Vi ricordate bene la felice ed esaltante la stagione del post rock, (non) lingua franca comprensibile a ogni latitudine per la quale bastavano temerarietą e voglia di sovvertire le regole? Oltre al discreto gruzzolo di gruppi nostrani, anche i cugini d’oltralpe si misero in mostra con band di tutto rispetto come Ulan Bator, Heliogabale e Bästard. Cambiata residenza e pelle i primi e spariti dalle scene i secondi, rechiamo con piacere la notizia che gli ultimi sono vivi e vegeti.
Cambiata l’intestazione in Zėro e conservati sia il talento che la fissazione per le “umlaut”, il quartetto - composto da Franck Laurino, Franēois Cuilleron, Eric Aldéa e Ivan Chiossone: gli ultimi due impegnati anche nei Narcophony - si č ripresentato alla fine dello scorso luglio con Joke Box, lp pubblicato dalla prestigiosa etichetta di Nancy Ici d’Ailleurs. Un decennio č trascorso dall’ultima loro missiva Radiant, Discharged, Crossed Off, giunta in coda al divenire adulto del post, al suo cristallizzarsi in forme consolidate che lasciavano spazio agli accademismi delle nuove - meno talentuose, lo si dica - generazioni. Un attimo prima che il distacco emotivo divenisse frigiditą, che il genere si raggomitolasse su sé stesso e finisse in un vicolo cieco, la band francese saltņ dal treno. Sul quale risale ora, col dovuto distacco e la capacitą di ragionare su quella fondamentale mutazione di prospettive sonore.
C’č voluto del tempo per superare la crisi con serenitą, facendo i conti con il progressive senza spaccarsi le ossa: cosa che accade anche qui ma in punta d’ironia, spargendo brandelli d’umanesimo sopra un non-genere che l’emotivitą in musica la dava per superata. Qui pertanto il senso ultimo di ripescare i Devo di Automotown/Space Girl Blues per puntualizzarne la radice beefheartiana e krauta, altrove sottolineata col meeting tra Can e Kraftwerk Luna Park; di far funzionare quei cosmicismi ammiccanti che in pochi ammettono essere un’influenza (Crosby And Garfunkel); di erigere palizzate imponenti ma flessibili sull’esempio glorioso dei This Heat (Big Screen/Flat People) o dell’asse Louisville/Chicago (Go Stereo).
Che la riscrittura infinita di linguaggi sia l’unica carta rimasta a un rock sempre pił “musica globale” č fatto assodato: occorre perņ conoscere la storia, saperla maneggiare come Joke Box mostra di fare. La qual cosa non ha, ovviamente, nulla a che vedere col credersi pateticamente ancora nel 1974 o essersi fermati coi Pink Floyd a Pompei. Eh, la vecchia scuola…
Scheda: Zėro
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