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Pubblicazione 01 Luglio 2008

El Topo

Teste pensanti, imprevedibili sensi

Il post rock, nel loro caso, è un trampolino. La spinta è jazz, è funk, è afro, è electro, è math, è minimal… Il tuffo non prevede figure obbligate. L’ingresso in acqua è un affondo effervescente. Poi si tratta di guizzare tra pensiero e spasmo, mentre l’energia si diverte a bruciarsi, a diluire visioni frizzanti, ipotizzando esiti imponderabili.
El Topo
Roberto Agostini 2008

Da un pezzo a noi di S&A il post-rock, ovvero lo stile che si spaccia per tale, ha - per usare un eufemismo - rotto i coglioni. Ok, quando arrivò sulla scena fu uno scossone di tutto rispetto, colpì al cuore il meccanismo obbligandolo a ripensarsi alla radice, postulando necessariamente un post-post-rock (i Polvo ci avevano visto lungo fin da subito), un superamento dell'impasse. Perché il post-rock fu anche e soprattutto questo: una formidabile impasse. Da considerarsi superata. Chiunque continui a rimuginarci sopra offre il non troppo edificante spettacolo di un godimento a circuito chiuso, roba da onanista compulsivo incurante del campanello fatto scampanellare dalla vecchia fiamma che torna fiammante con intenzioni non proprio da educanda. Ma non divaghiamo.

Anzi, veniamo al punto. A questo quartetto romano col nome preso in prestito da uno dei cult-movie per eccellenza, il duramente visionario El Topo di Jodorowsky. Fondati nel 2006, sono la naturale conseguenza della pluriennale collaborazione tra il chitarrista Adriano Lanzi ed il bassista Omar Sodano, già un album a loro nome nel 2004, La vita perfetta, per l'etichetta tedesca Klangbad. Accogliere i servigi del vibrafonista Andrea Biondi - i cui interessi spaziano dalla contemporanea all'exotica - e del batterista Francesco Mendolia - per lui esperienze che vanno dal jazz/funk al pop passando dalla house - significò espandere la visione sonora, squadernarne gli obiettivi, le propaggini, il baricentro, le possibilità.

Quindi: etnica battente e languidi tropicalismi, trip-hop ingrugnito e psichedelia pervasiva, fusion liquida e spasmi math, allusioni spacey e ipnosi dub, impro dadaista e refoli folk. Tutto ciò, fotografato nell'album di debutto Pigiama Psicoattivo (vedi recensione) non è che una porzione del banchetto. Come infatti sostiene lo stesso Lanzi, "l'improvvisazione, soprattutto dal vivo, è importantissima, ci aiuta a espandere i pezzi e a sviluppare pienamente certe atmosfere che su cd, per questioni di tempo sono appena abbozzate. A dire il vero, per un prossimo lavoro a nome El Topo, che già progettiamo, ci piacerebbe chiuderci in studio per un paio di settimane e arrivare a composizioni più collettive partendo proprio dall'improvvisazione".

Le movenze improv difatti sono abbastanza evidenti, ma scommetto che quanti di voi hanno già avuto modo di ascoltare si saranno ritrovati con la parolina magica Tortoise in punta di labbra. "Più d'uno tira in ballo i Tortoise per il nostro suono", sostiene Adriano, "ma l'unico punto di contatto vero e proprio è, credo, l'uso del vibrafono. Sinceramente abbiamo smesso di seguirli dopo i primi tre (splendidi) dischi. La verità, sono sicuro, è che ci piace molta musica che piace anche ai Tortoise, e in fatto di percussioni potrei citarti i Gong come Steve Reich. Personalmente, in ambito di cosiddetto post-rock, ammiro molto un gruppo che ha cambiato pelle e suono molto spesso, i Trans Am".

E col post-rock come la mettiamo? "Post-rock è, per citare l’amico Claudio Moriconi, che si è occupato giornalisticamente della cosa in tempi non sospetti, un mostro senza testa e dunque senza senso. Post-rock è, semmai, prosecuzione del rock creativo e indipendente anni '80, ad opera di gente cresciuta musicalmente negli anni '80, ma con le orecchie aperte alle musiche e ai suoni dei decenni precedenti. Quindi il jazz o il jazz-rock, la psichedelia, certa elettronica, il kraut di andata e di ritorno, buttati a calci fuori dalla porta da molti che cavalcarono l'onda post punk e new wave, rientrano nei primi '90 allegramente dalla finestra, ma alla luce appunto dell'esperienza anni '80, che rimane il tessuto del discorso. Post-rock è una definizione di comodo, ma necessaria, mi rendo conto, in termini di mercato. Fosse per me, andrei in giro a dire che facciamo musica strumentale originale, ma purtroppo la cosa spiega ancora meno di post-rock a chi non ci ha ascoltato su cd o in concerto".

Mostri anche gli El Topo, come il famigerato post-rock, ma con viceversa teste (pensanti) e molti sensi di marcia, tra steccati in via di dissolvimento e un superarsi continuo che scorda d’amblé le coordinate - diciamo così - geografiche. Pubblicano difatti per un'etichetta belga, e se date un’occhiata alla lista degli ospiti il piglio internazionalista della band ne esce ulteriormente rimpolpato: la fisarmonicista Amy Denio, il contrabbassista Riccardo Lay, il percussionista Anadi Mishra, il grande chitarrista Mike Cooper. "Siamo consapevoli di proporre una musica che rimane di nicchia", chiosa ancora Adriano, "perciò è importante che almeno tale nicchia di utenti si estenda il più possibile oltre i confini italiani. Una distribuzione internazionale, quindi, funzionante per quanto piccolina, è graditissima, e l'interesse di un'etichetta belga che poteva offrire tutto questo ci è sembrato prezioso. Riguardo agli ospiti del disco, ai quali va  la nostra profonda gratitudine per la generosità e il livello dei loro contributi: Amy, dio benedica lei e la sua versatilità, è americana ma continua da anni a girare il mondo con un gran numero di gruppi e progetti, e capita dalle nostre parti molto spesso, tant'è vero che ormai parla molto bene l'italiano. Cooper, seppure inglese, vive a Roma dalla fine degli anni '80.  E' all'estero per metà dell'anno coi suoi progetti tra folk e blues futuribile, elettroacustica, impro, videoarte, ma lo conosciamo prima di tutto perché ormai è, di fatto, un nostro concittadino. Anche Riccardo Lay, una colonna dell'etno jazz italiano e non solo, vive da sempre a Roma o nelle vicinanze. Anadi "Hagi" Mishra è un mio vecchio amico, di padre indiano, ma romanissimo anche lui. La scelta degli ospiti quindi è stata sì internazionale, ma in un modo parecchio glocal in realtà!". Ne prendiamo atto, così come di un disco che suggerisce un ripartire disinvolto e intrigante, il piglio acuminato e folle di chi ha troppi motivi per interessarsi degli obiettivi. In bocca al lupo.

Scheda: El Topo

copertina pdf #91