Altro che P2. A dominare la scena qui sono le 3 P. Non quelle ultranote dell’intellettuale di Casarsa Della Delizia, che a dirla tutta c’entra anche lui, visto che il titolo del nuovo album del trio marchigiano Dadamatto – Il Derubato Che Sorride, R!SVP/About A Boy – è preso da una canzone scritta in combutta con Modugno, Tutto Il Mio Folle Amore. A dominare dicevamo sono le 3P: Pura. Poesia. Paesana. Con l’ultimo termine tranquillamente scambiabile con Provinciale.
Sono in tre, vengono dalle Marche ma sono tutt’altro che periferici. Hanno dalla loro l’invidiabile incoscienza tipica della giovane età che li ha portati a crescere spaventosamente nel giro di pochi mesi da quel debutto, Ti Tolgo La Vita (Marinaio Gaio, 2007), che non aveva entusiasmato soltanto perché troppo legato ad una urgenza comunicativa che faceva perdere di vista la coesione finale.
Ora tornano con un album tanto breve quanto intenso, in cui lo scarto è micidiale. Pura poesia dalla provincia. Quella fuori dai giri grossi ma viva e in fermento, madre generosa di un isolamento che permette libertà d’espressione superando a destra le secche modaiole da metropoli ipertrafficate ed appassite.
Così i tre si abbracciano stretti stretti nella copertina – perché in provincia l’amicizia è il collante – e sfoggiano un clamoroso amore per gli incastri: tra post-punk spigoloso e canzone popolare italiana, tra ansia performativa e leggerezza d’animo, tra disincanto e comunicatività spicciola. Tra follia e poesia, in definitiva, sfruttando una tavolozza che se pur non riconosce padri putativi identificabili, si altera a seconda delle evenienze su tutte le variazioni sul tema del power-trio.
Un minuto pieno di math-rock inaugura l’albo, delineandoli come epigoni di Three Second Kiss; sennonché ecco che il tutto si smorza subito in una struggente tragicommedia fatta di intime confessioni e sadico lirismo, disincanto post e pre-puberale e estrema capacità di rendere il proprio messaggio in maniera sia musicale che semantica. In una parola, poeticamente. Brevi racconti di tutti i giorni, amari come il non riuscire a trattenere la propria anima in un pugno chiuso e però anche gioiosi come solo le amicizie, le nonne comprensive, gli amici immaginari dell’adolescenza, l’incomunicabilità generazionale e l’entusiasmo dell’incoscienza sanno essere. Piccole canzoni agrodolci come racconti instabili tra spigoli e melodie, tra rotture e legami, tra surreale ironia e quotidianità ormai sepolta nella memoria di ognuno di noi.
Scheda: Dadamatto
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