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Pubblicazione 01 Settembre 2008

New Year (The)

In controluce

Un’autenticità artistica tanto originale quanto marginale. Un musicare timidi bozzetti slow-core, in bilico tra arpeggi, sfiorare di tasti e sofferte cantilene crepuscolari, che, nascondendo la propria essenza in filigrana, presuppone un solo modo per coglierla.
New Year (The)
2008

Basta appena giungere a 2’06’’ di Folios, la canzone che apre l’ultimo omonimo album dei New Year, per riconoscere in filigrana quell’inimitabile tocco raffinato dei fratelli Matt e Bubba Kadane: una struggente, elusiva melodia che si dispiega in punta di piedi su un crescendo chitarristico emanando soffusi riverberi color pastello. Proprio come nella maggior parte delle loro canzoni, quelle scritte nei Novanta sotto la sigla Bedhead e successivamente come New Year, questa peculiarità è possibile intravederla soltanto in controluce, come se il loro fare artistico fosse percorso da una timidezza innata da renderlo completamente una questione intima, privata. Occorre una sensibilità particolare per accedere a quel loro mondo fatto di nenie dolci e sommesse in bilico tra cantaurato, post-rock e slow-core. Forse è proprio per questo che i Bedhead, con tre album (What Fun Life Was, Beheaded e Transaction De Novo) pubblicati dalla Trance Syndicate tra il 1994 e 1998, sono stati paradossalmente una delle band più seminali del decennio scorso ma anche una delle più sottovalutate. Basti pensare alle miriadi di gruppi che ancora oggi si rifanno al loro compassato e dolcissimo sound – ideale incrocio fra Velvet Underground, Slint, Red House Painters e Codeine con una non trascurabile componente cantautorale –, come si evince anche da quell’insolito tributo rivoltogli da Adem nel suo ultimo album di cover Takes (Domino, 2008), e al fatto di come invece il loro nome sia quasi completamente dimenticato dalla critica.

Marginalità che non ha abbandonato neanche il nuovo progetto che i Nostri misero in piedi non appena terminata l’esperienza Bedhead. I New Year, composti dai due fratelli e da Chris Brokaw, Mike Donofrio e Peter Schmidt, infatti non si sono mai discostati troppo da quell’approccio musicale del gruppo predecessore. Questo il pensiero al riguardo di Matt Kadane, contattato in occasione dell’uscita di The New Year (nella sez. recensioni): “Penso ci sia qualcosa da dire circa il fatto che la marginalità contribuisca a preservare l'autenticità, ma se noi fossimo stati meno marginali avremmo potuto fare più facilmente tour e stare in studio molto più a lungo, e queste sono le cose che vogliamo davvero fare“. Come dargli torto, ma è anche vero che la loro autenticità e la loro coerenza hanno finito per contagiare la scena musicale indipendente fino ad oggi: “È lusinghiero essere l'influenza di qualcun altro. Può anche essere frustrante esser trascurati quando invece troppa attenzione viene data proprio a coloro che noi possiamo aver influenzato. Ma la sensazione di sentirsi lusingati supera la frustrazione”. Ecco così che con due album alle spalle – Newness Ends (2001), nel quale ancora forte è il legame con i Bedhead, e The End Is Near (2004), che si distingue per una ricercatezza sonora più raffinata – i New Year sono giunti oggi al loro terzo album intitolato con la stessa sigla della band. Alla domanda circa il perché dell’omonimia e della mancata “trilogia della fine” (“end” compariva sempre nei primi due), Matt ci risponde così: “Non siamo riusciti a pensare a un titolo interessante che contenesse la parola ‘fine’, anche se ci abbiamo fatto qualche pensiero se solo per motivi di continuità. Ma alla fine abbiamo pensato che queste canzoni ruotando intorno a tematiche più disparate avrebbero dovuto stare sotto un titolo non più specifico rispetto al nome della band”. E titolo non poteva essere più azzeccato. Proprio questa eterogeneità di fondo, non solo dal punto di vista delle liriche ma anche da quello musicale, è ciò che più colpisce all’ascolto e che fa pensare a quest’album come la summa più alta dei fratelli Kadane.

Al suo interno ci sono richiami al passato sia prossimo (molte delle canzoni ruotano intorno al piano che fu la vera novità di The End Is Near) che remoto (canzoni come X Off Days, The Door Opens e The Idea Of You con un incedere tipicamente indie-rock riportano con la mente alla prima metà dei Novanta), che perfezionati tramite una maturità stilistica lampante raggiungono risultati eccellenti, come si evince in Folios, nel singolo Company I Can Get e nella struggente cantilena di Seven Days And Seven Nights.  A suggello di tutto ciò arriva puntuale la seguente affermazione di Matt: “Non abbiamo mai preventivato di fare un album tranquillo, rumoroso o anche variegato. Qualsiasi coerenza tematica è in gran parte involontaria”. Tutto ciò a significare come il loro modus operandi sia oramai consolidato e perfezionato. “Ho difficoltà a individuare le fonti di ispirazione per queste canzoni, il personale e il politico o il sociale sono sempre collegati”. Ciò che si respira, invece, è una velata carica nostalgica: “Forse c'è un grado in cui essa emerge circa certe decisioni sbagliate: nel rimpianto di risultati non realizzati e nel desiderio di poter tornare indietro”. Anche per quel che riguarda l’approccio con le nuove tecnologie il Nostro non sembra avere un brutto rapporto: “Ho avuto una migliore percezione di ciò che significano i cambiamenti tecnologici dopo che abbiamo visto crescere questo album dall'inizio alla fine. Proprio ora sono cautamente ottimista circa la democratizzazione della musica che Internet incoraggia in parte”.

Dopo il tour americano che li ha visti accompagnati da i Bottomless Pit, una band di Chicago di cui Matt ce ne parla un gran bene, i New Year passeranno sicuramente in Italia a fine novembre per un'unica data a Bologna, ma come ci spiega il Nostro: “Il piano è quello di cercare di tornare nella tarda primavera o in estate prossime”. Un’occasione in più per non perdere dal vivo una delle band più pure e genuine del panorama indipendente. Ma, ne siamo certi, per cogliere queste scie soffusamente luminose occorre abituarsi a scrutare in controluce, altrimenti niente segreto. Anche perché i Nostri non sembrano certo cambiare strada: “Non penso che noi potremmo davvero suonare altro tipo di musica rispetto a ciò che facciamo. Se qualcuno venisse e ci chiedesse di provare a scrivere una hit io non saprei proprio da dove cominciare”. Niente male come garanzia futura.   

copertina pdf #91