Tune in
Pubblicazione 29 Giugno 2008

Elefant

La cospirazione internazionale del pop

Ecco un paese rampante e un’etichetta che col suo pop sottile e arguto, ne interpreta in pieno lo spirito. E’ la Elefant, frizzante e ironica con gusto, capace di stupire e divertire. Magia della pop music e del suo senso per il passato che non muore mai, rigenerandosi all’infinito.
Bandiera spagnola
2008
Bandiera spagnola

El Sabor del Pop…

C’è una terra, non lontano da qui, in cui si parla una lingua affatto diversa dalla nostra, ma nella quale spira tutt’altra aria. E’ in crescita, è giovane, il suo popolo ama divertirsi e con ciò far cosa sola di latino godimento e concreto oblio di un passato dittatoriale. Esatto, bravi, è proprio la Spagna, quella nazione in costante e rapida evoluzione che sta distanziando il nostro paesello, zavorrato da provincialità e arretratezza spiritual-culturale. Noi stiamo invecchiando: si sente; loro sono giovani: ascoltateli. Beati, anche, visto che dopo il buio franchista sbocciano all’insegna di un’ottimistica intraprendenza, favoriti dal considerevole sviluppo intellettuale foraggiato da strutture adeguate, festival e sovvenzioni statali (perché i festival rock attirano i turisti, i quali portano fior di soldi e fanno "girare" l’economia…). La produzione musicale locale si inserisce in un quadro ampio e vario, del quale sottolineiamo la gradevolezza della Elefant, etichetta prossima ai vent’anni e stenti a crederlo. Ora che gode di una distribuzione più capillare anche presso di noi, abbiamo passato al vaglio un terzetto di uscite vicine nel tempo, che indicano uno spirito sempre più ricorrente in quest’era caotica. Il guardarsi indietro e vedere un domani possibile. 

Il “post postmoderno” è questo: rimescolare quel che vi è a disposizione, e, se l’innocenza è ormai non più possibile né plausibile, al suo posto ci metti freschezza della scrittura e infinite combinazioni tra i generi. Un fenomeno sopranazionale che ben si presta a questo gioco, il pop, perché basato sul rapporto tra finzione e realtà, tra le emozioni e la loro messa in scena. E’ pertanto logico che il Giappone di Pizzicato 5, la Germania delle Moulinettes e il pan-globalismo crtico di Stereolab e Momus siano - assieme a questa Spagna - una terra fatata in bilico tra anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Lì Twiggy è da sempre la modella numero uno, Anna Karina e Jean Seberg le attrici più fascinose e Godard chiama Morricone a musicare le sue pellicole in un disco dancing balneare. Se questo mondo non c’è più, o non probabilmente è mai esistito, si prova a inventarlo usando la memoria. Il ricordo assemblato a posteriori riconsegnerà comunque qualcosa di diverso e addirittura “originale”. Ci fu già chi se ne occupò due decenni or sono e fu la mitica, lungimirante e precorritrice Él: giusto l’etichetta di Mike Alway rappresenta il santino del suo fondatore Luis Calvo. Partita nel 1989 come sfogo naturale della fanzine La línea del arco, Elefant si è tenacemente creata un nome prestigioso allargando il raggio d’azione, grazie al passa parola della comunità mondiale. Se può bastare come biglietto da visita, sappiate che ha avuto un certo peso nell’organizzare le prime tre edizioni del festival di Benicassim e che, tra i tanti, hanno inciso per lei Trembling Blue Stars, Momus e Stephin Merritt. Da tempo, oltre allo sguardo puntato verso il mondo, si fa carico dei nomi più stimolanti della propria nazione, senza eccedere in esterofilia né in modestia. C’è da imparare.

…Es Muy Suave.

Un terzetto di uscite, dunque, e com’è giusto partiamo dai più sorprendenti e (ma sì…) migliori del lotto, i Serpentina: Planeando En Tu Azotea (cfr. spazio recensioni) è una perla “retro pop” gradevole a qualsiasi latitudine non fosse per il cantato in lingua madre, gesto a ogni modo coraggioso e da premiare. Ha tutto quel che desiderate, la seconda prova lunga dei fratelli Tamarit, dalla durata “formato telefilm” alla fragranza adolescenziale, dal romanticismo sincero che sa di cuore in tumulto per l’amore della porta accanto agli arrangiamenti, lievi ma non stucchevoli. La scrittura si muove agile e facendosi ricordare, scandagliando tutti gli echi del suono raffinato messi a disposizione da quasi mezzo secolo, siano essi l’easy listening, il pop argutamente soft o quello spruzzato di folk, la bossanova. Par di udire nuovamente le caramellose meraviglie di Louis Philippe Auclair e Margo Guryan, lo sfolgorio da copertina “teen” dei primi Cardigans, i Belle And Sebastien fotografati prima dell’opulenza produttiva. Poco meno di mezz’ora che si dipana disinvolta tra marcette sixties (El Universo una di quelle canzoni che par di ascoltare da che si è nati…), riflessioni acustiche (la giostrina Mañana il più memorabile) e slancio lirico che consegni al tasto “repeat”. Semplice maneggiare l’ABC del pop quando si hanno dalla propria esperienza e talento: la formazione esiste dal 2000, allorché prese corpo attorno al solo Paco Tamarit, due anni dopo raggiunto dalla sorella in una svolta che segna l’inizio di un crescendo culminato con la pubblicazione dell’album d’esordio su Annida. Blancamañana promette del 2004, seppur affossandosi in barocchismi non di rado eccessivi. E’ servito ai Serpentina del tempo per mettere a fuoco le idee, immergendosi nelle suggestioni cinematografiche e rodando il repertorio con un’intensa attività concertistica. Nel 2007 si sono dedicati alla realizzazione di Planeando En Tu Azotea, che pian piano e in punta di piedi di staccarsi dallo stereo non ne vuol sapere. L’impressione è che di Paco Tamarit sentiremo ancora parlare. 

Progetto che si estende sopra ai decenni è viceversa La Casa Azul, che fa capo anch’esso al solo produttore e compositore Guille Milkyway. Fate conto un piccolo Phil Spector odierno, accentratore al punto di far tutto da solo nascosto dietro un gruppo/paravento. Risale alla fine dello scorso decennio il momento in cui Guille si decide a incanalare creativamente una divorante passione per i ’60 più solari, per le contaminazioni disco e la techno luccicante “so eighties”. Nell’esatto incrociarsi tra queste correnti sta il lato interessante del progetto ma - è bene dirlo - anche la ridondanza che lo appesantisce; da dosare alla perfezione, le tre componenti, perché il rischio dello scivolone rimane in costante agguato. La Casa Azul prende le mosse in un garage di Barcellona, nel quale Guille allestisce demo già maturi che su basi elettroniche svolazzano d’arrangiamenti calibrati e ritornelli collosi. Se ne accorgono le radio locali, mandandoli in programmazione e creando un piccolo caso, aiutato dal fatto che La Casa Azul non si esibisce dal vivo, lasciando il solo “deus ex machina” sul palco alle prese con basi preregistrate, luci e coreografie. In men che non si dica, il demo di Cerca de Shibuya viene inserito a fine ’99 in una compilation Elefant e nell’ottobre 2000 esce il primo mini, bivio felice di Archies e Pet Shop Boys come l’album d’esordio che lo segue di un paio di mesi. Tan Simple Como El Amor ci mette un po’ a uscire dai patri confini ma quando lo fa, nel 2005, è Mojo a elogiare una band che a Benicàssim manda in visibilio il pubblico. Tutta discesa, da qui in poi: il Disney Channel spagnolo chiede a Milkyway un brano e la prima tournée asiatica è trionfale. Dalle nostre il ragazzo plana con la ristampa Elefant di quanto sopra, quel El Sonido Effervescente De su cui ci spendemmo due estati or sono. Il riascolto ne ha confermato la carica frizzante, la ricercatezza e l’ironia: se ne apprezza tuttora il retro futurismo a piene mani e il tris d’assi Hoy Me Has Dicho Hola Por Primera Vez, Me Gustas e la classica Cerca De Shibuya, intenerendosi quel che basta col valzer alla “Burt Wilson” Bonus Track. Altrettanto bene, purtroppo, non si può dire del nuovo La Revolución Sexual (vedi spazio recensioni), tendente a un ultrapop che calca la mano sugli Ottanta della “movida” e adombra la scrittura di Milkyway. Che è bravo, però nel pieno di una probabile conversione a eccessi non sempre cristallini, apprezzabili più per l’esperimento “trash” che per l’efficacia. Neil Tennant primeggia su “Shadow” Morton, insomma, e perciò staremo a vedere. 

Neanche a farlo apposta è ancora un’individualità a celarsi dietro Single, avventura in (semi) solitaria di Teresa Iturrioz, navigata esponente della scena indie spagnola da due decenni. Passata per svariate formazioni, ha avuto la via mostrata da Young Marble Giants, il suono Cherry Red e l’acume dei primi Talking Heads.  Devianza che le resta incollata addosso anche quando, nei Novanta, si avvicina al trip-hop, infiammandosi con la scoperta di Tricky, Howie B e Portishead. Dopo aver militato nei Le Mans, descritti dalla stampa come "Claudine Longet negli Stereolab”, tre anni or sono ha optato per una carriera solista con lo pseudonimo Single, un e.p. di debutto e un successivo singolo freschi quanto basta a far appuntare il nome. Colpisce soprattutto El amor en fuga, elettroacustica cover del tema tratto dall’omonimo film di François Truffaut ed edificata sul fondale strumentale della Triumph che fu del Wu-Tang Clan. Perfetta dichiarazione d’intenti e attitudine da parte di un’artista che non si fa mancare nulla; lo certificano un altro mini che staziona nelle classifiche e un esordio lungo nel novembre 2006, Pío Pío, latori di un pop “altro” forgiato con gli attrezzi di reggae e country, l’appoggio di errebì e sintetizzatori e le coordinate dell’estro e dell’intuito femminili. Ne deriva una visione senza paraocchi dell’universo musicale, che non ammicca al fatuo e non perde di vista la comunicativa. L’oggi di Teresa è un ennesimo e.p., quattro tracce e una dozzina di minuti dall’indicativo titolo di Pianistico (vedere spazio recensioni) nel quale si recupera lo spigoloso pop del brano che intitola l’album (dei Rip, Rig And Panic più quieti, modernamente lounge con fulminea citazione da Beck), l’allucinata marcetta Té Chino, una sardonicamente sensuale e raggiante Cantiga Para Pedir Dois Tostoes (sulla base della “one hit wonder” Lumidee, nientemeno, ma il finale sa di Slits!). Vengono alla mente sì gli Young Marble Giants, ma pure Little Annie e Yoko Ono, Kleenex e Raincoats, e tutti quegli altri geni uterini disturbati che ci occupano gli scaffali, benché infine a far aguzzare orecchie e intelletto sia la peculiarità della Iturrioz. Viene da pensare, con un pizzico di stizza, a quanta roba in giro per il globo ci stiamo perdendo per l’anglocentrismo che ci perseguita. Qui, se vi interessa, ci sono sia classe e mestiere in abbondanza, ed è un gran bel sentire.

Scheda: Serpentina

copertina pdf #91