderson è considerato uno dei fondatori del suono techno (non solo detroitiano): un misto di eurodisco moroderiana e di funk clintoniano sparato nei sequencer; dai Kraftwerk (sì, sempre loro ci sono di mezzo) alle stelle, dallo studio al cosmo. Tecnologia al servizio del sogno ai confini della realtà terrestre che poi sarà codificato da molti come ‘motorico’ o minimal. I tre compagni di scuola, come nelle migliori biografie musicali, iniziano da subito a sperimentare, ma non si fanno prendere dalla smania compositiva. Più che a comporre si mettono a parlare e a filosofeggiare su quello che vuol/vorrà dire musica. Insomma non il solito trio da singoletto bruciafloor. Questa impostazione critica li fa aggregatori di altre menti ritmiche, oggi nell’olimpo: Carl Craig ed Eddie Fowlkes (solo per citarne due). Cervelli dietro ai piatti. Rara avis.
Atkins poi si raddoppia e insieme a Rick Davis si mette giù a capofitto nei Cybotron. Eurofilia e oscurità dark romantica per il progetto che durerà qualche singolo sempre e comunque storico. Chiedete ai DJ con i capelli bianchi di Vision o Techno City e vedrete lampi nella notte. Dopo poco, con la fierezza delle star, Juan se ne va da solo, lasciando l’amico Davis al suo percorso rock e fonda una delle etichette culto della storia del ritmo: la Metroplex. Qui pure May ritorna a pubblicare con la sua sussidiaria Transmat. Ma è tutto fatto in casa, una questione di amicizie e di nomi che nascono e muoiono in una notte, non serve ricordarli. L’importante è il legame che lega la triade.
Prendi ancora Atkins. Model 500 è il suo moniker per entrare nello spazio. La citazione al duo con May è tutta nel titolo. Deep Space il nome con cui i due viaggiavano per i club. La sua prova solista è un solco targato 1995, al confine con lo spazio dei primi esperimenti deep. È lo spazio che richiama inevitabilmente la fantascienza cyberpunk esplosa in quegli anni fatidici post-muro e pre-2K. La sensazione di imminenza e di velocità rivive nell’estetica minimalista del disco: una cosa ancor oggi ribollente fatta di tracce lunghissime; la Milky Way introduttiva con il prode Saunderson, le splendide incursioni nella progressività che deve pacchi di inchini ai Tangerine Dream, la voce di Aisha Jamiel nella splendido sogno pre-ambient di The Flow (proprio qui inaspettatamente uno dei tanti collegamenti per le spiagge dei Boards of Canada), Starlight un inno anni luce sopra le derive post-ibizenche della F-Communication e Lightspeed una corsa contro il tempo uberdeep, riverberi ed echi da navicelle spaziali di Odissea 2001.  
Se Atkins è il santone freddo e minimalista, May è la controparte romantica. Il suo Innovator (titolo più spocchioso non ci può essere) è un doppio che inizia con uno statement orchestrale da panico. La versione rimaneggiata di quell’inno che è Strings Of Life con gli storici campionamenti d’archi direttamente dalla Detroit Symphony Orchestra. E poi tutto uno spostamento pieno di soul, pieno di quelle cose che fanno uno stile. Le tastierine spooky direttamente dalla Autobahn in Freestyle, gli archi molleggiati e i clap minimal di The Dance, la connessione con la acid di Daymares, It Is What It Is,  i chorus super80 di Beyond The Dance e altri trucchi che costruiscono un’atmosfera che è già club, tracce proiettate sulla pista ma con in mente le stelle cadenti e un abbraccio infinito. Misticismo per gente con la lacrima facile, che costruisce dei tappeti sonori lunghi, quasi estranei al ballo. Contemplazione che poi andrà a sfociare nell’ambient. In poche tracce era già implicito un decennio di revivalismo new age e se proprio vogliamo anche la lunga parentesi che ci ha investito in questo 2008 (vedi Tom Middleton e affini).

Belgium Is Calling

Se da due anime così vicine nasce una frattura stilistica che si diversifica per piccoli particolari di feeling, serve un salto in Europa per la ricomposizione, per riportare (temporaneamente?) tutto a casa. Da Detroit al Belgio, dove il nuovo santone è Joey Beltram. Qui ritorna l’agognata domanda. Musica per sballati? O sballati per la musica? Se uno si mette ad ascoltare il suo inno per eccellenza che è Energy Flash, oltre alla basso pregabber troverà una voce in acido che ripete come un mantra le parole chiave: ‘Acid, extasy’. E se poi uno si mette ad ascoltare la successiva Mentasm (del 1991) non ce n’è più per nessuno, con quelle tastiere Roland in acido che sembrano uscite direttamente dalle produzioni della Trax, quei ritmi che riassumono in pochi minuti sia il minimalismo di Atkins che la visione sinfonica di May. Sì, perché anche nell’hardcore c’è una traccia di melodia. E se queste tracce sono storiche, il motivo sta proprio in questa capacità di riassumere l’essenziale ereditato dai padrini.
Beltram produce (insieme anche a Mundo Muzique) dei pezzi che unificano le due sponde dell’Atlantico e lo fa con un mood oscuro, in certi punti dark. Il segreto del suo futuro successo sarà il Belgio, terra invasa dall’anglofonia, che aspettava a braccia aperte la novità, il suono da ‘fare suo’. Dalla piccola etichetta di Renaat Van DePapeliere partirà la cometa Euro-hardcore. E niente sarà più come prima: i tempi aumentano, le visioni horror si moltiplicano e nasce un suono inconfondibile che affonda le sue radici brutali nelle macchine Roland 303/505/808 (Groove Attack, Subsonic Trance) o nel vocoderismo spinto che annuncia gli O.R.B. (The Reflex),  nei clap minimal di Jazz 303 o nelle alterazioni urban che fanno intravedere la scuola dark-core dei 4 Hero (Psychobase) o la carica live dei Prodigy (My Sound).
Insomma, l’extasy sembra un passo fondamentale verso le stelle. La velocità implicita nello sballo continuo è la base per il ritmo di ieri oggi e domani. E se Detroit più che una scuola era una rete, Beltram riesce nell’intento sempre implicito dei grandi maestri: con gli stessi mezzi dei padri creare un’opera definitiva, che stabilisce dei paletti e che sarà un faro per le generazioni successive.

2008

I, Space 

Droga o non droga questa musica va vissuta. Se oggi la balliamo al di sopra delle righe consumando troppi sballi, ascoltando queste ristampe capiamo che in fondo la traccia che sbanca esiste a prescindere dalle sostanze allucinanti. Le tracce restano e i neuroni se ne vanno. Noi tentiamo con difficoltà di conservarcene un po’ per assaporare il suono da dancefloor che etichette come la R & S ci stanno facendo riscoprire, per capire come i 90 siano ancora più vivi che mai. E in fondo perché non fa male rivivere la carica sovversiva e profondamente antisistemica che fonda la cultura rave. Che poi il corpo ne risenta, quello è un altro problema. Intanto noi ci siamo, e se non ci siamo stati, ci andiamo di ristampa. R & S continua così, facci ricordare i rave a cui non abbiamo partecipato. Non importa che siano finiti, noi ce li immagineremo in altri viaggi cosmici. I Kraftwerk si facevano.

copertina pdf #91