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Pubblicazione 01 Luglio 2008

iTAL tEK

Chamber Ambientstep

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iTAL tEK
(c) Anneka Warburton 2008

Cresciuto nei sobborghi di Oxford, Adam (cognome) si mette a strimpellare la chitarra con qualche garage band brufolosa. Poco dopo scopre la sintesi elettronica, il gusto di essere nerd e di sperimentare da solo: “Mi piace l’idea di essere in grado di concludere un pezzo da solo nella mia camera da letto, è grandioso”. Così ci dice in una space-intervista al fulmicotone. Questa attitudine geek applicata alla musica viene notata nientemeno che da Mike Paradinas, il guru della Mu-ziq, etichetta sempre sull’orlo del futuro elettronico, piena di visioni oggi inevitabilmente infarcite di dubstep e di postmodernità. 18 mesi fa, il grande capo lo scopre navigando in rete e gli chiede di ascoltare qualche pezzo in più. Quelle tracce d’esordio finiranno sul suo primo esperimento: Blood Line, l’album d’esordio di un anno fa.

Oggi, che siamo infarciti di ambient, il nuovo Cyclical riporta inconsciamente a galla la questione ‘ambience’ (come la definisce il nostro): “Forse quando il dubstep si ingrandirà e non sarà suonato solo nei club, più persone vorranno ascoltarlo a casa, dove non hanno 30000 watt di basso da pompare. Gli album giocano un ruolo importante in tutto questo. La cosa più importante per me è tentare di combinare gli aspetti che amo di tutti i diversi generi musicali. È da lì che viene fuori l’ambience, dietro il drum’n’bass”.
Un giovane scottato dal fuoco delle prime produzioni novanta della Warp (Aphex Twin, Squarepusher e gli altri numi tutelari dell’electro) che non si ferma davanti a nulla; il suo interesse sta nel creare “un crossover tra le playlist degli mp3 player della gente e i grandi successi da club”. Entrare e uscire da mille generi, usando il basso come collante; ed è questa la tattica che propone pari pari nel nuovo album. Linee melodiche trasversali infarcite di dubstep. Musica direttamente sparata al cuore, niente del grime o dell’horror con cui ci eravamo abituati a passare le notti invernali. Rimane l’angoscia post-otaku, ma il tutto ha una sensibilità che guarda al poi, una cosa che non si sentiva da tanto, la calma del piccolo saggio zen sfiorata da gente del calibro di Björk.       
A guardarlo in faccia non ci si crede. Uno che si stupisce di essere stato chiamato da Mary Anne Hobbs (la guru sperimentale di BBC1 che ha immesso e continua a divulgare nel mainstream l’underground) a far parte di Evangeline, l’ultima delle sue compilation. Uno che è in fibrillazione perché deve provare la sound card nuova (sic!), uno che viene catapultato in questa estate ribollente nei festival e nei club più esclusivi, uno che ha già pronto il nuovo album (in anteprima ci annuncia delle novità già per la fine del 2008). Uno che conclude sparandoti un’aforisma degno della miglior scuola taoista. Il dubstep “è un termine ancor troppo vago… una di quelle parole che suona più strana a mano a mano che la ripeti.” Dubstep dub… step...

Scheda: iTAL tEK

copertina pdf #91