"L'ensemble Kluster è un gruppo pop progressivo. Suonano la musica più radicale dell'underground tedesco sull’ esempio di Karlheinz Stockhausen e Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza"
Senza averli mai ascoltati, il malcapitato che incorre nel debutto dei Kluster del 1970 fidandosi delle note di cui sopra – riprese dalla prima stampa di quel disco - e che decide di seguirle alla lettera potrebbe immaginarsi: 1, un gruppo sulla falsariga dei Genesis; 2, un gruppo che magari non somiglia proprio ai Genesis; 3, un gruppo che molto probabilmente odia i Genesis.
La verità, come sovente di dice, sta nel mezzo.
Sicuramente i Kluster non erano pop né progressive, manco nell’accezione teutonica del termine.
Magari accostabili a Stockhausen e Nuova Consonanza. Di certo radicali a dispetto della forma canzone. Una mina vagante nel pantheon della musica cosmica tedesca. Nemmeno i temibili Faust, altri radicali eterodossi, arrivarono a tanto nichilismo. Ma chi erano i Kluster? indubbiamente non i Cluster - ovvero la massima espressione pop, alla pari dei Kraftwerk, del kraut-rock - e neanche gli Harmonia nati dalla relazione tra gli stessi e Michael Rother dei Neu!. Erano tre individui laddove i futuri alleati di Brian Eno, Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius, non furono altro che dirimpettai dell’ex Tangerine Dream Conrad Schnitzler, tant’è che ancora oggi ci si ricorda dei Kluster più come progetto di quest’ultimo che degli autori di Zuckerzeit.
La loro storia ha inizio nella Berlino di fine ’60. lì nella DDR, nel lontano 1934, nasce Hans-Joachim Roedelius. Una vita travagliata la sua: lavoricchia, nel giro di un paio di stagioni, in almeno una dozzina di posti per poi entrare nell’ Esercito Nazionale Popolare (Nationale Volksarmee) disertandolo subito dopo. Passa due anni in un campo di prigionia, e una volta libero conosce - cosi narra la leggenda: una delle tante che incontreremo - Dieter Moebius che lavorava come cuoco in un ristorante della Berlino est!
In verità, Moebius, nato nel 1944 in Svizzera, è uno studente presso la Akademie Grafik e sia lui che Roedelius - novizio chitarrista e pianista – coltivano l’idea di far parte del nuovo fermento artistico locale. La Berlino di allora si apprestava a diventare epicentro cosmico della Germania, prima con i Psy Free di Klaus Schulze a smuovere le acque e poi con una serie di formazioni - i Tangerine Dream di Edgar Froese e gli Ash Ra Tempel di Manuel Göttsching - prossime di lì a poco al debutto. Si creano movimenti, si sviluppano idee e si certa di catalizzarle nel breve tempo possibile. Nasce cosi, per idea di Conrad Schnitzler, uno studente di Joseph Beyus natio di Dusseldorf e classe 1938, l’idea del Zodiak Free Arts Lab, sorta di Factory all’europea e ritrovo pensante della città. Insieme a Schnitzler anche Roedelius, tra gli altri, vi partecipa - i due si erano conosciuti per la comune militanza in gruppi locali - e le pareti dello Zodiak sono teatro si un susseguirsi e un accavallarsi di discipline diverse dove convengono film-making, arte concettuale e idee disparate.
Nel mentre, in Germania si piantano i primi semi krauti coi debutti, sponda Colonia, dei Can di Monster Movie e dei due tronconi, stavolta da Monaco, Amon Düül I/II rispettivamente con Psychedelic Underground e Phallus Dei. È il 1969 e qualcosa di serio sta per accadere. Lo Zodiak, tra le tante cose, è anche spazio per concerti e Schnitzler, frattanto studiasse le strategie del suo progetto musicale, assistendo ad uno dei mastodontici spettacoli dei Tangerine Dream (all’epoca suonavano per almeno 6 ore a notte) accetta l’invito di Edgar Froese ad unirsi al gruppo. La line up si completa con Klaus Schulze e nel 1970, insieme coi Kraftwerk e Popol Vuh, debuttano i rinnovati Tangerine Dream di Electronic Meditation. Una coesione miracolosa che dura lo spazio di un disco: Schulze si unisce Göttsching per l’embrione degli Ash Ra Tempel e Schnitzler, insieme al fido Roedelius e al nuovo arrivato Moebius, si dedica anima e corpo al progetto Kluster.
L’idea di Schnitzler era di incastrare, in modo anche forzato, l’estetica rock in un contesto avant-garde. Niente di estremamente nuovo se consideriamo l’operato poco prima di Velvet Underground e United States Of America. Il concetto dei Kluster però aboliva ogni forma melodica e deturpava la forma canzone, stendendo un rituale allucinatorio maligno e marziale. Si svezzano, naturalmente, allo Zodiak e in contemporanea si cerca un contratto discografico.
Il caso vuole, un giorno, che sfogliando una rivista Schnitzler incappi nell’ annuncio di un organista che cerca nuovi musicisti per un etichetta discografica affiliata alla chiesa (!!!). Le parti si incontrano e si negozia l’accordo: la Schwann produrrà i lavori dei Kluster a condizione che, almeno in una traccia per disco, vi sia recitato un testo sacro (…). L’occasione è troppo per lasciarsela sfuggire (…) e il trio, accompagnato da Conrad Plank, si rinchiude negli Rhenus Studio nel novembre del 1970 e registra quelle che saranno le sessioni di Klopfzeichen e Zwei-Osterei. Si rispetta l’assetto rock - chitarre, percussioni, organo, cello - e lo si trasporta in un canovaccio avant-ipnotico. ll debutto Klopfzeichen consiste in due tracce, Kluster 1 (Electric Music) Und Text e Kluster 2 (Electric Music), dove nella prima Christa Rouge, su testo redatto da vari scrittori e teologi, recita in uno straniante tedesco salmodie giocate dai volumi e dai riverberi di Plank.
La voci si accavallano e distorcono, mentre sullo sfondo rantoli di percussioni, organi dissonanti ed echi inquietanti destano puro terrore. Come assistere al rituale di un serial killer che mentre sevizia la sua vittima, gli recita il de profundis.
La successiva Kluster 2, seppur priva di voce, è ugualmente sinistra e si lega al successivo Zwei-Osterei.
Sempre composto da due episodi, il disco si presenta come versione al maschile del debutto, dato che il testo della prima traccia Electric Music Und Text, questa volta redatto da un gruppo di scrittori leggermente diverso dal precedente, è recitato da un Manfred Paethe che tinge di severità ancora maggiore le stranianti tessiture dei Nostri e di Plank. Si avverte un caos che oggi potremmo dire industrial (anche se escluse le manipolazioni di Plank, la strumentazione è sì elettrificata ma non elettronica), e il levarsi di quel flauto ci riporta alle esperienze dei Kraftwerk nei primi due dischi.
Anche Kluster 4 richiama la coppia Florian Schneider e Ralf Hütter, ma quando questi ancora si firmavano Organisation; e se volessimo trovare un gruppo da affiancare a Schnitzler e compagni, diremmo che gli autori di Tone Float sono l’unico possibile. Il 1971 vede i Nostri esibirsi nell’università di Gottingen per quello che sarà l’atto conclusivo della vicenda Kluster e la nascita di una nuova era. Il live, strumentale, ipnotico e registrato con l’aiuto di Klaus Freudigmann, si intitolerà Eruption e verrà stampato in sole 200 copie homemade.
Eruption sarà anche la nuova ragione sociale di Schnitzler che, insieme allo stesso Freudigmann, Wolfgang Seidel e dopo l’allontanamento da Roedelius e Moebius, debutterà nel progetto omonimo per avviarsi poi in una rumorosissima carriera solista che lo porterà a collaborare anche con Maurizio Bianchi. Col tempo sono seguite varie leggende in merito ai Kluster, sia legate alle scarse vendite che al numero di copie stampate - chi dice 100 di Klopfzeichen e 200 di Zwei-Osterei, chi ancora sostiene che siamo 400 in tutto escluso il live. la più singolare, comunque, è quella che vede un Roedelius intento, molti anni dopo, ad acquistare più copie possibili del catalogo Kluster col solo intento di distruggerle…reazione che la dice lunga su quanto questi e Moebius sentissero “proprio” quel progetto. La magica coppia, ribattezzatasi intanto Cluster e monitorata dal solito Plank, tra il 1971 e il 1972 pubblicò due dischi ostici e transitori, ma qualcosa - anzi qualcuno: Michael Rother - di lì a poco turberà la loro esistenza, e la melodia ebbe la meglio…
Scheda: Kluster
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