Drop Out
Pubblicazione 03 Maggio 2008

Ambient Lifetracks

Ambient di ritorno

I due vecchioni Martin Glover e Alex Paterson di nuovo insieme. Black Dog old fashioned. Autechre e Bochum Welt in rotta verso casa. E poi lui, Tom Middleton, ad aprire idealmente la strada a tutti.
Tom Middleton
Tom Middleton
2007
Tom Middleton

Da qualche parte nella rete capto un segnale di una familiarità lontana nel tempo ma tanto confortevole da creare dei paradossi di prossimità. Sul lettore c’è il nuovo disco di Scuba e quelle tastiere le conosco bene. Ambienti space tipo Eno diretto al balearico. Cartografie del cuore a zero contenuto superfluo. Zen magari sì. Ma niente paccottiglia Future Sound of London. Niente cose pompose tipo Orbital, LFO, Nightmare On Wax, 808 State, Sweet Exorcist. Solo il cuore. Quegli ambienti portano altrove. Note e disturbi formano un ologramma tridimensionale che somiglia a certe creature di Chris Cunningham, eppure, dentro le maglie ultra-tech c’è la polpa pulsante. La trasmissione sposta l’occhio dalla figura allo sfondo e a quel punto il segnale è chiaro, contiene una conversazione del 2005 con protagonisti un giornalista e Tom Middleton.

Il primo chiede informazioni su un suo non ben precisato moniker di nome Amba e l’uomo gli risponde che il progetto riprende quello che i Global Communication avevano lasciato. “E’ tutto sul sentimento puro espresso in musica. Super deep, super chilled, super sexy, super dolce e super soulful. Sono trace di vita melodiche e armoniche, Lifetracks che risuonano in chiunque le senta. C’è un grande e cinematico tema conduttore e ho arrangiato gli archi live per alcune tracce”. 

Middleton ha per le mani un disco sublime e lo sa. Lo sta curando da mesi e ce ne vorranno molti di più perché veda la luce. Esce nel settembre del 2007 a proprio nome con il titolo Lifetracks, forse è il più azzeccato di tutta la storia dell’ambient di derivazione house. Di più è il portatore sano di un sentire che va verso un’intersezione unica. Oppure a un qualcosa di classico perché con certe sonorità le orecchie sono invecchiate. Hanno metabolizzato. Familiarizzato. E Lifetracks restituisce solo il puro e il necessario. Non solo. E’ evoluzione. Con archi e batteria live sposta la visione ancor di più sul terrestre senza chiaramente toglierlo da un cuore Warp prima maniera da rimanerci secchi, una ricognizione con l’intersezione appunto. Fine Ottanta inizio Novanta. La riscoperta di tutto un suonare vintage elettronica e di più un approccio cinematico diretto che parla di essenze umane senza che vi sia nessun trucco drammatico o misterico a pomparne il sound in gioco d’effetto.

Lifetracks è capace di reggere il ritorno di un sentire. Di farsene carico. Ma non si esaurisce qui la su a portata. Curiosamente nel lasso di tempo nel quale è stato concepito molta produzione affine appartenente a quel mondo è stata ristampata. La critica s’è esaltata. Si sente un gran bisogno di queste sonorità e i suoi protagonisti sullo stereo suonano freschi come non mai. Anch’essi classici e con quel tantino di moderno che scema nel modernariato (o ci naviga in mezzo). 

È ora di poggiare l’orecchio su solchi che saporano di un tempo e di un modo d’ascolto vicino e lontano dal tam tam del mondo. Che poi, rammentiamolo, è dell’ambient che conta che parliamo, non di chill da aperitivo, pur se è proprio da lì, con gli 808 State, che tutto ha inizio. Al di sotto o al di sopra dei cuscinoni e delle cannette emerge lo stile di vita della tribù che non ballava. Pane tra natura e isolamento. Un mondo che s’accende di notte. Una filosofia che ricongiunge l’umano al cosmo attraverso un flusso di coscienza psico-immaginativa indotto da un musica che ha un suo battito. Il suo ambiente elettivo è la periferia dove il tempo si dilata lungo un campo fuori dal recinto di case. Dove non ci sono le megadiscoteche. Dove il niente da fare spinge l’occhio verso il cosmo… con una certa dilatata frenesia.

The orbit of the past

Parliamo ancora di Tom Middleton. L’uomo defilato della dance e della chill di lusso che con due masterpiece d’ambient all’attivo (Blood Music e 76:14) sembra il più lontano dall’usura del tempo perché più vicino di tutti alla classicità di un Eno. In comune con lui, due spanne sopra i Moby ambient del caso, e la maggior parte della cosiddetta ambient di primissima generazione (che non faceva altro che riempire di newageismi e baleariche di superficie il piatto dance), l’aspetto emotivo profondo.

La differenza principale: la maturità di quello sguardo e la vicinanza con la terra. Tom abitava in Cornovaglia. Splendido lembo d’incontaminata bellezza che il ragazzo condivide con stupore e freschezza con Richard D. James, il gemello Aphex. Entrambi dirigono l’ambient verso il ritmo che vuol dire almeno tre cose: hip-hop, house e techno. Entrambi condiscono con spezie d’oltreatlantico che arrivano via Ibiza e da pionieri in patria come Orbital, 808 State, KLF e Orb in una veste di comunanza e misticismo che la lontananza dagli epicentri accentua. E’ musica che colpisce  profondo figlia di una sensibilità giovane. Lì la differenza con Eno, è proprio lì. Adulto versus ragazzi sensibili che giocano con qualcosa che a un certo punto sembra l’acqua santa. E quel che fanno ha qualcosa di sacramentale.

Quando si separeranno il primo si metterà in proprio coltivando minuziosamente un culto della personalità grazie a un’immagine coordinata impressionante (anche grazie a Chris Cunnigham), il secondo andrà sottocoperta. Senz’altro entrambi, verso metà Novanta, moltiplicano l’attività in vari progetti e moniker lasciando che l’ispirazione ambient non venga sputtanata. I Global Communication di Middleton si daranno a cose dance filo balearic ricongiungendo un cerchio con il Pacific State degli 808 State, mentre la corrente più forte della musica da salotto dance vedrà Aphex Twin allinearsi con Squarepusher, Autechre, Black Dog alla rincorsa, sempre più frenetica, di soluzioni sul beat e/o sulla commistione.

Dalla sua nascita al boom del ’92 fino alla deriva nel ’95, la spinta ambient si era perciò esaurita (o spostata su propulsioni più colte) e salvo qualche superpotentato come i Boards Of Canada, che tardivamente riportavano un nuovo impulso al genere (Music Has The Right To Children, Warp 1998), tutti gli altri, salvo Luke Vibert, sono proiettati in avanti, al ritmo frattale, al break beat chic, all’ultra tech. In generale è un momento d’innovazione. Dall’analogico si passa al digitale. Nuovi software. Voglia di cyber, mix e matrix vari. E con un neonato Internet che sta prendendo forza assieme alla filosofia del rimando continuo che lo sottende. Come se non bastasse l’ambient più vicina al battito house significa sempre più Budda Bar.

un giovanissimo Richard D. James
Aphex Twin
1991
un giovanissimo Richard D. James

Colpa degli Orb nella loro accezione più beceramente new age. Colpevoli i Future Sound Of London che ne hanno esasperato la spinta etnica mistica. Ma sta di fatto che tanto ciarpame scoraggia anche i più coinvolti che si daranno o alla piega seria à la Biosphere oppure verso tutto quel post rock che si vorrà electro. E ci vogliono anni. Cinque per l’esattezza per trovarci nel 2005, l’anno del segnale. Il terreno inizia a prepararsi allo scossone di ritorno di un qualcosa sicuramente di non unitario, di non scolastico, che non farà scalpore, ma di cui c’è un gran bisogno.  

The philosophy of sound and machine

È proprio uno dei sopraccitati capolavori di Middleton in coppia con Prichard il classico che ti riprende un’epoca da un’angolazione non ovvia (perché nota) come potrebbe essere un Selected II di Aphex (quale portale migliore di questo per traghettare i fan ambientali verso territori “avant” chiudendo definitivamente i conti con l’ambient house?).

È 76:14, che segue all’altrettanto affascinate Blood Music (Pentamerous Metamorphosis), sempre a firma Global Communication. Un album meno famoso di una ditta poco conosciuta fuori dall’ambiente: visione cartografica del globo, DNA umano altamente astratto, il lontano ricordo di un emozione più che l’emozione stessa. Un disco intimamente space nel senso di incanto per il cosmo e per i viaggi a zero gravità. Musica distaccata dal mondo nella quale cielo, mare e terra acquistano un tratto essenziale.
Rispetto al tratto più vivido di Richard James, a volte accecante, sornione e spietato, Middleton predilige una visione organica. Il flusso di coscienza o il tema conduttore al nuoto di delfino.

Così se nel codice ambientale aphexiano conscio e subconscio sono in un movimento veloce - dentro e fuori dall’acqua, eleganza e scatto, colpo di coda dell’anima - Tom li rifiuta con la stessa forza con la quale non vuole su di sé i tratti del genio. Ad essi sceglie la scultura dell’umano. In chiaro. Come gli Orb per certi versi. Recentemente ristampati, in catalogo ritroviamo infatti i primi due miti della supernova di Alex Paterson, album vicini all’intersezione 80/90 di un Lifetracks, ma dall’approccio decisamente diverso, dove cioè post-moderno (il collage) e irriverenza (lo sprezzo punk che li sottende) si compenetrano alla grande. Adventures (ristampa del 2006) aveva più radici negli anni thatcheriani (alle quali opponeva una  bucolica ricongiunzione pinkfloydiana con dub e synth) che sementi di Detroit e Chicago, U.F. Orb (l’edizione speciale è del 2007) però era chiaramente diverso: Assassin e Blue Room specialmente, si avvicinano infatti alla sensibilità di cui vaneggiamo sotto forma di dilatazioni ambientali dell’house che si vanno a ricongiungere con sua obliquità Eno in un minutaggio che nelle versioni degli eppì raggiunge i (fantastici) 40 minuti. Pura estasi.

Eppure se il dub e gli echi orb-iani trovano più ponti con il dubstep odierno (e naturalmente con il black e i sound system), all’epoca l’asse e le fascinazioni prevedevano cose totalmente bianche come Quique dei Seefeel (Redux Edition del 2007), un album intriso di minimalismo pseudo sintetico che finiva per abbracciare tutto il post-shoegazing convertitosi anch’esso nei primi Nineties alla fissa dell’ambient (Sonic Boom, Main, Experimental Audio Research). Eppure, anche qui, importanti connessioni, a livello di mood,  non mancano, anzi gli stessi Seefeel remissati da Richard James in Time To Find Me (Afx Slow Mix) nell’eppì  Pure, Impure del 1993 rappresentano un ponte ideale con il fresco di ristampa Selected Ambient Works 85-92 di quest’ultimo (aprile 2008), prima tornata di brani del prodigio della Cornovaglia fantomaticamente datati – vedi alla voce culto della personalità - tra i suoi 14 e i 22 anni.

Appena sporcata di negritudine (i breakbeat filtrati con sensibilità Soul II Soul, Ageispolis), la tracklist riprende ciò che si diceva a proposito di 76:14: non è isolazionismo (come sarà invece il taglio del secondo volume e come tanta della roba ambient avant del tempo) piuttosto una ricognizione incantata sulle superfici a zero sbavature sentimentali ma con una forte traccia emotiva. L’antefatto più che 808 State è la bellissima Belfast degli Orbital. Ragazzi quest’ultimi in grado di farla questa musica ma dalle velleità molto più in grande. E naturalmente Bytes dei Black Dog soprattutto sotto le subsigle Plaid (moniker che poi acquisirà un significato autonomo dopo la scissione interna) e Balil (progetto poi lasciato decadere). Tutte note che propriamente presero il nome di ambient house (Pulsewidth) perché da queste parti il ritmo è importante quanto i fondali e il cielo/cosmo è quello balearico.

La sensazione è infatti comune in molte produzioni del periodo: man mano che ci si allontana dagli epicentri collettivi dei rave, sale la brezza del nostalgico, saudade in un misto di cooling down after ecstacy e depressione dal respiro più ampio. James in questo senso va molto oltre i luoghi comuni: gioca d’angoli, smonta il gioco perfettivo à la Middleton e stacca con il ritmo, lo fa piroettare, lo dilata e lo infittisce. Infine mette pseudo voci come sirene lontane (Xtal) fino a toccare certa exotica Sessanta (la stessa che Lynch riprende con Julee Cruise in Twin Peaks – tema che Mody a sua volta remissa in versione techno) oppure punta all’infantile sempre sulla lama tra gioco buono e gioco malato. Sempre sul ritmo i Global Communication più sostanziali impiegano invece bleep tenico à la LFO, roba che gli Autechre porteranno alle estreme conseguenze.

Autechre
Chris Burnell 2008

Più indietro per tutti loro ci sono i maestri tedeschi come Cluster e Tangerine Dream, quando sul più pomposo cose come Jarre e Vangelis. Del resto ricordiamolo, i Global Communication nel singolo Maiden Voyage avevano reinterpretato, senza dichiararlo, Love on a Real Train dei Tangerine Dream's (un inedito presente nel loro best Dream Sequence). E così ci avviciniamo al periodo in cui nacquero i sintetizzatori analogici, il fondamento che rese possibile il ripristino di una ricerca che a quei tempi era riservata – visti i costi – a pochi. Sintetizzatori dal sapore inconfondibilmente datato che ancora possiedono quello scarto rispetto agli emulatori attuali. Lifetracks ne è infarcito fino nel midollo, come pure il nuovo lavoro di Bochum Weltne presenta d’interessanti tipo l’Oberheim, synth dell’omonimo autore. 

La scena 80/90 è stata innovativa e sta influenzando nuovamente alcune tendenze attuali” ci dice Gianluigi Di Costanzo (Bochum Welt) raggiunto via mail. Noi rispondiamo idealmente che se non c’è un disegno o una scuola, ma decisamente un mix di nostalgia e di grande attualità in tutto questo. Come è logico pensare che qualche nuova leva colga il messaggio.

The present day as we know it

Non si può certo dire che Middleton abbia influenzato la rinascita di un certo modo di suonare ambient. Del resto il successo scatenato da un album come quello di Nathan Fake, infarcito del primo Aphex Twin e di voglia di narrazioni psych ambientali, poteva farci pensare a curiose convergenze.

E se ultimamente infine la sfilza di conferme da parte degli zii electro a partire da Ken Downie, alle prese con la terza incarnazione dei Black Dog (Radio Scarecrow), Alex Paterson e Glover di nuovo insieme per The Dream, il veterano Rephlex Bochum Welt con il doppio album R.O.B., e pure i più avanti di tutti Autechre. È puntuale come un orologio. Possiamo dire che tutti involontariamente si sono incrociati nel (ri)suonare ’80/‘90. Ognuno secondo il suo percorso. Alcuni come Downie ancora più retré di quanto lo erano al tempo (con Spanners e Music For Adverts). Eppure sono tutti lì, sui loro passi con una fierezza non inusuale ma inedita, sicuramente con laptop che prima non avevano eppure con stoica autoaffermazione e soprattutto entusiasmo di ritorno. Cinicamente… è meglio agire prima che qualche giovane levi loro il trono e qualcuno di veramente insidioso infatti c’è.

Paul Rose ovvero Scuba, è un ragazzo che ha compreso prima di tutti (e meglio) quanto sia indispensabile non dissipare la gloriosa tradizione dell’ascolto elettronico britannico (intelligente o no poco importa), anzi come sia ingegnoso convergerla verso le battute del dubstep.

Poi, altro frame, altri luoghi, questa volta più operativamente dance, abbiamo Claro Intelecto, ovvero Mark Stewart (non quel Mark…), mancuniano dall’approccio non filologico ma dal fiero credo synth-etico dell’Incunabula autechriano con un tantino di debito verso gli Orb versante sound system, un piede in pista (dub techno e minimal) e un altro in salotto primi Novanta, in un convincente e appassionato approccio pro-groove aperto a slanci d’amore balearico tanto forti e chiari da farcelo stare qui in mezzo agli anfibi della spiaggia ambient. Ai filosofi della saudade tech. Cameo infine per Border Community e dunque il citato Fake e James Holden (il giovane boss dell’etichetta), entrambi protesi al recupero di certe sonorità di On e il Selected di James. Prevale in loro l’aspetto giocoso di quell’approccio; ad ogni modo in Nathan c’è già una chiara poetica che incrocia il post-shoegazin’ di Seefeel e l’ambient psych di warpiana memoria.

ASCOLTI

Nathan Fake – Drowning In A Sea Of Love (Border Community / Audioglobe, 20 marzo 2006)

Aphex Twin, Boards Of Canada  e lo shoegazing che si è fatto Radio Dept. Eccole le fila di Drowning In A Sea Of Love opera prima condotta con sognante consapevolezza dell’abbandono da parte di un ragazzo che non è certo passato inosservato nel panorama indie dell’ultimo biennio. Un esordio che ammalia dicendo tutto il noto con il giusto ignoto. Un continuo oscillare tra un’IDM-tronica che si pensa indie e un’indie che si vuole elettro-retrò. Una calligrafia già riconoscibile per un Selected Ambient Works del nuovo millennio.

The Orb - Photo press per The Dream
Orb (The)
2008
The Orb - Photo press per The Dream

Tom Middleton – Lifetracks (Big Chill, dicembre 2007)

Il tocco minimal di Serendipity che ricorda tanto la Guitar Phase di Steve Reich, gli archi e i battiti di Shinkansen che innestano nelle armonie di Vangelis tutta la progressività di una house quasi mistica,  i tappeti melodici wave di Yearning, le staffilate Bristol-hop di Optimystic, gli spazi dai riverberi lontanissimi della stupenda Margherita, i sogni di Andreas Vollenweider evocati in St. Ives Bay. Una mescolanza di arpe, synth, percussioni lievi, bassi nu-jazz, violini e altri suoni pronti per una nuova alba, un nuovo mo(n)do di sentire l’elettronica. Lo scorso dicembre ce lo domandavamo: che sia veramente giunta l’ora di un ritorno della ambient? E infatti poi rivendendocelo in continuazione nel presente si siamo ritrovati a riscoprire un pezzo di storia, ad andarcelo a riascoltare e rivivere facendoci un approfondimento.
Parlavamo di sincronie bioritmo-battito per quest’album ma è sicuramente interessante anche tutta l’operazione di modernariato: l’estetica new-age non banale che ti va a ripresentare, dagli Yanni ai Ciro Perrino. Un perfetta sincronia poi con una dubstep in cerca di ambienti. Leggi sotto la voce Scuba.

Orb - The Dream (Liquid Sound, marzo 2008)

Visti i tempi. E i vicoli ciechi di certe mosse in avanti quando non c’hai più l’età. Per Alex Paterson e il vecchio amico e compagno di viaggi Martin ‘Youth’ Glover è tempo di reunion. E se con loro c’è pure uno spettro vivente come Hillage (che avrà 90 anni oramai…) il risultato non può che essere un nuovo Chill Out o qualche mondo parallelo a Adventures Beyond the Ultraworld. Tentando l’hook uptempo i Nostri cascano come pere dall’albero, tuttavia in The Dream troverete cose space e familiari campionamenti bucolic-floydiani che firmano in calce un rinnovato entusiasmo per la materia che li fece uscire allo scoperto. Un sound veramente potente suggella infine il lavoro più vicino al dance hall che gli Orb abbiano mai fatto. Dub a palate e breakbeat navigatissimi.

R.O.B. (Rephlex, 4 marzo 2008)

In una recente intervista Gianlugi di Costanzo ci ha confessato una grande passione per i synth d’epoca. Nella traccia 8221SB ci troviamo infatti un Oberheim Xpander, che all’epoca in cui fu concepito era il più flessibile tra i synth non modulari. Ciò che cattura in R.O.B. è tuttavia altrove: è una rotta verso casa degli stilemi spacca-cervello della Rephlex. Che sia robonomastica o drum’n’bass dal taglio morbido, acid o braindance asciutta, tutto vira sci-fi versante emozionale via Kraftwerk. Sintesi e umiltà dunque, molto vicini al cuore della faccenda.

Autechre  - Quaristice (Warp, 7 marzo 2008)

Disco che ha diviso quest’ultimo Autechre e c’era da immaginarselo.  Ritornare indietro con la solita attitudine sincretica e ultra-tech, attira sempre antipatie. Eppure molto più friendly che nelle ultime prove Sean e Rob riscoprono l’umano con nastri schiumosi a la Chiastic Slide (Plyphon), l’indimenticata e ancora amatissima ambient à la Incunabula (Altibzz) e attraverso l’uso breakbeat non troppo treddì (Fwze). Gran rispolvero, un sacco di tracce e la grafica dei Designer Republic. Ma, rispetto a un presunta obbiettività “di centro”. Avevano ragione color che tacciavano di troppa maniera questo lavoro. Sia come sia è emblematico come proprio ora gli Autechre abbiano deciso di fare un album del genere.

Black Dog - Radio Scarecrow (Soma, 7 aprile 2008)

Il purismo IDM. Gli Autechre degli esordi e il lato ambient dell’autobahn detroitiana. Ecco un altro di quei lavori che ti guardano indietro. Anzi rispetto alla prima incarnazione dei Black Dog, l’unico superstite storico Ken Downie suona più primi Novanta ora che all’epoca quando si divertiva a inserire i linguaggi più disparati nell’IDM sound della ditta.
Il discorso qui è simile a Orb e Autechre: sapienza e eclettismo che s’intersecano, aplomb ultra tecnico. Eppure i Black Dog non rinunciano alla vista space Global Communication e nemmeno al ponte con il passato del groove in cui furono raffinati interpreti. Da non dimenticare inoltre il link con il futuro sotto forma di intrecci dub-step like in tracce come Set To Receive e Deep. Per dire una cosa che c’entra relativamente: ci mancano molto di più i Sabres Of Paradise di questi Black Dog timidamente modernisti. E ci mancano proprio quando fanno un pezzo campionando spade come Floods V3.9

Scuba - A Mutual Antipathy (Hot Flush,  11 aprile 2008)

Suoni acquosi, giapponeserie, sound lussuriosi, clangori di metalli qua e la, ambienti psych preinfanzia. Melodie lunari. Roger. Con Pinch in balistica dancehall filo Orb-iana, è Scuba il dubstepper ambient della brigata. E quel che ha fatto in A Mutual Antipathy va oltre il citazionismo fighetto. Tocco morbido e sostanzioso il suo, Autechre altezza EP7 e Aphex Twin ambientale, frustata dub, echo e repeat. i riverberi ragga inoltre fanno spola con Detroit dove pare magicamente ricongiungersi con un altro grande in un altro continente, Rob Modell. Minimo comun denominatore: un dub-tech dal quale non vogliamo liberarci.

Claro Intelecto – Metanarrative (Modern Love, marzo 2008)

Dicevamo dell’ambient di Scuba e accennavamo a Rod Modell techno-dub. Non c’è due senza tre. Mark Stewart è uno che vira l’ambient house di James e Middleton in salsa ultra deep.
Una proposta che si colloca ai bordi quella del secondo album a nome Claro Intelecto: sussurra ritmi e sonorità senza strafare, proprio come Rose/Scuba e perciò massima attenzione alle timbriche così minimal eppur così affusolate e piene di soul. In Metanarrative il racconto intratracklist parla di synth Chicago e profumi ibizenchi (Operation), cassa techno à la Craig (Harsh Reality) e  old school tastiere (Before My Eyes).

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