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Pubblicazione 01 Luglio 2008

Black Devil Disco Club

Disco Devil

L’entità viziosa della disco. Le vedute di una persona, Bernard Fevre, proiettata nel futuro. Un diavolo (donna) di uomo!

Il diavolo è femmina. Petto in fuori, dorata capigliatura, pelle d’ebano e sorridente per di più.
Induce a tentazione. Ti osserva sornione. Ti aspetta. Ti convoca, indicandoti la strada, nelle segrete stanze della disco più vertiginosa.
Nulla più che un immagine da front-cover. Solo ed esclusivamente il logo del debutto di Black Devil. Il mistero Black Devil.

Black Devil Disco Club
2008

Ripescato dalla Rephlex di Aphex Twin nel 2004, Disco Club, forte del suo groove avveniristico, lo si pensò, ai tempi, frutto dello stesso Richard James in uno dei suoi fantasiosi nick oppure opera di un Luke Vibert - all’epoca in giro con l’alias Kerrier District - in febbre disco. Magari anche insieme, dato che l’opera era una questione a quattro mani; ma l’anagrafe del progetto - classe 1978 - fugava ogni dubbio.

Una faccenda a due, quindi: Joachim Sherylee e Junior Claristidge, rispettivamente noti come Bernard Fevre e Jackie Giordano. Alla resa dei conti: uno, Giordano, l’ imprenditore (l’aggiunta di quest’ultimo nei credits acconsenti allo stesso di recuperare parte dell’investimento) e l’altro, Fevre, il musicista.
Prole degenere tanto di Giorgio Moroder come della dark-wave di stanza Factory, Black Devil, partendo dalla Parigi di fine ’70, diresse la lussuria pret-a-porter del concittadino Cerrone in una dark-room cinta di goblin ballerini e riflessi seppiati,  alimentando, man mano che i giri si levano, morbose visioni e danze sinistre.

I Can di Moonshake in veste eurodisco, così il Six Track Disco Club: rullante secco e cassa dritta, sequencer turbinoso e voce trascinata. Un unico tema elevato alla sesta. Roba che scotta. Le poche copie licenziate diventano subito preda di collezionismo cannibale, questo finché -  esattamente 25 anni dopo - Richard James non ripropone al nuovo millennio parte del disco (un tris di 12” in vinile più un cd singolo) in tutta la sua modernità.

28 After, su Lo Recordings come i successivi, ci ricorda quanto si sia dovuto attendere – il suffisso indica gli anni trascorsi dal debutto - per rivedere Fevre in scena. Il lavoro, emotivamente simile all’ esordio, acuisce il mood dark tanto da sembrare un parafrasi disco dei Joy Division. Un eroico ritorno.
Al punto da indurre, tra i molti, Prins Thomas e Quiet Village, nella seconda parte di Black Devil In Dub, appendice dub e remix di 28 After, a confrontarsi col repertorio del nostro.

Una pellaccia dura a morire, quella di Bernard Fevre. Il nuovo lavoro è in circolo da metà Giugno. Non il suo migliore, ma la storia continua…

copertina pdf #91